“Partecipiamo troppo spesso alla globalizzazione dell´indifferenza; cerchiamo invece di vivere una solidarietà globale.”
“Per conoscere il Signore, è importante frequentarlo: ascoltarlo in silenzio davanti al Tabernacolo, accostarsi ai Sacramenti.”
“Seguire Gesù significa condividere il suo amore misericordioso per ogni essere umano”
“La nostra preghiera non può ridursi ad un'ora, la domenica; è importante avere un rapporto quotidiano con il Signore.”
sabato 24 giugno 2017 - Nativit. di S. Giovanni
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Buongiorno, Scrivo dalla mia parrocchia per chiedere se è possibile acquistare presso di Voi il ”Santorale Francescano, Collectio missarum”, efr. Grazie. Pace e bene. F.Marchese mf.marchese@gmail.com     •     San Francesco ricorro a Te per pregarti di intercedere per mio fratello per una totale guarigione e che venga liberato dal cancro che non si formino metastasi fagli sentire la presenza degli Angeli a che il Signore guidi chi opererà     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Caro San Francesco Ti supplico aiutami affinché la mia situazione lavorativa prenda una direzione diversa; invoco il Tuo Patrocinio affinché le forze del male non prevalgano sul male che dilaga nel mio posto di lavoro. Ti prego aiutami. silvana     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Caro San Francesco ti prego di intercedere per la famiglia di nostra figlia.Aiutali a vivere con l’amore e la fede. Grazie per il tuo amore.     •     Caro San Francesco ti prego di intercedere per nostro figlio. Attraversa un periodo molto difficile. Da che non si allontani dalla fede e che possa guardare al futuro con più fiducia e serenità. Grazie per il tuo amore.     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Carissimo San Francesco aiuta e proteggi nostra figlio. Attraversa un momento molto difficile della sua vita e noi con lui. Ha tanto bisogno dell’amore di Dio e di non allontanarsi dalla fede. Ti prego di intercedere per lui. GRAZIE PER IL TUO AMORE.     •     Carissimo San Francesco aiuta e proteggi nostra figlia e la sua famiglia. Fai sì che lo Spirito Santo dimori nella loro casa e che la loro unione si rafforzi sempre di più . GRAZIE PER IL TUO AMORE.
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Papa Francesco e il passato da buttafuori

Papa Francesco e il passato da buttafuori
Oltre ad aver pulito i pavimenti ed aver fatto esperimenti in un laboratorio chimico quando era giovane, ora Papa Francesco ha anche rivelato di aver lavorato anche come buttafuori. Il primo dicembre il papa ha trascorso quattro ore alla chiesa di San Cirillo Alessandrino in una borgata di Roma e ha chiacchierato in maniera informale con i parrocchiani prima e dopo la celebrazione della messa.La notizia è stata riportata da CatholicNews.

Una donna ha chiesto al Papa in che modo avrebbe potuto pregare per un suo parente che sta per diventare un frate francescano. Il Papa ha risposto dicendo di pregare affinchè l´aspirante uomo di chiesa trovi la costanza di andare avanti, ma anche il coraggio di tornare indietro nel momento in cui dovesse capire che quella non è la strada giusta». Papa Francesco ha anche dato dei consigli alle persone dicendo loro che è importante essere gentili e buoni, ma anche essere di buon esempio per gli altri. Per fare ciò, il pontefice ha detto che è necessario pregare non parlare male degli altri perchè i pettegolezzi distruggono le amicizie e salutare sempre con un sorriso. A volte anche i sacerdoti possono essere irritabili, per questo devono fare uno sforzo in più per essere miti, amabili e buoni. Ecco perchè «è importante che le persone preghino per i sacerdoti», ha detto francesco.

Il Papa riceve il premier israeliano Netanyahu: più vicino il viaggio di Bergoglio in Terra Santa

Il Papa riceve il premier israeliano Netanyahu: più vicino il viaggio di Bergoglio in Terra Santa
È durato 25 minuti, alla presenza dell´interprete, il colloquio privato tra il Papa e il premier israeliano Benjaminn Netanyahu, ricevuto in udienza con un seguito di 11 persone, tra cui la consorte Sarah.

L´udienza tra il premier e il Papa si è svolta nella biblioteca privata, abbellita oggi da una corona natalizia e una candelina accesa, nella prima settimana di Avvento.

Il premier Netanyahu ha raccontato al Pontefice che suo padre parlava benissimo lo spagnolo mentre, ha detto, "il mio spagnolo non esiste". E così il premier israeliano ha donato a papa Francesco un libro scritto da suo padre e pubblicato nel ´95, intitolato "Le origini dell´Inquisizione - La Spagna nel 15.esimo secolo". La dedica del libro, firmata dal premier, recitava: "A sua Santità papa Francesco, grande custode della nostra comune eredità". Netanyahu ha donato anche una Menorah in argento su cui era scritto "A Sua Santità Francesco, con altissima stima", firma e data dell´incontro.

Il Papa ha ricambiato con una formella in bronzo raffigurante San Paolo. Si è poi appreso da alcuni giornalisti israeliani a cui il premier lo aveva spiegato nel viaggio verso Roma, che il padre del di Netanyahu era uno storico molto stimato, e che il libro che il figlio ha donato al Papa, affermerebbe la tesi che durante l´Inquisizione i cattolici non avrebbero offeso gli ebrei.

Al momento di congedarsi dal Papa, la signora Sarah gli ha detto: "La aspettiamo, non vediamo l´ora". Il portavoce vaticano padre Federico Lombardi ha poi informato i giornalisti che non c´è da aspettarsi che oggi siano annunciate le date del viaggio del Papa in Terra Santa.

Il Papa a Tor Sapienza: «Troppe misure di sicurezza, vi chiedo scusa»

Il Papa a Tor Sapienza: «Troppe misure di sicurezza, vi chiedo scusa»
Lo stile Bergoglio è anche questo. Se nella visita in una parrocchia romana, a Tor Sapienza, le misure di sicurezza sono eccessive, lui lo riconosce e addirittura chiede scusa. Ai fedeli di San Cirillo dice: «Vi ringrazio di cuore per questo pezzo del cammino che abbiamo fatto insieme, ringrazio la vostra accoglienza, la bontà, l´allegria. Vi chiederò di pregare per me, perché ne ho bisogno. Se qualcosa vi ha disturbato di questa visita, forse un eccesso di sicurezza, sappiate che io non sono d´accordo con quello, io sono d´accordo con voi».

Il Papa, commentando a braccio le letture della messa si è rivolto in particolare a nove ragazzi che sta per cresimare, e a tratti interloquendo con loro, ha sottolineato che il profeta Isaia ci parla di un cammino e descrive «la fine del cammino, il monte del tempio del Signore saldo sulla cima dei monti, per dirci - ha spiegato il Papa - che la nostra vita è un cammino, dobbiamo compierlo per arrivare all´incontro con Gesù, più importante è l´incontro con Gesù, piuttosto che il fatto che io possa cadere: noi camminiamo per incontrare Gesù, domanda, ma quando lo incontro, solo alla fine? No, no, lo incontriamo tutti i giorni, nella preghiera, nella comunione, quando porti tuo figlio a battezzare, trovi Gesù e voi che oggi ricevete la cresima, incontrerete Gesù».

Le uscite di notte per aiutare i poveri «Potrebbe esserci anche il Papa»

Le uscite di notte per aiutare i poveri  «Potrebbe esserci anche il Papa»
«Quando dico al Papa "stasera esco in città", c´è sempre il rischio che lui venga con me. È fatto così, all´inizio non pensava al disagio che si poteva creare....». L´arcivescovo Konrad Krajewski, 50 anni, elemosiniere del Papa, ha un lampo divertito negli occhi mentre incontra i giornalisti e, quando gli si chiede se sia mai capitato che Francesco lo accompagnasse nottetempo in giro per Roma, nelle sue missioni in aiuto dei poveri, si limita a un sorriso e a un «prego, la seconda domanda» che scatena l´esegesi del suo silenzio: possibile che Bergoglio esca in incognito per Roma, come peraltro faceva a Buenos Aires quando da arcivescovo visitava la favela Villa 21, la gente lo chiamava «padre» e alcuni non sospettavano neppure che quel prete in clergyman fosse il cardinale?

Più tardi la faccenda monta e «padre» Krajewski («il Papa mi ha detto: "Quando qualcuno ti chiama "eccellenza" chiedi cinque euro di tassa per i poveri! Anche a me è venuto di chiamarti così ma non ho cinque euro in tasca...."») si fa un´altra risata al telefono col Corriere , «ma non è vero niente, si figuri: certo, al Santo Padre piacerebbe, come piacerebbe uscire a confessare i fedeli, ma non gli è possibile, non è mai successo: chi interpreta diversamente il mio sorriso, si vede che non sa sorridere...». Lo stesso Francesco, del resto, aveva raccontato di essere «un prete callejero », di strada, «quante volte ho avuto voglia di andare per le strade di Roma!, ma capisco che non è possibile...». Il che, se non altro, spiega come sia invece possibile che una delle più alte cariche curiali si alzi alle 4.30 del mattino nel suo appartamento di Borgo Pio («sono rimasto lì, così la gente ha un accesso più diretto che in Vaticano») e passi buona parte del suo tempo in giro per l´Italia o attraversando la notte Roma sulla sua Fiat Qubo bianca («un´auto blu spaventerebbe, però ho la targa del Santo Padre così possiamo entrare ovunque») in aiuto di chi ha bisogno. Mai si era visto un elemosiniere pontificio itinerante. Ma quando lo nominò, in agosto, Francesco lo avvertì: «Non sarai un vescovo da scrivania, ti voglio tra la gente, il prolungamento della mia mano per portare una carezza ai poveri, ai diseredati, agli ultimi». Krajewski sorride: «Il Papa mi ha detto: "La scrivania non fa per te, puoi venderla; non aspettare la gente che bussa, devi cercare i poveri". Perché Francesco vuole stare coi poveri. A Buenos Aires cenava e stava con loro per condividerne la vita. E ai miei familiari spiegava: "Queste sono le mie braccia, sono limitate, ma se le prolunghiamo con quelle di Corrado possiamo toccare i poveri di tutta Italia. Io non posso uscire ma lui è libero"».

Senzatetto, immigrati, persone sole. Non è solo questione di soldi. C´è anche «la signora che chiama perché ha visto un ubriaco da riportare a casa». Le giovani guardie svizzere, gendarmi e volontari danno una mano. E poi «ho cominciato la visita a case di cura e di riposo». Perché la carità del Papa è anche un rosario ad anziani «che magari hanno figli vicini ma nessuno va a trovare: arrivo per conto di Francesco, abbraccio tutti camera per camera, preghiamo e pranziamo o ceniamo assieme». La Qubo macina migliaia di chilometri. L´Elemosineria, 11 dipendenti fissi e 17 calligrafi, si finanzia con le donazioni e circa 250 mila euro all´anno ricavati dalla vendita di pergamene con benedizione apostolica(costano «da 5 a 15 euro») per matrimoni, battesimi e così via. Nell´ultimo anno l´elemosina del Papa - per gli interventi più consistenti ci sono altri enti, oltre alle Caritas - ha raggiunto 6.500 persone, un milione di euro circa. Ma in questi mesi la crescita è esponenziale. «Tutti i soldi sono spesi per i poveri. Il Papa mi ha detto: "Il conto è buono quando è vuoto, così si può riempire. Non investire, non vincolare: spendi tutto per i poveri". Poi, ogni volta che mi vede, chiede: "Hai bisogno di soldi?"».

Certo bisogna spendere «con intelligenza, essendo sicuri». Quasi ogni mattina Francesco fa avere a «padre Corrado» una busta colma di richieste, «tu sai cosa devi fare». Si controlla con i parroci che siano autentiche e si invia un assegno circolare, in genere da qualche centinaio a un migliaio di euro. L´anziana di Venezia cui hanno rubato il portafogli mentre andava a comprare le medicine al marito. La persona che non riesce a pagare un mese di affitto. Ma anche la bimba di Chieti in fin di vita.

Quando il Papa lo mandò tra gli immigrati di Lampedusa portò con sé del denaro. «Ma poi mi resi conto che non era dei soldi che avevano immediato bisogno. Francesco mi chiese: che possiamo fare? E ci siamo inventati la cosa delle carte telefoniche, ne abbiamo prese 1.600...». Carità non significa solo dare qualche soldo. «Toccare nei poveri la carne di Cristo» ripete Francesco. Krajewski sospira: «Un cardinale mi ha raccontato che ogni giorno, in via della Conciliazione, dà a un povero due o tre euro. Ma io gli ho detto che per lui quelle monete sono nulla. Piuttosto, gli ho chiesto, perché non fa salire il povero a casa sua, magari lo porta in uno dei suoi tre bagni e lo lava?».

Papa Francesco colpito dalla sofferenza dei bambini

Papa Francesco colpito dalla sofferenza dei bambini
Il dolore degli innocenti, la morte dei bambini, e in la visione religiosa e atea della morte sono stati al centro della udienza generale di oggi in piazza San Pietro, durante la quale papa Francesco ha sviluppato una catechesi a partire dal Credo. "A me - ha raccontato - ha sempre colpito la domanda ´perché soffrono i bambini?, perché muoiono i bambini?´. Se viene intesa come la fine di tutto, - ha proseguito - la morte spaventa, atterrisce, si trasforma in una minaccia che spezza ogni relazione e interrompe ogni cammino. Questo - ha osservato papa Bergoglio - capita quando consideriamo la nostra vita come un tempo racchiuso tra due poli, la nascita e la morte, quando non crediamo in un orizzonte, quando si vive come se Dio non esistesse".

"Questa concezione della morte - ha commentato - è tipica del pensiero ateo, che interpreta l´esistenza come un camminare verso il nulla, ma esiste anche un ateismo pratico, che è un vivere solo per i propri interessi, solo per le cose terrene: se ci lasciamo prendere da questa visione sbagliata della morte, noi abbiamo un´altra scelta, che è quella di occultarla, negarla, banalizzarla, perché non ci faccia paura, ma a questa falsa soluzione si ribella il cuore dell´uomo, il desiderio che tutti noi abbiamo di infinito, la nostalgia che tutti noi abbiamo dell´eterno".

"Nei momenti più dolorosi della nostra vita, - ha detto - quando abbiamo perso una persona cara, i genitori, un amico, un figlio, ci accorgiamo che anche lacerati, e nel cuore del distacco, che non può essere tutto finito, che il bene non è stato inutile, c´è un istinto potente dentro noi che ci dice che la nostra vita non finisce con la morte".

Questa "sete di vita", ha osservato il Pontefice, "ha trovato risposta nella resurrezione di Cristo, che non dà solo certezza della resurrezione, ma illumina anche il mistero della morte: se vivremo con Gesù, uniti a lui, saremo capaci di affrontare anche il passaggio della morte".

"Se la mia vita è stata di fiducia nel Signore - ha affermato il Papa - sarò pronto a accettare la morte come definitivo abbandono nelle sue mani confidenti, in attesa di contemplare faccia a faccia il suo volto, e questo è il più bello che può accaderci. Vedere come è bello questo volto, - ha aggiunto - pieno di luce, di amore, di tenerezza".

"Andiamo fino a questo punto: - ha detto - pregare il Signore, essere sempre pronti, vigilanti, sapendo che la vita in questo mondo ci è data anche per preparare l´altra vita, quella con il Padre celeste, prepararsi alla morte stando vicino a Gesù questa è la sicurezza". Dopo aver chiesto come si sta vicini a Gesù, il Pontefice ha spiegato che lo si fa non solo con i sacramenti e la preghiera, ma anche "con la con la pratica della carità: Lui stesso - ha spiegato - si è identificato con poveri e sofferenti nella parabola del giudizio finale".

Quindi, ha concluso, una "via sicura" per stare vicino a Gesù è essere "solidali con coloro che soffrono" e "recuperare il senso della carità cristiana e della condivisione fraterna, prenderci cura delle piaghe corporali e spirituali del nostro prossimo. La solidarietà nel compatire il dolore e ricevere speranza - ha detto - è condizione per ricevere in eredità quel Regno" e "chi pratica la misericordia non teme la morte".

Una Chiesa dalle porte aperte

Una Chiesa dalle porte aperte
"La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù": inizia così l´Esortazione apostolica "Evangelii Gaudium", pubblicata oggi, con cui Papa Francesco sviluppa il tema dell´annuncio del Vangelo nel mondo attuale, raccogliendo, tra l´altro, il contributo dei lavori del Sinodo che si è svolto in Vaticano dal 7 al 28 ottobre 2012 sul tema "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede".

Con questa Esortazione, il Papa indica alcune "vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni". Ne segnaliamo cinque. Innanzitutto, intende avviare "una nuova tappa evangelizzatrice" caratterizzata dalla gioia. E´ un accorato appello a tutti i battezzati perché con nuovo fervore e dinamismo portino agli altri l´amore di Gesù che sperimentano nella loro vita, la gioia e la bellezza della sua amicizia, in uno "stato permanente di missione". I cristiani sono chiamati ad essere "evangelizzatori con Spirito" che "pregano e lavorano": sulla loro bocca deve risuonare il primo annuncio o `kerygma´: "Gesù Cristo ti ama, ha dato la sua vita per salvarti, e adesso è vivo al tuo fianco ogni giorno, per illuminarti, per rafforzarti, per liberarti".

Secondo punto: rinnovamento con creatività e audacia, a partire dal recupero della "freschezza originale del Vangelo". Occorre "una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno", e una "riforma delle strutture" ecclesiali perché "diventino tutte più missionarie". Il Pontefice pensa anche ad "una conversione del papato" sulla via di una maggiore collegialità e di una "salutare decentralizzazione". Bisogna trovare "nuove strade" e "metodi creativi", non avere paura di rivedere consuetudini e norme della Chiesa che non sono "direttamente legate al nucleo del Vangelo, alcune molto radicate nel corso della storia". Sottolinea la necessità di far crescere la responsabilità dei laici, tenuti "al margine delle decisioni" da "un eccessivo clericalismo", e di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa", in particolare "nei diversi luoghi dove vengono prese le decisioni importanti".

Terzo punto: una Chiesa aperta, accogliente e misericordiosa. Il Papa invita la Chiesa ad avere "le porte aperte". La Chiesa è il luogo della misericordia non della condanna, perché Dio non si stanca mai di perdonare. "Nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi". Così, l´Eucaristia "non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli. Queste convinzioni hanno anche conseguenze pastorali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia. Di frequente ci comportiamo come controllori della grazia e non come facilitatori. La Chiesa non è una dogana, è la casa paterna dove c´è posto per ciascuno con la sua vita faticosa". Papa Francesco ribadisce di preferire una Chiesa "ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa ... rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci ... è che tanti nostri fratelli vivono" senza l´amicizia di Gesù. L´annuncio del Vangelo deve avere caratteristiche positive: vicinanza, rispetto, compassione, pazienza per la fatica di un cammino di maturazione. Anche le omelie dei sacerdoti devono rifuggire da una "predicazione puramente moralista o indottrinante" ed essere positive per non lasciare "prigionieri della negatività", ma offrire "sempre speranza", riuscendo a dire "parole che fanno ardere i cuori".

Quarto punto. Il dialogo e l´incontro: con gli altri cristiani (l´ecumenismo è "una via imprescindibile dell´evangelizzazione"), con le altre religioni ("condizione necessaria per la pace nel mondo") e con i non credenti. Il dialogo va condotto "con un´identità chiara e gioiosa": non oscura l´evangelizzazione. In particolare, il Papa osserva che "in quest´epoca acquista notevole importanza la relazione" con i musulmani. Implora "umilmente" i Paesi di tradizione islamica perché garantiscano la libertà religiosa ai cristiani, anche "tenendo conto della libertà che i credenti dell´Islam godono nei Paesi occidentali!". Contro il tentativo di privatizzare le religioni, afferma che "il rispetto dovuto alle minoranze di agnostici o di non credenti" non deve mettere "a tacere le convinzioni di maggioranze credenti".

Quinto punto. La Chiesa sia voce profetica, capace di parlare "con audacia ... anche controcorrente". Ribadisce l´opzione della Chiesa per i poveri. Il Papa chiede "una Chiesa povera per i poveri". Denuncia l´attuale sistema economico che "è ingiusto alla radice". "Questa economia uccide" perché prevale la "legge del più forte". L´attuale cultura dello "scarto" ha creato "qualcosa di nuovo": "gli esclusi non sono `sfruttati´ ma rifiuti, `avanzi´"."Prego il Signore che ci regali più politici che abbiano davvero a cuore la società, il popolo, la vita dei poveri!". Le comunità cristiane che si dimenticano dei poveri sono destinate alla dissoluzione. "Tra questi deboli di cui la Chiesa vuole prendersi cura" ci sono "i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti ... Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana". La famiglia - prosegue il Papa - "attraversa una crisi culturale profonda" che "favorisce uno stile di vita ... che snatura i vincoli familiari". Denuncia le "nuove situazioni di persecuzione dei cristiani".

L´Esortazione si conclude con una preghiera a Maria "Madre dell´Evangelizzazione". Guardando alla Madre di Dio "torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell´affetto".

Putin e il Papa, più vicini grazie alla Siria

Putin e il Papa, più vicini  grazie alla Siria
Questo pomeriggio il presidente russo Vladimir Putin incontra Francesco. Non è la sua prima visita in Vaticano - Putin venne ricevuto da Giovanni Paolo II nel 2000 e nel 2003, e da Benedetto XVI nel 2007 - ma oggi lo scenario al di là del Tevere, con il Papa venuto «dalla fine del mondo», è cambiato.

Per il Cremlino l´udienza riveste «un significato particolare», dopo l´oggettiva convergenza verificatasi nei mesi scorsi tra Santa Sede e Russia nell´affronto della crisi siriana, entrambe contrarie a un intervento armato occidentale e favorevoli a un´iniziativa diplomatica per arrivare alla distruzione delle armi chimiche possedute da Assad.

Francesco, che aveva scritto a Putin lo scorso settembre, alla vigilia del G20 di San Pietroburgo, riconosce il ruolo di Mosca sulla scena mondiale e il suo contributo per la soluzione dei conflitti. Da parte sua, il leader russo è interessato a presentarsi come un protettore dei cristiani in Medio Oriente. Nell´agenda dei colloqui ci saranno soprattutto la situazione internazionale, la Siria, l´Iraq e la Terra Santa: Putin vuole ringraziare Francesco per l´impegno della Santa Sede in favore della pace e non mancherà un giro d´orizzonte sulla situazione delle comunità cristiane minacciate dal fondamentalismo.

Ma il primo incontro tra il Papa argentino e il Presidente russo potrebbe avere conseguenze anche nei rapporti tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa russa. La prospettiva di un incontro tra Francesco e il Patriarca di tutte le Russie Kirill appare oggi maggiormente percorribile, sia per la provenienza del nuovo Papa, sia per la sottolineatura che fin dall´inizio del pontificato ha posto sul suo essere vescovo di Roma insistendo sulla necessità che la Chiesa cattolica impari la collegialità da quella ortodossa. Un Papa meno identificato con l´Occidente e meno associabile a strategie di proselitismo cattolico in terra russa potrebbe avere più facile accesso a Mosca.

Il «ministro degli Esteri» del patriarcato russo, Hilarion Alfeyev, ha spiegato nei giorni scorsi che «in questo momento non stiamo ancora parlando di una visita in Russia del Pontefice, ma della possibilità di un incontro tra il Papa e il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie in un Paese neutro». Mentre Kirill, ricevendo a Mosca una delegazione guidata dal cardinale di Milano Angelo Scola, ha detto che «mai come oggi le nostre Chiese hanno avuto tante cose in comune», manifestando il suo plauso per l´azione di Papa Francesco e auspicando che «i nostri dissapori storici cessino di svolgere un ruolo critico».

Fino ad oggi Putin non ha mai rinnovato l´invito ai Papi a recarsi a Mosca, che nel 1989 l´allora presidente Michail Gorbaciov aveva rivolto a Giovanni Paolo II. C´è chi spera che la situazione possa cambiare e che il Presidente collabori nel favorire una visita. Va però detto che gli ortodossi russi ci tengono a non essere rappresentati come legati a doppio filo al potere politico russo, e Kirill non intende delegare a Putin passi in questo senso.

Putin da Papa Francesco Quando Giovanni XXIII supplicò Kennedy-Krusciov

Putin da Papa Francesco Quando Giovanni XXIII supplicò Kennedy-Krusciov
Lunedì 25 novembre pomeriggio Papa Francesco riceve in Vaticano il presidente Vladimir Putin, una visita fortemente voluta dallo "zar" russo che viene in Italia per un vertice Italia-Russia in programma a Trieste il 26 novembre.

La mossa di Putin nasce da ragioni di politica interna e dalla netta impressione che, con Francesco, il rapporto tra la Russia ortodossa e la Roma cattolica potrebbe imboccare la strada giusta, cinquant´anni dopo la parabola dei tre personaggi che illuminarono la scena mondiale: Papa Giovanni XXIII, il presidente americano John Fitzegerald Kennedy e il leader sovietico Nikita Krusciov.

Come fecero Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, anche Francesco ha scritto al leader del Paese che ospitava il G20, a San Pietroburgo all´inizio di settembre - erano i giorni del grande gelo Washington-Mosca per il temuto bombardamento Usa sulla Siria - per sollecitare un impegno planetario nella lotta alla povertà e al sottosviluppo. La Russia e la Cina sono attori globali che non possono essere tagliati fuori dalla scena mondiale.

In quei giorni gli appelli di Francesco - che promosse la giornata di digiuno e preghiera del 7 settembre - e il lavoro della diplomazia vaticana trovarono l´appoggio di numerosi governi, a partire da Putin, che di fatto costrinse Bashar al-Assad, il riottoso dittatore di Damasco, a distruggere le armi chimiche per evitare il bombardamento statunitense. Anche Kirill, Patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie, scrisse a Barak Obama per scongiurare l´intervento militare. Due gli argomenti principali del colloquio Putin-Francesco.

Il calvario delle comunità cristiane (cattoliche e ortodosse) in Medio Oriente e in Nordafrica (Egitto), sempre più pressate dagli estremisti islamici che hanno seppellito le «primavere arabe». E l´urgenza di riprendere il dialogo tra cattolici e ortodossi sul primato petrino, dialogo che portò alla firma nel novembre 2007 del «documento di Ravenna» che riconosce che «il Papa di Roma è il primo patriarca» e che tra le Chiese cristiane è necessaria maggiore collegialità. Con il Vescovo di Roma preso «quasi alla fine del mondo» sembra archiviato l´equivoco di chi in passato ha considerato il cattolicesimo come la religione dell´Occidente e il Papa come il cappellano della Nato. La Chiesa cattolica sembra abbandonare ogni pretesa di guidare i processi storici e ha così maggiore libertà di azione e scongiura così ogni pretesto per uno scontro di civiltà. Il Patriarcato di Mosca è un osso duro.

Al confronto teologico sembra privilegiare l´alleanza tra le Chiese nella difesa dei valori morali.

Papa Francesco è molto disponibile all´ecclesiologia ortodossa: «Da loro si può imparare il senso della collegialità e della sinodalità». Anche sulla pastorale dei divorziati risposati Francesco ha fatto più volte riferimento alla disciplina in vigore nelle Chiese ortodosse: a certe condizioni, prevede la possibilità di benedire le seconde nozze. Temi di cui si occuperà il Sinodo straordinario del 2014. Nella Russia ortodossa Papa Francesco riscuote molte simpatie popolari. Nel novembre 2003, a chi gli chiedeva quando la Russia avrebbe aperto le porte alla visita di Giovanni Paolo II, Putin rispose: «L´obiettivo non è tanto assicurare una visita del Papa, quanto favorire l´unità dei cristiani», quasi che l´ecumenismo fosse in cima ai pensieri di Putin.

Quando l´11 febbraio 2002 Papa Wojtyla decise di trasformare le quattro amministrazioni apostoliche della Russia in altrettante diocesi, ci fu una violenta levata di scudi degli ortodossi e a nulla valse ricordare due elementi.

Primo: da decenni i Patriarcati di Costantinopoli e di Mosca hanno in Europa vere e proprie diocesi ortodosse - Vienna, Berlino, Bruxelles, Parigi, Londra, Venezia - e Roma non batté ciglio, e quindi ai cattolici in Russia era giusto riconoscere la stessa organizzazione di cui godono gli ortodossi russi in Occidente.

Secondo: la Santa Sede non fece che ripristinare - dopo la violenta persecuzione del comunismo ateo nell´Europa dell´Est durata quasi 80 anni - strutture ecclesiastiche preesistenti. Non bisogna dimenticare che dal 988, con la conversione e il battesimo del principe Vladimir I di Kiev, fino al 1448 la Russia era cattolica. Quindi non ci fu il deprecato proselitismo a danno degli ortodossi perché l´incremento del numero dei cattolici non avvenne con il passaggio degli ortodossi alla Chiesa cattolica ma i fedeli arrivavano da ambienti atei o lontani da ogni religione. La reazione russa fu virulenta. Benché si trattasse di un normale atto amministrativo, teso a migliorare l´assistenza ai cattolici in quelle vastissime regioni desertiche, come da loro insistentemente richiesto, Mosca accusò il papato di voler piantare bandierine nei territori dell´ortodossia.

Putin non ha rinnovato a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI l´invito a Mosca che Michail Gorbaciov rivolse nella storica visita in Vaticano il 1° dicembre 1989 a Papa Wojtyla. Bisognerà vedere se ora Putin è diventato più malleabile.

La data del 25 novembre ha anche un altro significato.

Il 25, ma ottobre del 1962, nel pieno della crisi tra Usa e Urss per i missili a Cuba, con lo scontro tra Kennedy e Krusciov, Papa Giovanni invitò i potenti del mondo, in particolare i due K, a trovare un´intesa per scongiurare l´olocausto nucleare. Inviò loro un messaggio personale, rilanciato il 26 ottobre da «Radio Vaticana» e pubblicato in prima pagina sulla «Pravda» con una foto del Papa. Il messaggio contribuì alla decisione di Krusciov di ritirare i missili. Da quel grido del vecchio Papa, nell´aprile 1963 nacque l´enciclica «Pacem in terris».

Il messaggio diceva: «Noi supplichiamo tutti i governanti di non restare sordi a questo grido dell´umanità. Che essi facciano tutto ciò che è in loro potere per salvare la pace. Essi eviteranno così al mondo gli orrori di una guerra, di cui nessuno può prevedere quali sarebbero le spaventose conseguenze. Che essi continuino a trattare, perché questo atteggiamento leale e aperto ha grande valore di testimonianza per la coscienza di ciascuno e davanti alla storia. Promuovere, favorire, accettare dei colloqui a tutti i livelli e in ogni tempo, è una regola di saggezza e di prudenza che attira le benedizioni del cielo e della terra». In brevissimo tempo i tre protagonisti scomparvero.

Papa Giovanni morì il 3 giugno 1963; John Fiztgerald Kennedy fu assassinato il 22 novembre a Dallas in Texas; Nikita Krusciov fu defenestrato il 15 ottobre 1964 dal Comitato centrale del Partito comunista con l´accusa di «culto della personalità» e di scelte economiche sbagliate: al suo posto prese il potere il lugubre Leonid Breznev che dominerà la scena per oltre vent´anni, e Krusciov morirà l´11 settembre 1971. Putin non assomiglia per niente a Krusciov, mentre Francesco è il Papa più vicino, come atteggiamento spirituale e pastorale, a Papa Giovanni e di questo sembra molto felice. Per Kennedy, primo e finora unico presidente cattolico degli Usa, la fede cattolica fu un fatto privato e ininfluente sulla politica, anche perché negli Stati Uniti protestanti essere cattolico era uno svantaggio. L´unico elemento vagamente cattolico furono i «Peace corps, i volontari della libertà e della pace».

La Chiesa di Roma guardava con attenzione a Kennedy la cui politica nasceva da convinzioni personali, dalla sua famiglia e dalla sua cultura e non dalla fede. Fu un tipico presidente della «Guerra fredda», impegnato a conservare agli Stati Uniti la supremazia verso l´Unione Sovietica e verso il mondo libero.

Il Papa emoziona il rugby. Ricevute Italia e Argentina

Il Papa emoziona il rugby. Ricevute Italia e Argentina
Captain´s run davvero speciale per le nazionali di Italia e Argentina. Al mattino molto presto e con la testa un po´ in subbuglio. Senza nascondere le emozioni. Perché Papa Francesco li attendeva in Vaticano alle 12. Non hanno resistito, i Pumas, che con le famiglie al seguito sono entrati negli appartamenti papali alle 10.30. L´Italia è arrivata alle 11.15.

Lunga passeggiata dentro i palazzi, mentre Francesco teneva una serie di incontri tutti sportivi: prima il presidente del Coni, Malagò, col numero 1 del Ciò, Bach, poi le nazionali di rugby e le famiglie dei Pumas, infine il leader del calcio mondiale, Blatter. Visi tirati per tutti i giocatori. Il giorno è stato davvero speciale. In dono a Sua Santità le maglie delle due squadre e il pallone ufficiale del match in programma domani alle 15.

Un Sergio Parisse visibilmente emozionato alla fine dell´udienza con Papa Francesco a cui sono state consegnate due magliette (una con il nome del papa e un pallone). "È stato bellissimo, eravamo paralizzati dall´emozione. È impressionante come la sua presenza trasmetta pace, serenità ma anche allegria. Abbiamo ascoltato soprattutto, ha fatto un discorso bellissimo sui valori del rugby anche in parallelo con i valori della Chiesa. Un momento veramente eccezionale. Un incontro che non dimenticherò mai. Mi spiace solo che i dirigenti federali abbiano potuto portare le famiglie e a noi giocatori non sia stato consentito".

Papa: «Sono peccatore anch´io E mi confesso ogni 15 giorni»

Papa: «Sono peccatore anch´io E mi confesso ogni 15 giorni»
«Anche il Papa è peccatore, il confessore sente le cose che io gli dico, mi consiglia e mi perdona». Lo ha confidato Francesco nella catechesi di oggi in piazza San Pietro. «Tutti - ha spiegato il Pontefice - abbiamo bisogno di questo perdono». «A volte - ha poi aggiunto - capita che dicano: mi confesso direttamente con Dio, ma è il sacramento che ti dà la sicurezza del perdono». «Tante persone oggi - ha poi osservato Francesco - non capiscono la dimensione ecclesiale del perdono, perchè domina l´individualismo, il soggettivismo, e anche noi cristiani ne risentiamo».

«Certo - ha aggiunto - Dio perdona ogni peccatore pentito, personalmente, ma il cristiano è legato a Cristo, e Cristo è unito alla Chiesa». Secondo il Papa, infatti, «per noi cristiani c´è un dono in più, e c´è anche un impegno in più: passare umilmente attraverso il ministero ecclesiale». «Ne siamo convinti? Come valorizziamo questo dono nel cammino della nostra vita?», si è chiesto Bergoglio. «Dio - ha ricordato - perdona ogni uomo nella sua sovrana misericordia, ma Lui stesso ha voluto che quanti appartengono a Cristo e alla sua Chiesa, ricevano il perdono mediante i ministri della Comunità». «Anche il Papa si confessa ogni 15 giorni», ha poi precisato. «Non dimentichiamo - ha infine esortato rivolto ai fedeli - che Dio non si stanca mai di perdonarci; mediante il ministero del sacerdote ci stringe in un nuovo abbraccio che ci rigenera e ci permette di rialzarci e riprendere di nuovo il cammino».

«Il servizio che il sacerdote presta come ministro, da parte di Dio, per perdonare i peccati è molto delicato ed esige che il suo cuore sia in pace; che non maltratti i fedeli, ma che sia mite, benevolo e misericordioso; che sappia seminare speranza nei cuori e, soprattutto, sia consapevole che il fratello o la sorella che si accosta al sacramento della Riconciliazione cerca il perdono e lo fa come si accostavano tante persone a Gesù perchè le guarisse». Lo ha ricordato Papa Francesco ai 50 mila fedeli presenti all´Udienza Generale di oggi. «Il sacerdote che non abbia questa disposizione di spirito è meglio che, finchè non si corregga, non amministri questo Sacramento», ha scandito il Papa ricordando che «i fedeli penitenti hanno il diritto di trovare nei sacerdoti dei servitori del perdono di Dio».

«Valorizzare gli innumerevoli benefici che la famiglia apporta alla crescita economica, sociale, culturale e morale dell´intera comunità umana». Lo ha affermato Papa Francesco al termine dell´Udienza Generale di oggi, ricordando che «il 22 novembre prossimo sarà inaugurato dalle Nazioni Unite l´Anno internazionale della Famiglia Rurale, volto anche a sottolineare che l´economia agricola e lo sviluppo rurale trovano nella famiglia un operatore rispettoso della creazione e attento alle necessità concrete». «Anche nel lavoro - ha sottolineato Francesco - la famiglia è un modello di fraternità per vivere un´esperienza di unità e di solidarietà fra tutti i suoi membri, con una maggiore sensibilità verso chi è più bisognoso di cure o di aiuto, bloccando sul nascere eventuali conflitti sociali». «Per questi motivi - ha poi concluso - mentre esprimo compiacimento per tale opportuna iniziativa, auspico che essa contribuisca a valorizzare gli innumerevoli benefici che la famiglia apporta alla crescita economica, sociale, culturale e morale dell´intera comunità umana».
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