“Per conoscere il Signore, è importante frequentarlo: ascoltarlo in silenzio davanti al Tabernacolo, accostarsi ai Sacramenti.”
“Seguire Gesù significa condividere il suo amore misericordioso per ogni essere umano”
“Partecipiamo troppo spesso alla globalizzazione dell´indifferenza; cerchiamo invece di vivere una solidarietà globale.”
“La nostra preghiera non può ridursi ad un'ora, la domenica; è importante avere un rapporto quotidiano con il Signore.”
venerdì 28 aprile 2017 - S. Valeria vergine
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Caro San Francesco Ti supplico aiutami affinché la mia situazione lavorativa prenda una direzione diversa; invoco il Tuo Patrocinio affinché le forze del male non prevalgano sul male che dilaga nel mio posto di lavoro. Ti prego aiutami. silvana     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Caro San Francesco ti prego di intercedere per la famiglia di nostra figlia.Aiutali a vivere con l’amore e la fede. Grazie per il tuo amore.     •     Caro San Francesco ti prego di intercedere per nostro figlio. Attraversa un periodo molto difficile. Da che non si allontani dalla fede e che possa guardare al futuro con più fiducia e serenità. Grazie per il tuo amore.     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Carissimo San Francesco aiuta e proteggi nostra figlio. Attraversa un momento molto difficile della sua vita e noi con lui. Ha tanto bisogno dell’amore di Dio e di non allontanarsi dalla fede. Ti prego di intercedere per lui. GRAZIE PER IL TUO AMORE.     •     Carissimo San Francesco aiuta e proteggi nostra figlia e la sua famiglia. Fai sì che lo Spirito Santo dimori nella loro casa e che la loro unione si rafforzi sempre di più . GRAZIE PER IL TUO AMORE.     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     San Francesco, intercedi per me presso il Padre, affinchè anche io possa avere una mia famiglia
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Il maltempo flagella il Centro-Sud.

Il maltempo flagella il Centro-Sud.
Non si placa l´ondata di maltempo in Italia. Disagi e allarmi riguardano ancora il centro-sud, dopo i gravi danni di ieri che hanno provocato un morto a Roma, a causa del nuovo ciclone che sta colpendo la Penisola.

Un morto a Pescara. Situazione critica in Abruzzo a causa della pioggia incessante. Una donna, Anna Maria Mancini, 57 anni, è morta a Pescara, dopo essere rimasta intrappolata con la propria auto in un sottopasso allagato. La vittima, originaria di S.Teresa di Spoltore (Pescara), era dispersa da questa mattina, quando ha telefonato al marito chiedendo aiuto e dicendo che stava annegando. I soccorritori sono intervenuti nel sottopasso ma hanno trovato la donna nell´auto già morta, sotto cinque metri d´acqua. La strada sarebbe stata chiusa al traffico e transennata, ma la donna avrebbe deciso di percorrere ugualmente il sottopasso. Adesso la procura vuole vederci chiaro e ha aperto un fascicolo d´indagine per verificare se la strada fosse veramente chiusa al transito.

Un´altra donna ha avuto maggiore fortuna ed è riuscita a salvarsi da un sottopasso allagato, uscendo dalla macchina prima che questa venisse sommersa dall´acqua.

L´emergenza che ha colpito la zona sud di Pescara e il quartiere di Villaggio Alcyone ha portato all´evacuazione di almeno 1500 persone, minacciate dalla piena di un torrente. Le scuole rimarranno chiuse anche domani e il presidente della Provincia, Guerino Testa, ha invitato i cittadini a rimanere nelle proprie case e ad "evitare al minimo gli spostamenti sulle strade a rischio". L´allarme è stato lanciato anche attraverso il suono delle campane della chiesa parrocchiale. Il Vallelunga è straripato, ma è il fiume Pescara a preoccupare per una possibile esondazione. La pioggia incessante da due giorni ha fatto superare di molto il livello di guardia. Il Comune ha deciso di intervenire, posizionando a riva dei grossi massi per evitare l´avanzamento dell´acqua. In alcuni punti, infatti, l´acqua è arrivata già al livello della strada. Sono decine le strade chiuse per gli allagamenti in cui l´acqua ha raggiunto anche il metro di altezza. Allagato anche il carcere. Evacuate alcune persone anche a Spoltore, nel pescarese.

Interrotte 5 linee Fs. A causa della piena del fiume Tronto, Trenitalia ha sospeso la circolazione dei treni lungo le linee Ancona-Pescara e Pescara-Termoli solo per i treni regionali che collegano Marche e Abruzzo. Al momento è invece ancora consentita la circolazione dei convogli a lunga percorrenza. Interrotte per il maltempo anche le tratte regionali Foggia-Potenza e Barletta-Spinazzola. Bloccata anche la linea Foggia-Manfredonia, dove i tecnici di Rfi stanno monitorando il ponte ferroviario a causa della piena del fiume Candelaro.

La situazione in Abruzzo. A Montesilvano, le piogge abbondanti hanno provocato allagamenti di strade, sottopassi e intere aree. Il sindaco, Attilio Di Mattia, ha provveduto con una ordinanza a chiudere con urgenza il lungofiume Saline e le vie limitrofe, con l´evacuazione immediata di abitazioni e immobili nella zona considerata a rischio esondazione. Le condizioni del corso d´acqua sono legate alla diga di Penne (Pescara) perchè le eventuali manovre volontarie di scarico dell´acqua potrebbero riversare nel letto del fiume un´onda di piena. Disagi anche nella provincia di Teramo per l´esondazione del fiume Calvano a Pineto.

Il sindaco di Francavilla al Mare (Chieti), Antonio Luciani, ha annunciato che è straripato il Foro e si sta monitorando il livello dell´Alento, in allarme a causa delle piogge abbondanti. I danni sono ingenti a causa degli alberi caduti e dei fossi di raccolta stracolmi, oltre a due frane che hanno colpito la città sulla costa. Allagamenti in Val Sangro, in particolare a Paglieta e Piazzano di Atessa. Preoccupano i fiumi Sangro e Feltrino, che sono al livello massimo della capacità.

A Lanciano diverse le frane segnalate, la più seria in via Frisa, che è stata chiusa per un´enorme massa di fango caduta sul piano stradale.

Deragliato un treno in Puglia. Sono intanto ricoverati in "codice rosso" ed in prognosi riservata all´ospedale di Foggia, il macchinista Michele Nota, 56 anni e il capotreno Michele Capotorto, 53enne, del treno Potenza Centrale-Foggia, deragliato ieri sera intorno alle 23, nei pressi della stazione di Cervaro (Foggia), probabilmente per il cedimento della sede ferroviaria causato dal maltempo. A bordo del treno vi erano due soli viaggiatori (uno dei quali un dipendente fuori servizio di Rete Ferroviaria Italiana), che sono già stati dimessi dall´ospedale.

Situazione critica anche nel Tarantino. Duecento persone hanno trascorso la notte nella scuola media Leone di Ginosa Marina dopo essere state sgomberate dalle proprie abitazioni per il rischio esondazione del fiume Bradano. La statale tra Taranto e Reggio Calabria è stata chiusa al traffico nel tratto tra Chiatona e Castellaneta Marina per l´esondazione del fiume Lato. La piena ha provocato vasti allagamenti e ha lambito alcune villette - che non sono state evacuare - e ha inondato i campi, estendendosi ad alcune contrade, in località Cicciariello. Allerta anche nella provincia di Barletta-Andria-Trani per il rischio di piena ed esondazione del fiume Ofanto.

Marche. La pioggia ha fatto esondare il fiume Tenna e il Tesino, in provincia di Fermo. Alcune persone sono state evacuate dalle loro abitazioni nel comune di Sant´Elpidio a Mare (Fermo), e anche l´Ete Morto, l´Ete Vivo e il fiume Chienti, che attraversa la provincia di Macerata, sono ai livelli di guardia. Sempre nel Maceratese, il fiume Potenza ha rotto gli argini in più punti, straripando lungo la valle dei Grilli e all´altezza della zona industriale di Taccoli di San Severino Marche, dove alcuni capannoni sono finiti sott´acqua. La piena ha minacciato anche diverse abitazioni prima del ponte di Sant´Antonio che, in via precauzionale, è stato chiuso al traffico, con deviazioni obbligatorie. Una massa di fango e detriti ha divelto una tubatura del gas a Villa Sant´Antonio di Visso (Macerata), mentre un altro smottamento ha bloccato la strada provinciale fra Camerino e Muccia.

Decine le frane registrate ad Ascoli, dove si sta valutando se sgomberare il quartiere di Santa Chiara, che rischia di rimanere isolato dagli smottamenti. Un´altra frana lungo la strada provinciale di Roccafluvioneha travolto un´auto: salve tutte le persone a bordo, che sono riuscite a uscire in tempo dall´abitacolo prima di essere investite. Fa paura invece il torrente Castellano che è in piena, come il Tronto, tracimato alla foce e che ha già provocato il crollo di una campata del ponte che unisce i territori di Montedinove e Rubbianello, al confine con la provincia di Fermo. Il sindaco di San Benedetto (Ascoli Piceno) ha chiesto ai cittadini di "non usare l´auto". Frane e smottamenti si sono registrate sulle strade che conducono Ascoli al comune di Venarotta.

Basilicata. L´emergenza è soprattutto nella provincia di Matera, per le conseguenze dei nubifragi che ieri hanno provocato l´esondazione dei fiumi Basento, Agri e Sinni con gravi danni. Nella zona più colpita, quella del Metapontino in provincia di Matera, ci sono strade allagate e chiuse al traffico, circolazione ferroviaria difficile, campi trasformati in risaie e scuole chiuse in numerosi comuni. Sono circa 180 le persone sgomberate.

Liguria. A Genova una tempesta di vento sta creando numerosi disagi, soprattutto ai trasporti. Quattro aerei sono stati dirottati nel pomeriggio di ieri, lo scalo merci del porto di Voltri è stato chiuso, così come l´autostrada è stata vietata a caravan, telonati e furgonati. A causa del vento il comune ha anche disposto la chiusura dei parchi pubblici.

Italia al gelo ma il vero allarme è "alluvione al Sud"

Italia al gelo ma il vero allarme è
L´Italia al freddo e al gelo. Abruzzo sepolto da oltre un metro di coltre bianca in Appennino; neve abbondante anche su Molise e Marche con tanti disagi soprattutto alla circolazione e locali black out elettrici. "Sono gli effetti dell´irruzione di aria artica che ci ha interessato in questi giorni e che proseguirà fino a giovedì con rovesci di neve sulle adriatiche, a tratti fin sulle spiagge" spiega il meteorologo di 3bmeteo.com Edoardo Ferrara. "Fiocchi di neve potranno cadere anche su Romagna, Umbria, appennino laziale e campano fino al fondovalle, mentre nuovi rovesci a carattere sparso sono attesi al Sud e sulle Isole per tutto il resto della settimana, con neve anche in collina su Sardegna, Basilicata e Puglia ma in progressivo rialzo".

Sabato è invece attesa un po´ di neve al Nordovest per una nuova veloce perturbazione che porterà fiocchi anche in pianura o misti a pioggia tra Lombardia, Piemonte, ovest Emilia ed entroterra ligure, probabili dunque in città come Milano e Torino. Dovrebbe comunque trattarsi di fenomeni in genere di debole intensità, non associati a particolari accumuli, salvo che su basso Piemonte e Appennino ligure, dove invece sono attese nevicate più significative. Qualche spruzzata di neve è infine attesa anche sulle Alpi orientali, sino al fondovalle.

"Tra giovedì e venerdì" sono le previsioni de ilmeteo.it " è atteso un nuovo peggioramento tra la Sardegna e la Sicilia verso la Calabria, mentre il tempo migliorerà altrove, anche se farà freddo. Sabato l´Italia l´Italia sarà attanagliata da due fasi di maltempo: una perturbazione atlantica fredda raggiungerà il Nord con neve tra Piemonte e Lombardia fino a Torino e Milano, copiosa su basso Piemonte, Pavese, qualche ora anche a Piacenza, molto copiosa sulle colline liguri fino a toccare zone tra 50 e 100m di quota tra Savona a Genova. Copiose nevicate su Cuneo, Asti, Alessandria".

Ma il vero allarme è al Sud. "Un piccolo ciclone mediterraneo porterà una nuova a fase di grave maltempo sulla Sicilia, Calabria, Basilicata e Puglia, con nubifragi dalla sera e allerta massima su Crotonese e Catanzarese, Basilicata Ionica - materano, sul Salento verso Taranto, Brindisi e resto di Basilicata e Puglia entro domenica con rischio alluvionale".

Ed è sempre ilmeteo.it a tornare sulla polemica delle previsioni. Antonio Sanò, direttore del portale, sottolinea che "tanti altri eventi alluvionali verificatisi negli ultimi anni erano stati previsti con oltre cinque giorni di anticipo grazie ai modelli fisico-matematici che oggi riescono a localizzare con elevata precisione spazio-temporale i fenomeni anche estremi. Sono assolutamente inutili gli avvisi di allerta lanciati 12 ore prima". E l´allerta, ora, è per il Sud nella giornata di domenica.

Mondiali 2014 - Prandelli: "Il mio modello è anche l´oratorio"

Mondiali 2014 - Prandelli:
Il clima che i giocatori azzurri respirano durante i ritiri a Coverciano è simile a quello di un oratorio, nel senso migliore del termine, ossia l´ambiente che ha fornito a Cesare Prandelli i fondamentali della sua esperienza sportiva. Il ct azzurro ha raccontato le sue metodologie di allenamento nel corso della presentazione della Junior Tim Cup, un torneo di calcetto per squadre Under14 oratoriali.

"Non è che io abbia trasformato Coverciano in un oratorio - ha spiegato Prandelli - ma certamente ho portato le mie esperienze e il mio vissuto. Certi episodi mi sono rimasti dentro e cercando di risolvere qualche problema ho fatto riferimento a quello che mi è capitato in prima persona, anche in oratorio. Ricordo che in oratorio c´era un responsabile di tutto come Don Vanni che osservava, guardava e preveniva. Chi faceva il bullo con Don Vanni era finito. Ti prendeva il pallone e ti cacciava, dava cartellini gialli e rossi. In oratorio si entrava solo se ci si comportava bene".

"Portare gli azzurri in ritiro anche negli oratori? - ha proseguito - Se avessi più tempo farei fare loro degli stage, piuttosto che portarli in oratorio. Su queste cose non si impone nulla, bisogna venirci solo se uno se la sente. Molti ragazzi hanno mantenuto un buon rapporto con l´oratorio. Il lunedì spesso ci vanno a giocare con i giovani, anche se non amano pubblicizzarlo. L´oratorio è il luogo ideale per migliorare dal punto di vista calcistico perché spesso si gioca in campi dissestati e con ostacoli. Parecchie squadre, negli ultimi tempi, hanno cominciato a prendere giocatori direttamente dall´oratorio perché hanno una base tecnica superiore a chi è abituato a giocare in spazi grandi. L´oratorio però è fondamentale per far capire ai ragazzi quali siano le scelte da fare".

Alluvione in Sardegna, Gabrielli: criminale l´abitabilità dei seminterrati

Alluvione in Sardegna, Gabrielli: criminale l´abitabilità dei seminterrati
Il sistema d´allerta «ha funzionato» ed ha messo in evidenza «un deficit di pianificazione» senza la quale non è possibile evitare tragedie. Lo ha detto il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli in audizione alla Camera, ricordando che nel bollettino di «criticità elevata» emesso dal Dipartimento e relativo alla Sardegna erano previsti possibili danni e possibili vittime. «Il sistema di allerta - ha aggiunto - ha un senso se c´è una pianificazione e una corretta informazione ai cittadini». «Considero criminale che si consenta l´abitabilità dei seminterrati», soprattutto in zone a rischio esondazione: perché questi sono i presupposti «che ci portano a raccattare morti in giro per l´Italia». Lo ha detto il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli nel corso di un´audizione alla Commissione Ambiente della Camera facendo il punto sull´alluvione in Sardegna. «Troppo spesso - ha aggiunto - ci troviamo qui a dirci purtroppo le stesse cose».

Intanto se entro oggi il governo non rispetterà l´impegno a inserire agevolazioni fiscali per la Sardegna, tramite una modifica dell´articolo 10 dello statuto di autonomia, nel testo di legge di stabilità, la Regione Sardegna è pronta a «sforare il patto di stabilità e liberare le risorse dal cappio ingiusto e utilizzarle finalmente per le famiglie, per le imprese e per aiugare i nostri territori a rialzarsi». Parola del presidente della Regione, Ugo Cappellacci, dopo che ieri sera i senatori sardi del Pd, in testa Silvio Lai, e di Sel, Luciano Uras, hanno denunciato che nella legge riscritta con un maxiemendamento del governo, manca l´attesa modifica dell´articolo 10 dello statuto sardo. Come spiegato nell´ottobre scorso dall´assessore regionale al Bilancio, Alessandra Zedda, il provvedimento, se inserito nella legge di stabilità, porterebbe alle aziende sarde risparmi per 201 milioni di euro l´anno per il pagamento dell´Irap. Inoltre, la revisione dell´articolo 10 permetterebbe alla Regione di alleggerire le accise su carburanti, benzina e gasolio. A fine ottobre la Giunta regionale aveva ottenuto l´impegno, durante un incontro con il vicepremier Angelino Alfano, a ripristinare l´agevolazione fiscale per la Sardegna, dopo che era stato cancellato l´articolo del testo che la prevedeva.

Ora il presidente Cappellacci accusa il governo di non rispettare gli impegni e annuncia azioni clamorose: «Se non dovessero arrivare risposte, siamo pronti ad andare davanti a Palazzo Chigi e stavolta non certo per sederci attorno a un tavolo ad ascoltare chiacchiere, ma per rovesciare le sedie e le poltrone su cui dormono politici e burocrati romani», annuncia Cappellacci, «e per portare alle loro orecchie l´urlo di rabbia di un popolo sardo che non può aspettare i tempi e le logiche del palazzo». «La nostra isola è allo stremo», sottolinea il presidente della Regione, che considera la mancata modifica dell´articolo 10 un «intollerabile sopruso», «non solo per gli effetti della crisi, ma anche e soprattutto per le amnesie degli inquilini dei palazzi romani, sempre più attenti ai loro collegi di appartenenza o a quelli più numerosi».

I parlamentari del Pd e di Sel, invece, sottolineano che manca un´intesa sul tema della fiscalità tra Regione e Stato, «come accaduto, invece, per il Trentino e la Valle d´Aosta, che oggi vedono riconosciute le proprie richieste». Ma secondo Lai e Uras, «la strada non è chiusa definitivamente per la Sardegna, innanzi tutto perche la legge di stabilità è solo il primo passaggio e, in secondo luogo, perché con il comma 348, le regioni a statuto speciale possono `individuare criteri e modalità per il concorso alla finanza pubblica´, attraverso accordi a concludere entro il 30 giugno 2014».

Etna e comuni in ginocchio

Etna e comuni in ginocchio
L´Etna si è risvegliata e, dopo solo 8 mesi, ritorna il problema della cenere vulcanica. Tutto il litorale jonico, le splendide spiagge da Giarre a Taormina, le strade e le piazze sono ricoperte da oltre 30 cm di cenere. E ancora, danni all´agricoltura dei territori delle zone colpite. Una massa enorme di cenere che deve essere tolta e smaltita. Un costo di spazzamento e conferimento che costringe i comuni ad interventi straordinari che certamente mettono a dura prova le loro deficitarie finanze.

Questo è un problema, lo diciamo da tempo, di semplice soluzione - dichiara il presidente di Confambiente Gaetano Monastra - Già lo scorso mese di marzo, in occasione della precedente eruzione, siamo intervenuti sull´argomento proponendo la nostra semplice soluzione: non trattare la cenere dell´Etna come un rifiuto. La cenere vulcanica, se perde lo status di rifiuto, non deve andare a smaltimento ma può essere recuperata e usata nell´edilizia, per esempio, come azolo (pietra lavica macinata).

Una soluzione che si inquadra nel recente regolamento che disciplina i criteri per stabilire quando un rifiuto cessa di essere qualificato tale: End of Waste.

L´ EoW rappresenta una misura concreta per attuare una consapevole politica del riciclo al di fuori dei trattati di filosofia ambientale che hanno fin qui impedito a tanti materiali di entrare nel ciclo virtuoso del recupero - spiega ancora Monastra -; infatti la matrice della cenere vulcanica è un eccellente materiale che sotto forma di inerte lavico viene normalmente estratto dalle cave e commercializzato in varie forme. Basterebbe quindi inserire la cenere vulcanica all´interno del suddetto regolamento perché essa smetta di essere un peso, un costo, un problema e diventi invece una risorsa.

Essa, infatti, soddisfa i criteri specifici previsti affinché un materiale non sia da considerare rifiuto: la sostanza o l´oggetto è comunemente utilizzato per scopi specifici; esiste un mercato o una domanda per tale sostanza o oggetto; la sostanza e/o l´oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti; l´utilizzo della sostanza e/o dell´oggetto non porterà a impatti complessivi negativi sull´ambiente o sulla salute umana.

Alcuni comuni anziché spendere a fondo perduto centinaia di migliaia di euro per pagare delle ditte a raccogliere e smaltire la cenere in discarica oppure chiedere al Governo regionale sgravi fiscali, potrebbero invece far accumulare la cenere e, ad esempio, riutilizzarla nelle costruzioni. Un semplice provvedimento dunque, la cui emissione è di competenza del Governo nazionale.

Lo scorso Marzo - continua il presidente di Confambiente - abbiamo chiesto alla Regione, attraverso il nostro Vice presidente On. Gianfranco Vullo, l´emissione di un O.d.G. che sollecitasse il Governo nazionale a prendere un simile provvedimento. Non ci risulta, sino ad oggi, che una tale iniziativa sia stata presa dal Governo Crocetta. Insomma, come al solito, passata la burrasca il problema viene dimenticato. Ci auguriamo che stavolta, insieme al probabile, ennesimo, riconoscimento dello stato di calamità naturale, il Governatore, insieme alla richiesta di dichiarazione dello stato di emergenza, avanzi anche l´eliminazione dello status giuridico di rifiuto per la cenere vulcanica.

Il presidente Monastra ribadisce ancora l´impegno di Confambiente nel fornire qualificata consulenza, a titolo gratuito, a tutte le amministrazioni che hanno problematiche ambientali, con la certezza di poter offrire soluzioni economiche e ambientalmente sostenibili, valide e immediatamente cantierabili in virtù dell´esperienza maturata in tanti anni di attività.

Rifiuti, arriva la sanatoria della vergogna. Niente multe ai sindaci sulle discariche

Rifiuti, arriva la sanatoria della vergogna. Niente multe ai sindaci sulle discariche
Un colpo di spugna per lavare i peccati ambientali dei sindaci. Mentre i Comuni bombardano gli italiani con avvisi di pagamento della Tares, il governo Letta condona loro milioni di euro di multe sui rifiuti. E dunque, niente sanzioni ai sindaci per "eccesso di discarica". All´Italia della Terra dei Fuochi mancava giusto questo, il trattamento differenziato per primi cittadini inadempienti, con "collegata" deroga, sanatoria e liberatoria per disastri ambientali passati e futuri. Che spunta proprio nel cuore dell´Agenda Verde del governo approvata venerdì scorso. Incredula Legambiente, proteste si levano da diverse regioni d´Italia, in primis la Liguria, dove si è materializzata una condanna della Corte dei Conti agli amministratori locali a rifondere l´erario del danno da loro provocato con l´insufficiente raccolta differenziata. Il punto è che la maggior parte dei sindaci ora si ritrova quella tagliola al collo, visto che la metà delle regioni italiane porta ancora il 50% di rifiuti in discarica e solo 1.300 amministrazioni locali hanno raggiunto dall´obiettivo fissato dalla legge 152/2006 di portare la differenzia al 65% entro il 2012.

Migliaia di sindaci, dunque, potrebbero essere chiamati a pagare di tasca propria le multe che la legge prevedeva in forma di maggiorazione, la cosiddetta "ecotassa", nella misura del 20% del tributo sui rifiuti in eccesso conferiti in discarica dai comuni inadempienti. Costi su cui l´erario può rivalersi, come è accaduto a Recco (Genova), dove lo scorso maggio la magistratura contabile ha condannato gli amministratori a risarcire lo Stato per un milione di euro. In soccorso dei sindaci è arrivato, niente meno, il ministro dell´Ambiente. Il disegno di legge collegato alla legge di stabilità - presentato come primo tassello dell´Agenda Verde del governo ora all´attenzione della Camera - mette un bel cerotto al problema.

L´articolo 18 introduce una semplice modifica normativa che ha però l´effetto di una generale sanatoria perché sostituisce le scadenze degli obiettivi di legge fissati ormai sette anni fa e le deferisce nel tempo, sgravando di riflesso da eventuali azioni di responsabilità gli amministratori che, nel frattempo, non li hanno rispettati. Il tetto del 65%, che doveva essere conseguito l´anno scorso, slitta di 4 anni e arriva al 2016. Il provvedimento accorda anche il raggiungimento in "comode rate" dei livelli successivi previsti dalla legge del 2006 e che altri Paesi d´Europa, più civili, hanno raggiunto da anni: il 35% conseguito nel 2006 potrà essere raggiunto nel 2014, il 45% raggiunto nel 2008 per noi sarà un obiettivo tassativo solo nel 2015, cioè 7 anni dopo.

"E´ una cosa vergognosa - sbotta il vicepresidente di Legambiente, Stefano Ciafani - un provvedimento che premia gli amministratori che non rispettano gli obblighi di legge e penalizza quelli virtuosi, un controsenso rispetto al principio di equità economico-ambientale per cui chi più inquina più paga. Anziché pensare al condono per i sindaci, spostando gli obiettivi che non hanno rispettato, il governo dovrebbe incentivare il riciclo rendendolo meno costoso della discarica e dell´inceneritore. Solo così possiamo centrare gli obiettivi che l´Europa ci chiede".

Perché alla fine si andrà a parare lì, sulle quattro procedure aperte che rischiano di costarci oltre 100 milioni di euro (come spiega nel dettaglio il box a fianco) e cui presto potrebbero aggiungersene altre. Per la felicità del contribuente italiano. "Quell´articolo spinge nella direzione contraria agli obiettivi indicati dall´Europa perché incentiva ulteriormente i Comuni verso il rifiuto in discarica. Se passa la proroga per il nostro Paese sarà ancora più difficile arrivare alla soglia del 50% di riciclaggio dei rifiuti a livello nazionale entro il 2020, come chiede l´Europa". Ma quello che conta, a quanto pare, è rimandare il rischio imminente delle multe ai primi cittadini sull´ecotassa. "Non si pagheranno fino a tutto il 2014 e dal 2015 le pagheranno solo i comuni che non avranno raggiunto nell´anno precedente solo il 35% di differenziata, non di più. E le multe che dovrebbero pagare quest´anno si pagheranno addirittura nel 2017. Una vera beffa per i Comuni virtuosi che hanno già raggiunto questo obiettivo lo scorso anno, come previsto dal decreto legislativo 152 del 2006″.

Ma non è una questione di guerra ai sindaci. "Il punto è che il collegato ambientale alla legge di stabilità prevede che gli incentivi per gli acquisti verdi arriveranno proprio dal pagamento delle multe sull´ecotassa, che però si pagherebbero solo a partire dal 2015". Insomma, sanatoria con pasticcio. Resta da capire chi sono i mandanti. Ha pochi dubbi La Casa della Legalità e Cultura di Genova che ha seguito da vicino la vicenda di Recco. Il provvedimento era stato invocato proprio dal Presidente della Liguria Claudio Burlando che in una nota ufficiale del 4 aprile scorso aveva chiesto al presidente della Conferenza Stato-Regioni l´attivazione di una procedura che consentisse "tramite la definizione di un Accordo di programma tra Ministero dell´Ambiente, Regione ed enti locali interessati, di ottenere una deroga rispetto agli obiettivi fissati dalla normativa nazionale". Se il provvedimento non sarà fermato alla Camera, a questo punto, il desiderio dei sindaci inquinatori (e di Burlando) sarà legge.

"Non si sa come andrà a finire. Ma noi faremo pressione sui parlamentari per togliere di mezzo quell´articolo vergognoso" promette Ciafani, che ricorda l´infausto destino del decreto Ronchi del 1997 che obbligava tutti i Comuni ad abbandonare entro due anni la tassa sui rifiuti a tariffa per quella a consumo. "In 16 anni non è mai stato tradotto in obbligo di legge per l´opposizione dei sindaci, che preferivano incassare i maggiori oneri derivanti da un calcolo a metro quadro, e grazie alla sponda del Parlamento, dove ogni due anni veniva votata la proroga". Oggi ci risiamo, con l´aggravante della sanatoria per il passato dei sindaci inquinatori.

Baby squillo: «Il mio corpo in vendita per avere quello che voglio»

Baby squillo: «Il mio corpo in vendita per avere quello che voglio»
ROMA - Da una parte «due ragazze spregiudicate, libere, e determinate nel raggiungimento dei loro scopi, alla ricerca di sensazioni forti, desiderose di beni costosi e disposte a tutto pur di averle. Bisognose di soddisfare la sete di apparire grandi, di essere desiderate, di eccitare, di essere belle ed anticonformiste». Dall´altra, insieme a sfruttatori e clienti, una mamma «senza alcuno scrupolo, nemmeno per la posizione della figlia minorenne, che invece avrebbe dovuto essere tutelata». È uno scenario «di particolare squallore» quello che descrivono i giudici del Tribunale del riesame nelle motivazioni della sentenza con la quale hanno confermato il carcere per Mirko Ieni, Riccardo Sbarra e la madre di una delle due minorenni che si prostituivano in un appartamento di viale dei Parioli, e altrove.

Per la stessa vicenda altre tre persone sono a Regina Coeli: l´imprenditore Marco Galluzzo (accusato di essere assieme a Ieni il pusher delle adolescenti), Nunzio Pizzicalla (il loro sfruttatore) e Michael Mario De Quattro,ricattatore a mezzo video. Questi ultimi due non hanno fatto ricorso, mentre la posizione di Galluzzo e di Ieni per lo spaccio verrà discussa giovedì.

Parte da una frase di una delle ragazze il filo logico e giuridico teso dal presidente Franca Amadori e dai giudici a latere Maria Viscito e Marco Genna a sostegno della decisione: «Io sono disposta a fare questa cosa, perché secondo me questo è il prezzo da pagare per tutte le cose che vogliamo noi», mette a verbale la più piccola delle due (15 anni compiuti ad ottobre), riferendosi alla prostituzione. Una attività che avevano iniziato da sole e nel corso della quale hanno incontrato Ieni. La cui posizione - scrivono i giudici nelle 44 pagine di ordinanza - non è affatto ritenuta meno grave per il fatto che non sia stato lui a convincerle la prima volta: «Basta pensare che gli stessi futili motivi, quale spinta motivazionale all´esercizio della prostituzione - elemento inquietante nella vicenda in quanto chiaro sintomo della devastazione morale delle due minorenni - costituiscono espressione della immaturità delle due ragazze e della incapacità di operare scelte consapevoli».

Pur riprendendo la ricostruzione dell´avvocato difensore Raffaela Scutieri, induzione e sfruttamento a carico di Ieni non sono confutabili. «Entrambe le ragazze - continuano i giudici - lavoravano tre volte a settimana ma, da quando avevano conosciuto Ieni, lavoravano tutti i giorni». I testi di telefonate e sms allegati alle indagini raccontano di indicazioni, rimproveri, controlli sulla loro attività tali da offrire «una granitica prova indiziaria». Nessun dubbio anche sulla consapevolezza della loro età. Lo dicono la marcia indietro di alcuni clienti, l´evasività delle due ogni volta c´era da mostrare i documenti, il fatto che lo stesso Ieni, «figura chiave» dell´inchiesta, le andasse a prendere a scuola e le chiamasse le «ragazzette», tanto da avere con loro «comportamenti più protettivi» di quelli assunti con le due prostitute maggiorenni che usavano lo stesso appartamento.

Ma sarebbe sbagliato pensare a delle remore di carattere morale. Ieni, per i giudici, non solo «non ha avuto alcun scrupolo nello sfruttare minorenni a fini economici», ma neanche alcun «senso di vergogna, di autocritica, di ripensamento». E scrupoli non ne ha neppure la mamma della quindicenne, la quale «sa che la figlia con tale attività guadagna molti soldi, perché anche lei ne usufruisce», scrive il Riesame. Ancora, è lei che ha «indotto, favorito e sfruttato la prostituzione della figlia dandole precise indicazioni sulle modalità di svolgimento, facendosi pagare acquisti con il provento dell´attività. La particolare gravità della condotta della madre, la spregiudicatezza dimostrata nel violare le norme penali a fini di lucro» ne giustificano la permanenza in carcere. E quando l´altra madre la contatta per esprimerle i sospetti - da cui la denuncia che ha poi dato il via all´inchiesta - lei la liquida così: «Se non hai la prova provata vattene, altrimenti ti querelo».

Infine la posizione di Sbarra. Il commercialista rivela dalle intercettazioni «un interesse morboso» per le ragazze. Anche perché ha già dimostrato di voler cancellare le prove quando, durante una perquisizione in casa, «ha distrutto due computer, gettandoli dalla finestra, all´evidente scopo di impedire agli inquirenti di scoprire ulteriori elementi e circostanze quanto meno per lui scomodi». Un episodio sintomatico che «s´innesta in uno scenario più ampio e complesso in cui molte sono le posizioni di rilievo investigativo, ancora da individuare». Il primo capitolo può chiudersi così, in attesa del processo. Altri sono destinati ad aprirsene.

Kennedy, 50 anni dopo Dallas non è più l´eroe tragico del sogno americano

Kennedy, 50 anni dopo Dallas non è più l´eroe tragico del sogno americano
In un recente incontro a Pittsburgh, un gruppo di esperti e studiosi di John F. Kennedy si sono trovati d´accordo nel criticare le conclusioni della Commissione Warren, che nelle 889 pagine del suo rapporto finale (1964) stabilì che Lee Harvey Oswald agì da solo il giorno in cui uccise a Dallas il presidente Usa. Tra i presenti c´era uno dei più eminenti sostenitori della tesi del complotto, il regista di JFK Oliver Stone, che in un appassionato intervento non se l´è presa tanto con chi continua a sostenere la tesi di "Oswald unico omicida", quanto con l´assuefazione e l´oblio che ormai circondano uno degli eventi più importanti e tragici della storia americana. "La cospirazione del disinteresse è la più terribile di tutte", ha detto Stone.

Con l´avvicinarsi del cinquantesimo anniversario della morte di Kennedy - il 22 novembre - gli Stati Uniti riflettono sull´eredità culturale e politica di uno dei loro presidenti più celebri - un presidente la cui salita alla Casa Bianca coincise con una fase storica di rilancio economico e sociale. Killing Kennedy, il film che ricostruisce le vite parallele di JFK e del suo assassino Oswald nei quattro anni che condussero all´omicidio di Dallas (tratto dal best-seller di Bill O´Reilly) ha totalizzato ascolti record domenica sera sul National Geographic Channel. Una serie di libri - tra i migliori, End of Days di James Swanson e If Kennedy Lived di Jeff Greenfield - ricostruiscono per l´ennesima volta vita, opere e tragedia finale del presidente. E tutti i maggiori network lanciano "speciali" dove il bianco e nero delle immagini si mischia alla nostalgia e al rinnovato dolore per quei giorni.

E´ comunque vero, come dice Oliver Stone, che la nota che sembra dominare, oltre le celebrazioni televisive ed editoriali, è quella di una certa indifferenza. La figura di JFK e la sua presidenza hanno perso negli ultimi tempi il carattere di promessa magica mantenuto per decenni e sono alla fine sfociati in una ben più sfumata, e realistica, considerazione di quegli anni. La morte del senatore Ted nel 2009, l´ultimo dei Kennedy ad avere un ruolo visibile e determinante nella politica americana, ha ulteriormente abbattuto il mito della "famiglia reale" Usa che per anni ha avuto libero corso su giornali, televisioni e nell´opinione pubblica. Sono altre, a questo punto, i Clinton, i Bush, i Paul, le famiglie che riescono a collegare politica, visioni sociali e aspirazioni di vita.

Un esempio abbastanza significativo di questo ribaltamento è un´inchiesta uscita alcuni giorni fa sul "New York Times", che mette a confronto i modi in cui i libri di testo hanno raccontato in questi anni la figura di JFK a milioni di giovani americani. Si passa dall´esaltazione quasi incondizionata degli anni Sessanta e Settanta alle critiche anche esplicite a partire dagli anni Ottanta. Il testo per le superiori del 1975 di Clarence Ver Steeg e Richard Hofstadter, A People and a Nation, esaltava l´azione di Kennedy a favore del disarmo nucleare e raccontava, in modo piuttosto in accurato, che durante la sua presidenza "bus, hotel, motel e ristoranti vennero desegregati" (in realtà gran parte della legislazione a favore dei diritti civili venne approvata sotto il suo successore Lyndon Johnson). Nel 1982 un´altra storica, Mary Beth Norton, mostrava invece la "considerevole mancanza di vigore" con cui Kennedy perseguì una politica anti-segregazione e biasimava il presidente per la folle gestione della crisi missilistica con l´Unione Sovietica. Secondo la Norton, l´eredità più forte di Kennedy fu "un´enorme espansione militare che accelerò la sfida con i russi".

La "storia d´amore" tra l´America e il suo presidente è dunque finita tempo fa e la tesi del giovane e tragico eroe che nei suoi 1000 giorni alla Casa Bianca rilanciò l´idea di un´America giovane e progressista non ha retto a quanto successo dopo: l´enorme e tragico sforzo militare del Vietnam e la sua ingloriosa conclusione; il declino economico americano e le sfide alla superpotenza Usa; l´integrazione difficile che nemmeno l´elezione del primo presidente afro-americano è riuscita a far avanzare. Quello che resta oggi - e gran parte dei libri usciti in questi anni e gli stessi "speciali" trasmessi dalle TV americane lo rivelano - è dunque soprattutto il mistero della morte, l´incapacità a distanza di cinquant´anni di ricostruire in modo certo e definitivo quanto successo a Dallas il 22 novembre 1963. Ancora recentemente T. Jeremy Gunn, direttore esecutivo dell´"Assassination Records Review Board" (l´agenzia istituita nel 1992 con il compito di raccogliere e pubblicare tutti i documenti governativi relativi all´assassinio di JFK) ha detto di "non essere un complottista", ma di "non sapere cosa successe quel giorno".

Gunn si riferisce ovviamente alle tante, forse troppe, contraddizioni e incongruenze che avvolgono l´assassinio di Kennedy e le indagini successive. James Joseph Humes, uno dei medici responsabili dell´autopsia, rivelò soltanto nel 1996 che una parte consistente del suo rapporto fu bruciata e riscritta da lui stesso "perché le pagine originali erano macchiate del sangue di Kennedy". Non si è mai saputo se il nuovo rapporto riflettesse in modo esatto quello originale. Altre incongruenze riguardano le foto scattate al momento dell´autopsia, che secondo alcuni testimoni non sono quelle conservate ora agli Achivi Nazionali (Sandra Spencer, responsabile del servizio fotografico di allora, dice di ricordare che il cadavere di Kennedy era composto e privo di ematomi; mentre quello che appare dalle foto degli Archivi è coperto di sangue e con un grosso buco in testa). E sotto la lente di ingrandimento, in questi anni, sono finiti i rapporti di Oswald con l´Fbi, un suo viaggio a Mexico City, oltre all´eterna questione di quante pallottole vennero sparate contro il presidente (secondo lo "United States Select Committee on Assassinations", gli spari furono quattro, non tre, e un libro del 1992, Mortal Error, ipotizza che almeno un colpo - quello che trapassò il cranio - venne accidentalmente sparato da un agente dei Servizi Segreti che si trovava alle spalle di Kennedy).

"Non so quello che successe ed ora è troppo tardi per scoprirlo", afferma Jeremy Gunn e le sue parole sono davvero il triste sigillo sul caso. Forse è per questo che l´anniversario dei cinquant´anni suscita interesse ma non vera partecipazione. Kennedy e la sua presidenza si sono trasformati da racconto del sogno americano in una spy story di cui non si intravvede soluzione. E alla fine nelle storie senza finale subentra, come lamenta Oliver Stone, l´assuefazione.

Abu Omar, chiesta condanna a 6 anni e 8 mesi per l´ex imam

Abu Omar, chiesta condanna a 6 anni e 8 mesi per l´ex imam
Sei anni e 8 mesi con l´accusa di terrorismo internazionale. E´ quanto ha chiesto il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli per Abu Omar, l´ex imam della moschea di viale Jenner a Milano, a oltre 10 anni di distanza dal suo rapimento a opera della Cia, avvenuto il 17 febbraio del 2003. Sequestro che portò all´inchiesta su alcuni agenti del Sismi guidato da Niccolò Pollari. Abu Omar è a processo in contumacia perché si trova in Egitto con l´accusa di terrorismo internazionale.

La richiesta di condanna è stata formulata oggi dal pm al giudice per l´udienza preliminare Stefania Donadeo, davanti al quale è in corso il procedimento con rito abbreviato. La sentenza è prevista per il 6 dicembre.

In base a quanto ricostruito dalla procura e riportato nel capo di imputazione, Abu Omar si sarebbe associato con altre tredici persone, quasi tutte già condannate nel corso degli ultimi anni in procedimenti separati, "allo scopo di compiere atti di violenza con finalità di terrorismo internazionale, in Italia e all´estero, all´interno di un´organizzazione sovranazionale, localmente denominata con varie sigle (tra cui Ansar Al Islam), comunque operante sulla base di un complessivo programma criminoso, condiviso con varie organizzazioni attive in Europa, Nord Africa, Asia e Medio Oriente". Secondo l´accusa, tra gli appartenenti a tale organizzazione figurano El Ayashi Radi Abd El Samie Abou El Yazid (alias Merai), Muhamad Majid (alias Mullah Fouad), Abderrazak Mahjoub, Bouyahia Maher Ben Abdelaziz, Housni Jamal (alias Jamal Al Maghrebi), Mohamed Amin Mostafa, Mohammed Tahir Hammid, Ciise Maxamed Cabdullaah, Daki Mohammed, Toumi Ali Ben Sassi, Trabelsi Mourad, Drissi Noureddine e Hamraoui Kamel Ben Mouldi.

Il procedimento si tiene a diversi anni di distanza dai fatti contestati proprio a causa del sequestro dell´imputato, che ha intralciato l´indagine svolta dalla Digos sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Armando Spataro. Risalgono al 2005 i due provvedimenti di cattura emessi poi nei suoi confronti e negli anni successivi il magistrato ha più volte chiesto invano all´Egitto la possibilità di interrogarlo prima della chiusura dell´indagine, che poi è stata ereditata da Romanelli.

A febbraio il sostituto procuratore generale di Milano, Pietro De Petris aveva chiesto 12 anni di reclusione per l´ex capo del Sismi Nicolò Pollari e 10 per il suo vice, Marco Mancini durante il processo d´Appello sul sequestro dell´imam. Gli ex vertici del Sismi, Pollari e Mancini, sono imputati con l´accusa di sequestro di persona. Il sostituto procuratore generale De Petris ha formulato le stesse richieste di condanna, a 12 e a 10 anni, che aveva già avanzato nel ´primo´ processo di appello. In quel processo, però, Pollari, Mancini e altri tre ex appartenenti al Sismi (per i quali l´accusa ha successivamente chiesto otto anni) erano stati prosciolti con sentenza di "non doversi procedere" sulla base della ´copertura´ del segreto di Stato, apposto da tre governi. A settembre Bob Lady, l´ex agente della Cia condannato per il sequestro di Abu Omar, ha scritto al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere la grazia. Nella missiva aveva chiamato in causa "alti membri del governo italiano" che avrebbero collaborato con gli Usa. Scrivendo al Quirinale, Lady aveva sottolineato la sua azione antiterrorismo in collaborazione con le forze di polizia italiane e ricordato che "milioni di dollari" erano garantiti dagli Usa al nostro paese per contrastare al-Qaeda: cooperazione che aveva permesso di "fermare molti piani terroristici".

Catania - Asili nido, questione irrisolta: genitori e bambini scrivono a Gesù

Catania - Asili nido, questione irrisolta: genitori e bambini scrivono a Gesù
La poesia scritta dai bambini dell´asilo nido comunale "La giostra dei bimbi", via Calipso.

"Gesù Bambino dolce piccino,
assicura l´asilo ad ogni bambino
l´asilo nido di qualità
per far felici mamma e papà.
Gesù Bambino dolce piccino,
le educatrici non ci levare
e le stesse ausiliarie facci abbracciare,
così fai felice anche me
perché posto migliore non c´è!"

Una poesia inviata da una mamma rappresentate dei genitori dell´asilo nido di via Calipso che fa capire come, ancora, il problema non sia risolto. A puntare il dito su quanto fatto dall´amministrazione comunale per risolvere la questione è Catania Bene Comune che, oggi, scende in piazza contro la riforma proposta dalla Giunta Bianco.

"Una riforma che, da un lato - si legge nell nota - dequalificherà il servizio e dall´altro, con tariffe eccessivamente alte, escluderà le fasce più deboli della città. A tali condizioni nessuno sceglierà più l´asilo comunale e si andrà verso la progressiva chiusura e privatizzazione."
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