“Partecipiamo troppo spesso alla globalizzazione dell´indifferenza; cerchiamo invece di vivere una solidarietà globale.”
“Per conoscere il Signore, è importante frequentarlo: ascoltarlo in silenzio davanti al Tabernacolo, accostarsi ai Sacramenti.”
“Seguire Gesù significa condividere il suo amore misericordioso per ogni essere umano”
“La nostra preghiera non può ridursi ad un'ora, la domenica; è importante avere un rapporto quotidiano con il Signore.”
lunedì 29 maggio 2017 - S. Massimo vescovo
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San Francesco ricorro a Te per pregarti di intercedere per mio fratello per una totale guarigione e che venga liberato dal cancro che non si formino metastasi fagli sentire la presenza degli Angeli a che il Signore guidi chi opererà     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Caro San Francesco Ti supplico aiutami affinché la mia situazione lavorativa prenda una direzione diversa; invoco il Tuo Patrocinio affinché le forze del male non prevalgano sul male che dilaga nel mio posto di lavoro. Ti prego aiutami. silvana     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Caro San Francesco ti prego di intercedere per la famiglia di nostra figlia.Aiutali a vivere con l’amore e la fede. Grazie per il tuo amore.     •     Caro San Francesco ti prego di intercedere per nostro figlio. Attraversa un periodo molto difficile. Da che non si allontani dalla fede e che possa guardare al futuro con più fiducia e serenità. Grazie per il tuo amore.     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Carissimo San Francesco aiuta e proteggi nostra figlio. Attraversa un momento molto difficile della sua vita e noi con lui. Ha tanto bisogno dell’amore di Dio e di non allontanarsi dalla fede. Ti prego di intercedere per lui. GRAZIE PER IL TUO AMORE.     •     Carissimo San Francesco aiuta e proteggi nostra figlia e la sua famiglia. Fai sì che lo Spirito Santo dimori nella loro casa e che la loro unione si rafforzi sempre di più . GRAZIE PER IL TUO AMORE.     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO
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Nel villaggio dei pescatori uccisi “I marò? Non vogliamo vendetta”

Fra le famiglie del Kerala: “Abbiamo perso tutto, le vere vittime siamo noi”


Nel villaggio dei pescatori uccisi “I marò? Non vogliamo vendetta” La strada che porta al cimitero quasi non si vede; stretta, polverosa, corre perpendicolare al porto, tra case che sono blocchi squadrati di cemento, vestiti stesi ad asciugare per terra sulla sabbia e bambini che giocano incuranti delle moto e dei risciò che sfrecciano ad alta velocità. Bambini come Jeen, 12 anni, che, scesi quattro gradini, tra decine di lapidi tutte uguali ne indica una in basso, in ultima fila, proprio a contatto con la terra brulla, marrone. Si china, sposta una collana di fiori gialli un po’ rinsecchiti e, impassibile, senza tradire alcuna emozione nonostante la sua giovane età, dice: «Qui riposa mio papà, aveva solo 48 anni. Da quel giorno per me è cambiato tutto». Quel giorno è impresso con caratteri dorati sulla lapide: 15 febbraio 2012. Sono passati quasi due anni da quando suo padre Valentine Jelestine e il suo collega Ajesh Binki hanno perso la vita sul peschereccio sul quale lavoravano, il St. Anthony. Uccisi da colpi di fucile, intorno alle quattro e mezzo del pomeriggio, mentre tornavano in porto a Kollam dopo sette giorni passati in mare a pescare. Della loro morte, e questa è storia nota, sono stati accusati i due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre che quel giorno si trovavano sulla petroliera Enrica Lexie in servizio anti-pirateria.

Meno nota, invece, è la storia delle due vittime. Due pescatori, due padri di famiglia, morti ancora senza un motivo. Finiti in un tritacarne mediatico, spariti velocemente dalle cronache per far posto a un braccio di ferro giuridico-diplomatico tra India e Italia. Ma a Kollam nessuno si è dimenticato di Valentine e Ajesh. Non se ne sono dimenticati i loro amici pescatori, né, tantomeno, le loro famiglie. Non se n’è dimenticato di certo Jeen, che prima di lasciare il cimitero passa un dito sulla foto del padre cercando di togliere un leggero strato di polvere. Una foto nella quale Valentine appare elegante, fiero, con una camicia bianca, dei folti baffi e gli occhiali.
La stessa foto che è appesa sui muri sporchi, leggermente scrostati, della casa dove ora, senza più un padre e un marito, vivono Jeen, suo fratello Derrick, di 19 anni, e la madre Dora. Illuminato da una piccola luce rossa a forma di stella, con a fianco fiori e un porta-incenso, Valentine sembra vegliare sulla sua famiglia e su quella che una volta era la sua casa. Questo d’altronde è il ruolo che spetta ai padri di famiglia da queste parti, a maggior ragione se si tratta di pescatori. Sono loro, nella maggior parte dei casi, gli unici a lavorare, a portare a casa i soldi, a cercare di garantire un futuro ai figli. «La morte di Valentine ci ha sconvolto – racconta Dora –. È arrivata del tutto inaspettata, era un giorno qualsiasi, uguale a tanti altri. Ma avevo delle brutte sensazioni quel pomeriggio. Mentre ero in chiesa a pregare ho sentito la necessità di tornare a casa, e una volta arrivata il telefono ha squillato. In quel momento ho capito che qualcosa non andava».

Gli amici di Valentine volevano accertarsi che l’uomo fosse in casa perché poco prima, a circa 20 miglia dalla costa, un incidente, ancora poco chiaro, aveva visto protagonisti una petroliera e un piccolo peschereccio. «Da quel momento è iniziato un incubo – continua Dora –. Un incubo che ci ha cambiato la vita. Senza più lo stipendio di mio marito, l’unica fonte di reddito della famiglia, tutto è diventato più difficile, ed è solo da pochi mesi che lo Stato indiano mi ha trovato un lavoro. Peggio ancora sta la famiglia di Ajesh, con i figli, che si trovano ora in Tamil Nadu, rimasti senza un padre e, da poco, anche senza la madre».
Poi, certo, c’è la compensazione data dal governo italiano alle famiglie di Valentine e Ajesh, «circa 150 mila euro che da queste parti sono tanti soldi», afferma Padre Jacob Rolden, della diocesi di Kollam, che è stato vicino alle famiglie dei pescatori fin dal primo momento. Al porto di Kollam, tra gli amici e i colleghi dei due pescatori uccisi, non tutti sembrano vedere di buon occhio queste compensazioni ma glissano e, tra dubbi sull’andamento del processo e racconti, ripresi anche dal «Times of India», di possibili tentativi da parte di ignoti di cancellare, dal peschereccio St. Anthony, le prove dell’incidente, raccontano della paura che ora hanno ad andare in mare, dei brividi che corrono loro lungo la schiena quando vedono avvicinarsi una petroliera o un mercantile.

Ma non solo. Raccontano anche delle difficoltà e dei problemi che stanno riducendo alla fame i pescatori della zona con «i pescherecci stranieri, soprattutto cinesi, che fanno razzia nei nostri mari, senza alcun controllo da parte del governo, con i mercantili che passano a 20 miglia dalla costa tagliando le reti da pesca e mettendo in pericolo la nostra vita», racconta Thomas, pescatore e amico di Valentine.

Non si percepisce ostilità nei confronti dell’Italia e degli italiani, e questo rende ancora più inspiegabile il crollo del turismo italiano nella regione, anche se i pescatori non negano che per alcuni mesi questa ostilità ci sia stata. Non tanto, o meglio, non solo, per l’incidente in sé, quanto piuttosto per come tutta la vicenda è stata trattata. Un pensiero sintetizzato perfettamente da Derrick, il figlio maggiore di Valentine, conscio dell’importanza della compensazione ricevuta per il futuro suo, di suo fratello e di sua madre: «Non vogliamo vendetta, non proviamo rancore, e anzi siamo vicini alle famiglie dei due soldati italiani che stanno vivendo, anche loro, una situazione difficile e dolorosa, ma in quasi due anni nessuno si è mai interessato alle uniche due vittime di tutta questa storia: mio padre e Ajesh».

Data pubblicazione: 13-01-2014

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