“Seguire Gesù significa condividere il suo amore misericordioso per ogni essere umano”
“La nostra preghiera non può ridursi ad un'ora, la domenica; è importante avere un rapporto quotidiano con il Signore.”
“Partecipiamo troppo spesso alla globalizzazione dell´indifferenza; cerchiamo invece di vivere una solidarietà globale.”
“Per conoscere il Signore, è importante frequentarlo: ascoltarlo in silenzio davanti al Tabernacolo, accostarsi ai Sacramenti.”
venerdì 28 aprile 2017 - S. Valeria vergine
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Caro San Francesco Ti supplico aiutami affinché la mia situazione lavorativa prenda una direzione diversa; invoco il Tuo Patrocinio affinché le forze del male non prevalgano sul male che dilaga nel mio posto di lavoro. Ti prego aiutami. silvana     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Caro San Francesco ti prego di intercedere per la famiglia di nostra figlia.Aiutali a vivere con l’amore e la fede. Grazie per il tuo amore.     •     Caro San Francesco ti prego di intercedere per nostro figlio. Attraversa un periodo molto difficile. Da che non si allontani dalla fede e che possa guardare al futuro con più fiducia e serenità. Grazie per il tuo amore.     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Carissimo San Francesco aiuta e proteggi nostra figlio. Attraversa un momento molto difficile della sua vita e noi con lui. Ha tanto bisogno dell’amore di Dio e di non allontanarsi dalla fede. Ti prego di intercedere per lui. GRAZIE PER IL TUO AMORE.     •     Carissimo San Francesco aiuta e proteggi nostra figlia e la sua famiglia. Fai sì che lo Spirito Santo dimori nella loro casa e che la loro unione si rafforzi sempre di più . GRAZIE PER IL TUO AMORE.     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     San Francesco, intercedi per me presso il Padre, affinchè anche io possa avere una mia famiglia
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Cei, Papa Francesco `promuove´ monsignor Crociata: nominato vescovo di Latina

Cei, Papa Francesco `promuove´ monsignor Crociata: nominato vescovo di Latina
Terremoto Cei. Papa Francesco ha nominato monsignor Mariano Crociata, fino a oggi segretario generale della Conferenza episcopale italiana, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno. Una nomina che suona come un amoveatur senza però promoveatur per il numero due della Cei che, appena due mesi fa, era stato prorogato sine die da Bergoglio nel suo ruolo di segretario dei vescovi italiani. Fu proprio Crociata a firmare, pochi minuti dopo la fumata bianca del 13 marzo scorso, il comunicato-gaffe della Cei con il quale i vescovi italiani salutavano l´elezione di Angelo Scola come nuovo Papa. "Un passaggio fisiologico" definisce, invece, Crociata questa sua nomina. "In questa circostanza - afferma l´ex numero due dei vescovi italiani - si fa più avvertita in me la percezione, non solo mia, che quelli che viviamo sono tempi di grandi cambiamenti per la Chiesa. La figura di Papa Francesco ha impresso un´accelerazione e una nuova direzione a un processo già in atto, mostrando come la Chiesa può essere soggetto di una trasformazione che conosce molteplici fattori di tipo culturale, sociale ed economico".

Sul futuro della Cei le idee di Papa Francesco sono abbastanza chiare e il trasferimento di Crociata a Latina è solo un tassello dei grandi cambiamenti che modificheranno radicalmente il volto della Conferenza episcopale italiana. Bergoglio, che dal 2005 al 2011 ha guidato la Conferenza episcopale argentina, vuole, infatti, che siano i vescovi della Penisola a eleggere il presidente e il segretario della Cei, così come avviene in tutte le altre nazioni del mondo. Francesco pensa anche che il segretario potrebbe essere un sacerdote e non per forza un vescovo. Per questo è necessario modificare al più presto lo statuto attuale per poter procedere alle elezioni. Per la successione ad Angelo Bagnasco è in pole position l´arcivescovo di Chieti-Vasto, il napoletano Bruno Forte, non a caso scelto da Bergoglio come segretario speciale del Sinodo dei vescovi straordinario del 2014 sulla famiglia.

Forte, teologo di fama internazionale, è profondamente legato al cardinale gesuita Carlo Maria Martini con il quale ha collaborato nella stesura di molte lettere pastorali per la Chiesa ambrosiana. E´ stato l´unico vescovo non cardinale a essere eletto dai confratelli italiani come padre sinodale nell´ultima assemblea che si è svolta un anno fa in Vaticano. La sua candidatura è a oggi quella che potrebbe ricevere il maggior numero di voti tra l´episcopato italiano. Nell´incertezza più totale che avvolge il vertice della Conferenza episcopale italiana che non è riuscito a sintonizzarsi sulle frequenze rivoluzionarie di Bergoglio, è direttamente il Pontefice argentino e primate d´Italia a svolgere nei fatti il ruolo di Bagnasco. In questo senso sono stati eloquenti i primi tre viaggi di Francesco nella Penisola e l´incontro con Giorgio Napolitano giovedì scorso al Quirinale.

A Lampedusa, l´8 luglio scorso, davanti alla tragedia continua degli immigrati morti in mare, Francesco ha condannato duramente "la cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l´illusione del futile, del provvisorio, che porta all´indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell´indifferenza". A Cagliari, il 22 settembre scorso, Bergoglio ha messo il dito nella piaga della disoccupazione sottolineando con forza che "non c´è speranza sociale senza un lavoro dignitoso per tutti". Il Papa ha precisato che "specialmente quando c´è crisi e il bisogno è forte, aumenta il lavoro disumano, il lavoro-schiavo, il lavoro senza la giusta sicurezza, oppure senza il rispetto del creato, o senza rispetto del riposo, della festa e della famiglia". E, infine, ad Assisi, il 4 ottobre scorso, dinanzi al premier Enrico Letta, Francesco ha rivolto il suo appello affinché "in Italia ciascuno lavori sempre per il bene comune, guardando a ciò che unisce più che a ciò che divide".

Il Papa distribuisce la "Misericordina"

Il Papa distribuisce la
«Non lasciatevi ingannare dai leader di questo mondo, dai santoni e da chi vuole attirare a sé le menti e i cuori»: lo ha detto il Papa all´Angelus, ricordando che Gesù ha ammonito contro quanti «verranno nel mio nome», con un «invito al discernimento: anche oggi ci sono falsi "salvatori", che tentano di sostituirsi a Gesù: leader di questo mondo, santoni, anche stregoni, personaggi che vogliono attirare a sé le menti e i cuori, specialmente dei giovani. Non andate dietro a loro».

«Non abbiate paura di fronte a guerre, rivoluzioni - ha detto il Papa - ma anche alle calamità naturali, alle epidemie, Gesù ci libera dal fatalismo e da false visioni apocalittiche. Gesù ha detto ai discepoli che dovranno patire, anche persecuzioni, ma che nessun capello del vostro capo andrà perduto. Siamo totalmente nelle mani di Dio. Le avversità che incontriamo per la nostra fede e la nostra adesione al Vangelo sono occasioni di testimonianza, non devono allontanarci dal Signore, ma spingerci ad abbandonarci ancora di più a Lui, alla forza del suo Spirito e della sua grazia. Alla fine Gesù fa una promessa che è garanzia di vittoria: "Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita". Quanta speranza in queste parole! Sono un richiamo alla speranza e alla pazienza, al saper aspettare i frutti sicuri della salvezza, confidando nel senso profondo della vita e della storia: le prove e le difficoltà fanno parte di un disegno più grande; il Signore, padrone della storia, conduce tutto al suo compimento. Nonostante i disordini e le sciagure che turbano il mondo, il disegno di bontà e di misericordia di Dio si compirà!. Questo messaggio di Gesù ci fa riflettere sul nostro presente e ci dà la forza di affrontarlo con coraggio e speranza, in compagnia della Madonna, che cammina sempre con noi».

«Prego per le vittime della strada». «Oggi - ha detto il Papa dopo l´Angelus - ricorre la "Giornata delle vittime della strada". Assicuro la mia preghiera e incoraggio a proseguire nell´impegno della prevenzione, perchè la prudenza e il rispetto delle norme sono la prima forma di tutela per sé e gli altri». Il Papa ha rivolto anche un saluto alla comunità eritrea a Roma.

«Prendete la "Misericordina", medicina per il cuore». «Come mezzo di prevenzione si assume una volta al giorno - recita la posologia - e in casi urgenti si assume tante volte quante chiede la tua anima. La posologia è identica per bambini e adulti». Tirati in ventimila copie i "bugiardini" realizzati in italiano, polacco, inglese e spagnolo, spiegano quando ricorrere a "Misericordina, 50 grani per il cuore". E ventimila scatolette della "medicina" vengono distribuiti in piazza San Pietro dopo l´Angelus del Papa. Si tratta di 20.000 rosari, contenuti in una piccola scatoletta in tutto simile a quelle dei farmaci - con l´ illustrazione di un miocardio e di un tracciato cardiaco - e accompagnati dalle istruzioni. Tra queste: «Prima di usare la medicina, leggere il contenuto di questo prospetto; se è necessario, leggerlo una seconda volta, e quando è necessario un consiglio o una informazione aggiuntiva, mettersi in contatto con un sacerdote». Seguono le spiegazioni su cosa sia Misericordina e quando vada usata, sulle precauzioni per l´uso, la posologia, le forme di somministrazione, le controindicazioni. Le scatolette - nate da una idea dei seminaristi polacchi devoti di santa Faustina Kowalska (la suora polacca che ha iniziato il culto della "Divina misericordia" influenzando anche papa Wojtyla, ndr) e realizzate per impulso di padre Konrad, l´elemosiniere del Papa, hanno ricevuto l´approvazione di papa Francesco.

All´Angelus il Papa ha suggerito la "Misericordina" come un «modo per concretizzare i frutti dell´Anno della fede che volge al termine. Si tratta - ha detto - di una "medicina spirituale" chiamata "Misericordina". È contenuta in una scatoletta, che alcuni volontari distribuiranno mentre lasciate la piazza. C´è una corona del rosario, con la quale si può pregare anche la "coroncina della Divina misericordia", aiuto spirituale per la nostra anima e per diffondere ovunque l´amore, il perdono e la fraternità. «Vorrei adesso consigliarvi una medicina». E ha aggiunto: «Ma che, ora il Papa fa il farmacista?». Tenendo in mano la scatolina, e agitandola per farla vedere a tutti, il Papa ha spiegato l´iniziativa. «Non dimenticatevi di prenderla - ha esortato - perché fa bene al cuore, all´anima, a tutta la vita».

Il messaggio del Papa dal Quirinale

Il messaggio del Papa dal Quirinale
Si è conclusa la visita di Papa Francesco al Quirinale che ha fatto ritorno a Città del Vaticano sulla sua utilitaria.

La prima visita ufficiale di papa Francesco al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è finita. Nel Cortile d´Onore sono stati resi gli onori al Pontefice e suonati gli Inni nazionali. Caloroso il saluto di commiato tra Francesco e Napolitano, che stringendosi le mani hanno scambiato le ultime battute. Il papa è quindi entrato nella sua utilitaria, con cui ha lasciato il Quirinale.

"Vi auguro di avere sempre uno spirito di accoglienza e di comprensione verso tutti. C´è tanto bisogno di persone che si impegnano con professionalità e anche con un senso spiccato di umanità e di comprensione, con una attenzione solidale specialmente verso i più deboli". Così Papa Francesco nel saluto ai dipendenti del Quirinale e ai familiari.

"Mediante il vostro lavoro, spesso nascosto ma prezioso, voi venite a contatto con i vari eventi ordinari e straordinari che segnano il cammino di una Nazione. Alcuni di voi hanno la possibilità di accostare le diverse problematiche sociali, familiari e personali, che i cittadini fanno giungere fiduciosi al Presidente della Repubblica", ha detto il Pontefice. "Vi incoraggio a non perdervi d´animo nelle difficoltà, ma ad essere pronti a sostenervi gli uni gli altri", ha aggiunto.

Scambi di battute, sorrisi, carezze del papa ai figli dei dipendenti del Quirinale, incontrati subito dopo il suo breve discorso nel Salone dei Corazzieri.

"Pregherò per voi, vi assicuro la mia preghiera. E vi chiedo di pregare per me: ne ho bisogno!". Così papa Francesco ha concluso il suo breve discorso di saluto ai dipendenti del Quirinale e ai familiari, tra cui tanti bambini. "E´ un incontro familiare - ha detto all´inizio il Papa ´a bracciò -. Dietro la funzione pubblica c´è sempre la famiglia. Ci sono figli, nipoti. Mi piace tanto l´incontro con i bambini, Voi siete importanti! Mi piace questo".

"Non c´è alcun motivo concreto di preoccupazione e non è il caso di alimentare allarmismi. Siamo tranquillissimi". E´ quanto afferma il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, a proposito di quanto affermato dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri. In un´intervista Gratteri ha parlato del rischio che papa Francesco sia nel mirino dei boss mafiosi per la sua azione di "pulizia" che sta "smontando centri di potere economico in Vaticano".

Il corteo ha percorso le strade del centro di Roma, senza sirene e scorte particolari. Non c´erano nemmeno i corrazzieri che in altre occasioni hanno accompagnato i pontefici al Colle.

Cordiale stretta di mano tra il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e papa Francesco, nel cortile del Quirinale. Subito dopo al Pontefice sono stati resi gli onori da un picchetto militare, mentre la banda dell´Esercito suonava gli inni nazionali.

Papa Francesco, nella sua visita al Quirinale, è accompagnato da una delegazione di otto persone. Fanno parte del seguito papale mons. Angelo Becciu, sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, mons. Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, il card. Giuseppe Bertello, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana; il card. Agostino Vallini, vicario generale del Papa per la Diocesi di Roma, mons. Georg Gaenswein, prefetto della Casa Pontificia, mons. Adriano Bernardini, nunzio apostolico in Italia, mons. Carlo Alberto Capella, Segretario di Nunziatura. Alla visita non ha potuto partecipare il nuovo segretario di Stato vaticano, mons. Pietro Parolin, ancora convalescente in Veneto da dove tornerà a Roma sabato prossimo.

Napolitano accoglie Papa Francesco «In Italia clima avvelenato, non c´è dialogo»

Napolitano accoglie Papa Francesco «In Italia clima avvelenato, non c´è dialogo»
L´Italia vive una «faticosa quotidianità, dominata dalla tumultuosa pressione e dalla gravità dei problemi del paese e stravolta da esasperazioni di parte in un clima avvelenato e destabilizzante». E «quanto siamo lontani nel nostro Paese da quella cultura dell´incontro che Ella ama evocare, da quella Sua invocazione: "dialogo, dialogo, dialogo!"». Giorgio Napolitano ha si è rivolto così, nell´intervento pubblico nella sala delle Feste del Quirinale, a Papa Francesco, che gli ha reso visita per la prima volta. Il capo dello Stato ha sottolineato che «a tutti, credenti e non credenti è giunta attraverso semplici e forti parole la Sua concezione della Chiesa e della fede». E ha evidenziato che nelle parole del ponterfice si profilano «nuove prospettive di quel "dialogo con tutti, anche i più lontani e gli avversari». Per Napolitano, questa visione costituisce «un orizzonte più vasto» che va ben oltre i rapporti tra Chiesa e Stato.

Anche Papa Francesco ha fatto riferimento alle relazioni istituzionali tra l´Italia e la Santa Sede e ha citato il Concordato come «solido quadro di riferimento normativo per uno sviluppo sereno dei rapporti tra Stato e Chiesa». Nel suo intervento (QUI il testo integrale) il pontefice ha però insistito soprattutto sulle emergenze legate alla povertà e ai migranti. «Il momento attuale è segnato dalla crisi economica che fatica ad essere superata ha sottolineato Bergoglio - e tra gli effetti più dolorosi, ha quello di una insufficiente disponibilità di lavoro. È necessario moltiplicare gli sforzi per alleviare le conseguenze e per cogliere e irrobustire ogni segno di ripresa». Ha poi citato le sue prime visite pastorali in Italia, tra cui la più significativa a Lampedusa: nell´isola-frontiera che per prima accoglie i disperati che attraversano il Mediterraneo il Papa dice di avere incontrato da vicino «la sofferenza di coloro che, a causa delle guerre o della miseria, si avviano verso l´emigrazione in condizioni spesso disperate» ma di avere anche visto «l´encomiabile testimonianza di solidarietà di tanti che si prodigano nell´opera di accoglienza». Poi, parlando ai dipendenti del Quirinale, ha esortato tutti ad «avere sempre uno spirito di accoglienza e di comprensione verso tutti. C´è tanto bisogno di persone che si impegnano con professionalità e anche con un senso spiccato di umanità e di comprensione, con una attenzione solidale specialmente verso i più deboli».

La visita di Papa Francesco al capo dello Stato,che ha preso il via alle 11 , viene definita «storica», anche se Bergoglio non è il primo pontefice a recarsi al Quirinale, oggi sede della presidenza della Repubblica e un tempo residenza papale. Dall´unità d´Italia ad oggi sono stati sei i papi accolti dal capo dello Stato nel palazzo che dalla breccia di Porta Pia in avanti non ha mai più visto sventolare il vessillo vaticano. C´erano voluti settant´anni prima che un altro pontefice, dopo il «trasloco» forzato di Pio IX, varcasse nuovamente quel portone e il gesto simbolico toccò a Pio XII nel dicembre del 1939.

Le antiche ruggini sono ormai un ricordo e tra lo Stato italiano e il vaticano i rapporti sono da tempo più che cordiali. Tra Bergoglio e Giorgio Napolitano, poi, sembra esserci una reciproca stima ed empatia (non a caso questo è il loro terzo incontro in pochi mesi di pontificato) che in questo caso si è tradotta, fra l´altro, in un incontro meno in pompa magna, senza troppi fronzoli di cerimoniale . È stata ad esempio cancellata la scorta dei corazzieri nel tragitto dal Vaticano al Colle, in linea con la sobrietà evocata da entrambi in questa fase di difficoltà economiche per le famiglie. E Bergoglio ha viaggiato a bordo di una comune Ford Focus, così comune che quando è passata a fianco di un autobus turistico, i turisti nemmeno se ne sono accorti e hanno continuato a scattare fotografie all´Altare della Patria.

Una cordiale stretta di mano tra il presidente e il pontefice, nel cortile del Quirinale, aveva segnato l´inizio della visita. Subito dopo al capo della Chiesa cattolica erano stati resi gli onori da un picchetto militare, mentre la banda dell´Esercito suonava gli inni nazionali. All´esterno del palazzo, centinaia di cittadini hanno accolto con un applauso l´ingresso dell´auto papale. E all´interno, ad accoglierlo, c´erano anche una delegazione del governo rappresenta dal premier Enrico Letta e da alcuni ministri, tra cui quello dell´Interno Angelino Alfano e quello degli Esteri Emma Bonino, e i presidenti di Camera e Senato. A margine dei colloqui privati e degli interventi pubblici Napolitano e Bergoglio si sono scambiati doni all´insegna dell´arte: il capo dello Stato ha donato al Pontefice un´incisione all´acquaforte di Giovanni Battista Piranesi del 1773 raffigurante una veduta della piazza di Monte Cavallo, come si chiamava a Roma il piazzale antistante il Palazzo del Quirinale; il Papa ha ricambiato con due fusioni in bronzo di arte contemporanea, firmate dal Guido Veroi: una con l´immagine di San Martino che taglia in due parti il suo mantello per donarlo al povero, l´altra che rappresenta un angelo che abbraccia e ravvicina i due emisferi del globo terrestre vincendo l´opposizione di un drago.Una cordiale stretta di mano tra il presidente e il pontefice, nel cortile del Quirinale, aveva segnato l´inizio della visita. Subito dopo al capo della Chiesa cattolica erano stati resi gli onori da un picchetto militare, mentre la banda dell´Esercito suonava gli inni nazionali. All´esterno del palazzo, centinaia di cittadini hanno accolto con un applauso l´ingresso dell´auto papale. E all´interno, ad accoglierlo, c´erano anche una delegazione del governo rappresenta dal premier Enrico Letta e da alcuni ministri, tra cui quello dell´Interno Angelino Alfano e quello degli Esteri Emma Bonino, e i presidenti di Camera e Senato. A margine dei colloqui privati e degli interventi pubblici Napolitano e Bergoglio si sono scambiati doni all´insegna dell´arte: il capo dello Stato ha donato al Pontefice un´incisione all´acquaforte di Giovanni Battista Piranesi del 1773 raffigurante una veduta della piazza di Monte Cavallo, come si chiamava a Roma il piazzale antistante il Palazzo del Quirinale; il Papa ha ricambiato con due fusioni in bronzo di arte contemporanea, firmate dal Guido Veroi: una con l´immagine di San Martino che taglia in due parti il suo mantello per donarlo al povero, l´altra che rappresenta un angelo che abbraccia e ravvicina i due emisferi del globo terrestre vincendo l´opposizione di un drago.

La mafia è una minaccia per papa Francesco

La mafia è una minaccia per papa Francesco
Il nuovo obiettivo dell´ndrangheta? Potrebbe essere papa Francesco. Parola del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri. Intervistato da Il Fatto Quotidiano, il magistrato ha spiegato che all´interno della criminalità organizzata, i cui boss sono da sempre molto devoti - «Non trovo covo dove manchi un´immagine della Madonna o di San Michele Arcangelo», ha spiegato - le «cose stanno cambiando». Che tradotto significa che non a tutti piace la pulizia che Jorge Mario Bergoglio sta facendo in Vaticano.

«Questo papa è sulla strada giusta», ha raccontato Gratteri, «rema contro il lusso. E punta a fare pulizia totale». E la mafia potrebbe non gradire: «Quella finanziaria è preoccupata da questi comportamenti», ha continuato il magistrato, «chi finora s´è nutrito del potere e della ricchezza che derivano direttamente dalla Chiesa, è nervoso, agitato. Bergoglio sta smontando centri di potere economico in Vaticano». Cosa rischia il papa? «Se i boss potessero fargli uno sgambetto non esiterebbero». Poi Gratteri ha aggiunto: «Non so se la criminalità organizzata sia nella condizione di fare qualcosa, ma di certo ci sta riflettendo. Può essere pericoloso».

Secondo il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, «i padrini con la coppola non esistono più»: «Sono morti oppure sono in carcere». Ora le cose sono diverse: «Il mafioso che investe, che ricicla denaro, che dunque ha il potere vero», ha continuato nell´intervista sul quotidiano diretto da Antonio Padellaro, «è proprio quello che per anni si è nutrito delle connivenze con la Chiesa. Sono questi i soggetti che si stanno innervosendo». In fondo, anche certi atteggiamenti di ambienti ecclesiastiti sono misteriosi. «Il vescovo di Reggio Calabria», ha proseguito Gratteri, «anche dopo la condanna in Cassazione di un capobastone, ha detto che non poteva schierarsi perché magari si trattava di un errore giudiziario´. E non è finita: «Il vescovo di Locri ha sì scomunicato i mafiosi, ma solo dopo che avevano danneggiato le piantine di frutti di bosco della comunità ecclesiastica di Platì». SI PREGA PRIMA DI AMMAZZARE. Secondo quanto riferito dal magistrato, poi ci sono «i preti che di continuo vanno a casa dei boss a bere il caffè, regalando loro forza e legittimazione popolare». Perché ci vanno? «Qualcuno perché deve redimere tutte le anime senza discriminare, ma così è troppo facile: continui a delinquere e il prete ti dà pure una mano». Ma attenzione: secondo Gratteri, «l´88% dei mafiosi si dichiara religioso»: «Prima di ammazzare, un ´ndranghetista prega. Si rivolge alla Madonna per avere protezione. Pensa di essere nel giusto».

Peccatori sì corrotti no

Peccatori sì corrotti no
«Peccatori sì, corrotti no». Papa Francesco, durante la messa celebrata questa mattina, lunedì 11 novembre, nella cappella di Santa Marta, è tornato a parlare della corruzione, meglio dei corrotti la cui «doppia vita» li rende simili «ad una putredine verniciata».

La riflessione del Pontefice ha preso spunto dalla lettura di un brano del Vangelo di Luca (17, 1-6): «Se il tuo fratello commetterà una colpa, rimproveralo; ma se si pentirà, perdonagli. E se commetterà una colpa sette volte al giorno contro di te e sette volte ritornerà a te dicendo: "Sono pentito", tu gli perdonerai» «Quando leggo questo brano - ha confidato - vedo sempre un ritratto di Gesù. Lo abbiamo sentito tante volte: lui non si stanca di perdonare. E ci consiglia di fare lo stesso». Il vescovo di Roma si è poi soffermato sulla figura del peccatore che chiede perdono, ma pur essendo davvero pentito cade ancora e cade più volte nel peccato. Egli, ha spiegato il Papa, «si pente ma non può uscire da questo; è debole. È la debolezza del peccato originale». C´è la buona volontà, ma c´è anche la debolezza e «il Signore perdona». L´unica condizione è quella di «andare da lui - ha aggiunto - e dire: "Ho peccato, perdonami. Vorrei non farlo più, ma io sono debole". Questo è il peccatore». E l´atteggiamento di Gesù è sempre quello del perdono. Nel brano del Vangelo è contenuto un altro passaggio in cui, ha notato il Vescovo di Roma, Gesù dice: «Guai a colui a causa del quale vengono gli scandali». Gesù, ha spiegato, «non parla del peccato ma dello scandalo» e dice: «È meglio per lui che gli venga messa al collo una macina da mulino e sia gettato nel mare, piuttosto che scandalizzare uno di questi piccoli. State attenti a voi stessi!». Il Pontefice si è quindi chiesto: «Ma che differenza c´è tra il peccare e lo scandalizzare? Che differenza c´è tra fare un peccato e fare qualche cosa che dà scandalo e fa male, tanto male?». La differenza, ha detto, è che «chi pecca e si pente chiede perdono, si sente debole, si sente figlio di Dio, si umilia e chiede la salvezza di Gesù. Ma chi dà scandalo non si pente e continua a peccare e fa finta di essere cristiano». È come se conducesse «una doppia vita» e, ha aggiunto, «la doppia vita di un cristiano fa tanto male».

A questo proposito il Pontefice ha richiamato come esempio colui che mette la mano in tasca e fa vedere che aiuta la Chiesa mentre con l´altra mano ruba «allo Stato, ai poveri». Questi «è un ingiusto» per il quale sarebbe stato meglio - «e non lo dico io ma Gesù» ha sottolienato il Papa - che gli mettessero una macina da mulino e lo gettassero in mare. Non si parla di perdono qui, «perché questa persona inganna», ha detto il Papa facendo poi riferimento alla prima lettura, tratta dal libro della Sapienza (1, 1-7), dove si legge: «Il santo spirito, che ammaestra, fugge ogni inganno, si tiene lontano dai discorsi insensati e viene scacciato al sopraggiungere dell´ingiustizia».

«Dove c´è l´inganno - ha commentato Papa Francesco - non c´è lo Spirito di Dio. Questa è la differenza tra peccatore e corrotto. Quello che fa la doppia vita è un corrotto. Quello che pecca invece vorrebbe non peccare, ma è debole o si trova in una condizione a cui non può trovare una soluzione ma va dal Signore è chiede perdono. A questo il Signore vuole bene, lo accompagna, è con lui. E noi dobbiamo dire, noi tutti che siamo qui: peccatori sì, corrotti no». I corrotti, ha spiegato ancora il Papa, non sanno cosa sia l´umiltà. Gesù li paragonava ai sepolcri imbiancati: belli di fuori ma dentro pieni di ossa marce. «E un cristiano che si vanta di essere cristiano ma non fa vita da cristiano - ha rimarcato - è un corrotto».

Tutti conosciamo qualcuno che «è in questa situazione e tutti sappiamo - ha aggiunto - quanto male fanno alla Chiesa i cristiani corrotti, i preti corrotti. Quanto male fanno alla Chiesa! Non vivono nello spirito del Vangelo, ma nello spirito della mondanità. E san Paolo lo dice chiaramente ai romani: Non conformatevi a questo mondo (cfr. Romani 12,2). Ma nel testo originale è ancora più forte: non entrare negli schemi di questo mondo, nei parametri di questo mondo, perché sono proprio questi, questa mondanità, che portano alla doppia vita».

Avviandosi a conclusione il Santo Padre ha detto: «Una putredine verniciata: questa è la vita del corrotto. E Gesù semplicemente a questi non li chiamava peccatori. Ma gli diceva ipocriti». Gesù, ha ricordato ancora, perdona sempre, non si stanca di perdonare. L´unica condizione che chiede è che non si voglia condurre questa doppia vita: «Chiediamo oggi al Signore di fuggire da ogni inganno, di riconoscerci peccatori. Peccatori sì, corrotti no».

La ricchezza della Chiesa

La ricchezza della Chiesa
«Non vergognatevi di essere un tesoro prezioso della Chiesa!». È ai poveri e ai sofferenti che Papa Francesco si è rivolto sabato mattina, 9 novembre, nell´aula Paolo VI incontrando e salutando a uno a uno i malati e i loro accompagnatori venuti in pellegrinaggio con l´Unitalsi.

Ai volontari dell´associazione il Pontefice ha chiesto di proseguire nell´«opera evangelica» del «ministero della consolazione», continuando senza scoraggiarsi a praticare «la virtù di non voltare la faccia da un´altra parte» di fronte alla sofferenza. «Ogni persona malata e fragile possa vedere nel vostro volto il volto di Gesù; e anche voi possiate riconoscere nella persona sofferente la carne di Cristo» ha raccomandato loro. E li ha incoraggiati a essere «sempre sguardo che accoglie, mano che solleva e accompagna, parola di conforto, abbraccio di tenerezza». Consapevoli che i poveri e i malati «sono una ricchezza» da valorizzare «per la Chiesa e per tutta la società».

Questo, ha spiegato, è un atteggiamento profetico che va «contro la logica mondana dello scarto» delle persone, propria di un contesto culturale e sociale che tende invece a nascondere malattia e disabilità considerandole solo come un problema. Il Papa ha anche sollecitato «una pastorale inclusiva nelle parrocchie e nelle associazioni». E agli ammalati ha chiesto di non considerarsi «solo oggetto di solidarietà e di carità» ma di sentirsi «inseriti a pieno titolo» nella vita e nella missione della Chiesa. «Voi avete - ha detto - un vostro posto, un ruolo specifico nella parrocchia e in ogni ambito ecclesiale.

La vostra presenza silenziosa ma più eloquente di tante parole, la vostra preghiera, l´offerta quotidiana delle vostre sofferenze in unione a quelle di Gesù crocifisso per la salvezza del mondo, l´accettazione paziente e anche gioiosa della vostra condizione, sono una risorsa spirituale, un patrimonio per ogni comunità cristiana».

"Vicini a ebrei, basta odio e intolleranza"

Nell´anniversario della Notte dei cristalli, Papa Francesco torna a rivolgersi al popolo ebraico. Lo fa usando l´espressione "nostri fratelli maggiori" che era stata coniata da Giovanni Paolo secondo. "Le violenze della notte tra il 9 e il 10 novembre 1938 contro gli ebrei, le sinagoghe, le abitazioni, i negozi segnarono un triste passo verso la tragedia della Shoah", ha detto Bergoglio durante l´Angelus. Ed ha aggiunto: "La memoria del passato ci aiuti a essere sempre vigilanti contro ogni forma di odio e di intolleranza".

Poi ha dedicato un passaggio del suo discorso alle Filippine, devastate dal supertifone Haiyan: "Desidero assicurare la mia vicinanza alle popolazioni delle Filippine e di quella regione, che sono state colpite da un tremendo tifone. Purtroppo le vittime sono molte e i danni enormi. Preghiamo un attimo in silenzio e cerchiamo di far giungere ad essi anche il nostro aiuto concreto".

Infine, ha trattato il tema del vita dopo la morte: "La vita che Dio ci prepara non è un semplice abbellimento di quella attuale: essa supera la nostra immaginazione, perchè Dio ci stupisce continuamente con il suo amore e con la sua misericordia". E ancora: "I risorti saranno come gli angeli, e vivranno in uno stato diverso, che ora non possiamo sperimentare e nemmeno immaginare", ha spiegato ricordando che "la vita eterna è un´altra vita, in un´altra dimensione dove, tra l´altro, non ci sarà più il matrimonio, che è legato alla nostra esistenza in questo mondo". "Nella vita eterna - ha concluso - l´alleanza fondamentale è con Gesù".

Il Papa su Twitter supera i 10 milioni di followers

Il Papa su Twitter supera i 10 milioni di followers
"Cari Follower ho saputo che siete più di 10 milioni ormai! Vi ringrazio di cuore e vi chiedo di continuare a pregare per me". Così Papa Francesco, in un tweet, ringrazia chi lo segue sul suo account @Pontifex. Account che sabato sera, poco dopo le 21.30, ha superato i 10 milioni di follower. L´account, voluto da Benedetto XVI, era stato inaugurato il 12 dicembre scorso in otto lingue.

Il 17 gennaio di quest´anno - ricorda Rdio Vaticana - è stato poi aggiunto il latino che subito ha suscitato interesse e un buon seguito. Circa 3 milioni e 300 mila i follower raggiunti dall´account il 28 febbraio scorso, giorno della fine del Pontificato di Benedetto XVI. Durante la sede vacante l´account @Pontifex è stato sospeso per essere riaperto il 17 marzo, 4 giorni giorni dopo l´elezione di Papa Francesco. Interessante - - si legge ancora sulla Radio Vaticana - il fenomeno del re-tweetting: i tweet del Papa vengono "re-tweettati", cioè rilanciati dai suoi "amici" e in questo modo, secondo un calcolo per difetto - come ha osservato Monsignor Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali - più di 60 milioni di persone ricevono il tweet del Papa che il presule definisce come una pillola di spiritualità e di speranza. La lingua più seguita è lo spagnolo con oltre 4 milioni di follower, seguita dall´inglese (oltre 3.129.000) e l´italiano (oltre 1.242.000).

Papa Francesco ha acceso la fiaccola delle Universiadi

Papa Francesco ha acceso la fiaccola delle Universiadi
Il Papa prima di giungere in piazza San Pietro per l´udienza generale, alle 9,35 ha acceso la fiaccola della 26ª Universiade, che si svolgerà in Trentino dall´11 al 21 dicembre. Progettata dal Dipartimento di ingegneria industriale della Università di Trento, la sua linea richiama un fiore di montagna. Dopo la Città del Vaticano, sarà protagonista di un Tour internazionale con tappe nelle principali università italiane.

«Trento? Certo, la città del Concilio». «A Trento? Per un Concilio?». Così il Papa ha scherzato durante la accensione della fiaccola delle Universiadi, quando il presidente del comitato organizzatore Sergio Anesi lo ha invitato a visitare il Trentino. Le battute di papa Francesco, - che alla fine ha invitato a pregare per lui aggiungendo «Ne ho bisogno», - sono riferite dagli organizzatori. Papa Francesco ha ufficialmente acceso la torcia delle Universiadi Trentino 2013 durante una breve cerimonia privata, sotto l´arco delle campane, prima dell´udienza generale del mercoledì. Poco prima delle 10 è così iniziato definitivamente il conto alla rovescia che porterà all´apertura della 26a Universiade invernale il prossimo 11 dicembre nella storica piazza Duomo di Trento, dove sorge la cattedrale che ospitò il Concilio.

Oggi pomeriggio la fiaccola verrà mostrata alla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (Crui) e allo storico ateneo romano de La Sapienza. Domani, 7 novembre, sarà ancora nella capitale: raggiungerà la Presidenza della Repubblica, la Presidenza del Consiglio, il Campidoglio e quindi alcuni Ministeri (Sviluppo Economico, Beni Culturali, Miur, Affari esteri) e le sedi del Cusi e del Coni. Nelle prossime settimane arriverà in altre città italiane ed europee, portando con sé il messaggio dell´Universiade che invita a salire verso l´alto, per conquistare con dedizione, costanza e fatica un traguardo dopo l´altro. Torino, Losanna, Pisa, Monaco, Venezia, sono alcune delle tappe del suo percorso, dove incontrerà giovani universitari e rappresentanti accademici. Farà quindi rientro a Trento per inaugurare la 26^ Universiade invernale, dopo aver attraversato le vallate trentine sedi delle competizioni.
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