“Per conoscere il Signore, è importante frequentarlo: ascoltarlo in silenzio davanti al Tabernacolo, accostarsi ai Sacramenti.”
“La nostra preghiera non può ridursi ad un'ora, la domenica; è importante avere un rapporto quotidiano con il Signore.”
“Partecipiamo troppo spesso alla globalizzazione dell´indifferenza; cerchiamo invece di vivere una solidarietà globale.”
“Seguire Gesù significa condividere il suo amore misericordioso per ogni essere umano”
domenica 30 aprile 2017 - S. Sofia vergine e martire
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Caro San Francesco Ti supplico aiutami affinché la mia situazione lavorativa prenda una direzione diversa; invoco il Tuo Patrocinio affinché le forze del male non prevalgano sul male che dilaga nel mio posto di lavoro. Ti prego aiutami. silvana     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Caro San Francesco ti prego di intercedere per la famiglia di nostra figlia.Aiutali a vivere con l’amore e la fede. Grazie per il tuo amore.     •     Caro San Francesco ti prego di intercedere per nostro figlio. Attraversa un periodo molto difficile. Da che non si allontani dalla fede e che possa guardare al futuro con più fiducia e serenità. Grazie per il tuo amore.     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Carissimo San Francesco aiuta e proteggi nostra figlio. Attraversa un momento molto difficile della sua vita e noi con lui. Ha tanto bisogno dell’amore di Dio e di non allontanarsi dalla fede. Ti prego di intercedere per lui. GRAZIE PER IL TUO AMORE.     •     Carissimo San Francesco aiuta e proteggi nostra figlia e la sua famiglia. Fai sì che lo Spirito Santo dimori nella loro casa e che la loro unione si rafforzi sempre di più . GRAZIE PER IL TUO AMORE.     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     San Francesco, intercedi per me presso il Padre, affinchè anche io possa avere una mia famiglia
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«Dai, vieni, sali!». Il prete nella papamobile di Francesco

«Dai, vieni, sali!». Il prete nella papamobile di Francesco
«Dai, vieni, sali!». Ci sono volute solo tre parole di Papa Francesco per stupire un vecchio amico in piazza San Pietro. Mercoledì scorso, durante l’udienza generale e tra migliaia di fedeli, Francesco ha riconosciuto un volto familiare. Era Fabián Báez, un parroco della sua amata Buenos Aires. Senza esitare l’ha invitato a salire sulla papamobile. «Questa foto farà il giro del mondo!», ha urlato Bergoglio con un grande sorriso.

Infatti, l’immagine ha attirato l’attenzione del mondo. Un altro gesto di vicinanza del Pontefice, hanno sottolineato i media internazionali. Ma pochi sanno quello che ha detto Bergoglio all’orecchio del prete: «Mi diverte tanto!». In quest’intervista con Vatican Insider, Báez racconta i dettagli del suo viaggio nella papamobile.

Come è nato l’incontro con il Papa?
«Ero appena arrivato martedì a Roma e mercoledì mattino non riuscivo ad accedere alla catechesi del Papa, perché non sapevo niente, neanche dove cercare i biglietti d’ingresso. Allora, sono andato in piazza e sono rimasto dietro le transenne nell’attesa di vederlo passare nella papamobile. Mentre passava mi ha visto e mi ha riconosciuto. Io urlavo tanto, ma con tutte quelle persone un solo urlo non si sente. Ero impressionato dall’affetto della gente per il Papa. Mi ha visto e ha detto: “Ma cosa fai qua?”. Ho risposto che ero venuto a vederlo. La papamobile ha continuato il giro e, mentre tornava si è fermata. Il Papa mi ha chiamato, mi ha fatto saltare le transenne e mi ha detto: “Dai, vieni, sali!”. Ho pensato che avrebbe fatto mettere una sedia per me lì davanti, in un posto migliore. Ma no, mi ha detto: “Vieni, sali sulla papa mobile”. Lì lo ho salutato con un abbraccio. Non potevo credere quello che stavo vivendo».

E poi?
«Mi ha detto con un sorriso: “Questa foto farà il giro del mondo!”. Visto che avevo fatto un po’ di fatica per oltrepassare le transenne, ha fatto anche una battuta su quello. Mi ha detto: “La prossima volta le mettiamo più piccole”, o qualcosa del genere. È stato molto gentile, mi ha fatto entrare e ha chiesto una sedia per me, vicino a lui. Poi mi ha domandato: «Ma te ne devi andare?». Io ho risposto che sarei rimasto fino alla fine. «Bene, allora ci salutiamo dopo». Abbiamo chiacchierato alcuni minuti, mi ha chiesto di alcune persone, abbiamo parlato su questioni personali. Non avevo parlato con lui né l’avevo visto da quando è Papa, e per questo motivo l’incontro è stato una grande emozione».

Come è il Papa in azione?
«Lo ho percepito come un uomo felice e con una grandissima forza di fede, sono rimasto molto colpito, il suo affetto, la sua tenerezza. Un vero rappresentante di Cristo, buono, calmo, umile. Credo sia questo il suo messaggio: “Dai, vieni, sali!”. Questo è il suo messaggio per il mondo, è quello che ho sentito. Ho potuto vedere un po’ quello che lui sta facendo quando chiama il mondo ad alzare il cuore, a metterci della speranza. L’ho trovato molto bene, incredibilmente forte, perché la mattinata è stata una maratona e nonostante tutto ha salutato tutti, uno a uno, per due ore, ogni malato, ogni persona. Io ero un po’ stanco, ma lui continuava; l’ho trovato fantastico».

Quale era il suo rapporto con lui quando era a Buenos Aires?
«È sempre stato il mio Vescovo; lui mi ha ordinato. Era un rapporto vescovo-prete, ma con un marchio speciale. Lui è sempre stato un uomo molto vicino e potevi sempre parlare con lui su qualsiasi cosa, sopratutto nei momenti più difficili percepivi la sua presenza. Quando è morto mio padre, mi ha chiamato, dettagli come questo. Per me lui non ha mai smesso di essere un sacerdote. Certo, era il mio Vescovo ed era anche il Cardinale, ma nel tratto è sempre stato un sacerdote a portata di mano, molto vicino. E questa volta speravo di incontrarlo, ma tutto questo non l’avrei mai immaginato».

Bergoglio ha avuto dei cambiamenti da quando è Papa?
«Non penso si possa parlare di cambiamenti, e credo lui sia adesso con tutto il mondo com’era prima nei gruppi di intimità. Quando si sentiva in fiducia era sempre così, scherzava, rideva... Mi sembra che prima era molto timido di fronte alle folle o nelle messe; era quella l’impressione che avevo di lui prima: che era molto affabile con piccoli gruppi, nei dialoghi di fiducia, era divertente, allegro, semplice e un po’ distaccato nelle folle».

Quale contributo può dare l’Argentina alla Chiesa universale tramite Francesco?
«Non lo so, posso dire cosa lui sta dando all’Argentina. Mi sembra bellissimo che la Chiesa abbia un Papa della “fine del mondo”, come ha detto lui stesso, questo dimostra il cuore universale della Chiesa. La Chiesa non è uno schema di lotta di potere, come alcuni la pensano. Se così fosse, un arcivescovo quasi in pensione, di 76 anni, in una diocesi persa nell’ultimo angolo del mondo, non sarebbe stato eletto Papa. Evidentemente c’è un’altra razionalità nella Chiesa. Quello che lui dà è la sua semplicità, la sua vicinanza, e questo si vede chiaramente. Lui, all’Argentina, sta insegnando la cultura del incontro, del dialogo, del curare le ferite, di non mettere l’accento sulle cose che ci dividono ma sulle cose che ci accomunano. Io spero, col cuore, che noi argentini potremo capire questo, andare oltre le divisioni interne, che pesano tanto nella nostra patria. In questo senso lui è segno di qualcosa di nuovo».

Allarme scuola, a rischio quasi due edifici su tre. Trento provincia più sicura, Roma fuori classifica

Allarme scuola, a rischio quasi due edifici su tre. Trento provincia più sicura, Roma fuori classifica
È sempre più critica la condizione in cui versano le scuole italiane. Edifici trascurati, strutture fatiscenti e la mancanza di garanzie sulla sicurezza mettono, così, a rischio l’incolumità di studenti, docenti e dipendenti. Inquietanti i dati che emergono dal Rapporto ’Ecosistema scuola’ 2013, elaborato da Legambiente. Numeri che, se analizzati a fondo, invitano senza dubbio a intervenire quanto prima.

L’indagine ha monitorato la qualità delle strutture e dei servizi della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado di 94 capoluoghi di provincia. E i risultati ci dicono che sono ancora pochi i casi in cui le scuole risultano sicure e sostenibili. La rosa può essere ristretta a Trento, portabandiera dell’eccellenza, a Prato e Piacenza. Troppe, al contrario, le inadeguatezze da fronteggiare che accomunano il nord e il sud del Paese. Questo nonostante gli investimenti nell’edilizia scolastica siano ripartiti e sembrano essere per la prima volta più consistenti rispetto al recente passato.

Presi in esame, in totale, 5.301 edifici. Di questi circa il 62% è stato costruito prima del 1974, mentre solo il 4,8% è stato costruito tra il 2001 e il 2002. Appena lo 0,6% risulta edificato con criteri di bioedilizia; dodici i comuni che hanno deciso di investire in questo settore. A preoccupare è anche un altro dato: appena il 9% delle scuole, infatti, è stato costruito con criteri antisismici. La verifica di vulnerabilità sismica è stata realizzata solo sul 27% degli edifici. Mentre nei comuni che si trovano in aree a rischio sismico e idrogeologo solo il 21% gli edifici ha compiuto la verifica di tenuta delle strutture. Ma non finisce qui, perché il 37% delle scuole avrebbe bisogno di interventi di manutenzione urgente, il 40% sono ancora oggi prive del certificato di agibilità, il 38% si trova in aree a rischio sismico e il 60% non ha il certificato di prevenzione incendi.

A guidare la classifica regionale è l’Emilia-Romagna, con 4 città tra le prime dieci. Tra le grandi città il primato della qualità va a Torino (tredicesimo posto totale) seguita da Firenze (venticinquesima), in flessione rispetto allo scorso anno, mentre sale in classifica Milano (in 33esima posizione). Anche quest’anno Napoli (37esima) risulta prima tra le grandi città del sud. Preceduta, però, dalle medio-grandi Lecce (27esima) e Benevento (31esima), anche se entrambe in discesa rispetto allo scorso anno. Torna in graduatoria per la prima volta anche L’Aquila, dopo il terremoto del 2009, conquistando la parte nobile della classifica, anche se i suoi dati non sono confrontabili con quelli di altri capoluoghi a causa della collocazione di diverse scuole in strutture ’provvisorie’ che andranno dismesse nei prossimi anni a favore della ricollocazione definitiva. Autentica nota dolente Roma, da diversi anni esclusa dalla graduatoria a causa dell’assenza di dati certi sul proprio patrimonio scolastico visto che la Capitale, ormai da diversi anni, presenta dati incompleti.

Il dossier di Legambiente segnala anche la disparità degli investimenti per la manutenzione straordinaria e ordinaria. Nel 2012 l’investimento medio per la manutenzione straordinaria ad edificio scolastico è stato di 30.345 euro contro i 43.382 del 2011. Al nord, inoltre, la media degli investimenti per la manutenzione straordinaria è quasi tre volte quella del sud, nonostante vi sia una maggiore necessità di interventi nel meridione legata anche alla fragilità del territorio, al rischio idrogeologico, sismico e vulcanico. Regioni come Abruzzo, Sicilia e Lombardia hanno registrato, ad esempio, un calo di investimenti nonostante vi sia un’esigenza di manutenzione straordinaria rispettivamente nel 94%, 57% e 49% degli edifici. Per quanto riguarda la media di investimenti della manutenzione ordinaria, si registra nel 2012 un aumento in tutte le regioni anche se il nord sostiene sempre una media sopra quella nazionale, mentre centro, sud e isole si discostano in negativo dalla media nazionale.

In lieve crescita, invece, i dati sull’accessibilità per persone disabili: oltre l’82% degli edifici ha i requisiti di legge, il 16,4 % ha realizzato interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Sul fronte delle certificazioni, rimangano stabili i dati relativi alle porte antipanico (90,2%), agli impianti elettrici a norma (83,4%).

Novità positiva di quest’anno è anche il trend positivo registrato nell’uso delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Dal 2008 al 2013 le scuole che utilizzano fonti di energia rinnovabile sono passate dal 6,3% al 13,5%. L’80% degli edifici ha installato impianti solari fotovoltaici, il 25% ha impianti solari termici, l’1,6% impianti di geotermia e/o pompe di calore e lo 0,4% ha impianti a biomassa. Infine il 9,6% utilizza il mix di fonti rinnovabili. La percentuale media di copertura dei consumi da fonti rinnovabili, negli edifici dove sono presenti, è del 35,6%, con situazioni ideali a Prato, dove la copertura è del 100%. L’Aquila è invece la città dove in tutti gli edifici scolastici, in cui sono stati installati impianti di energia rinnovabile viene utilizzato il mix di fonti. Tra le regioni che spiccano per l’utilizzo delle fonti rinnovabili ci sono Puglia (59,15), Veneto (32,7%), Abruzzo (28, 9%), Sardegna (23,8%) e Emilia-Romagna (23,6%). Anche quest’anno fanalino di coda sono Basilicata e Molise, i cui comuni capoluogo dichiarano di non avere edifici scolastici che utilizzano fonti di energia pulita.

In lieve crescita i dati sul radon, che viene monitorato dal 34,8% delle amministrazioni. Preoccupano invece quelli relativi all’amianto, con una diminuzione dei comuni impegnati nell’effettuare i controlli in questione negli edifici scolastici. Aumentano, invece, i casi certificati di amianto (10,5%) e quelli sospetti (3,1%). Problemi di monitoraggio si riscontrano anche per le fonti d’inquinamento ambientale esterne come elettrodotti, emittenti radio televisive, antenne dei cellulari. L’11,6% degli edifici si trova a meno di un km da fonti di inquinamento acustico, mentre sono il 2,2% quelli che si trovano vicino a emittenti radio televisive. Nel 2012 sono solo 5,19% i comuni che hanno monitorano le scuole situate vicino agli elettrodotti (3,6%), solo il 10,8% delle amministrazioni ha realizzato monitoraggi sulle scuole che si trovano in prossimità di antenne cellulari (14,1%).

Una App dedicata a Papa Francesco

Una App dedicata a Papa Francesco
Non è una notizia fresca fresca, ma ci teniamo a ricordare che nel mese di novembre l’Ansa, ha lanciato ”Papa Francesco News”, la nuova App interamente dedicata a Papa Bergoglio, ricca di notizie, speciali e approfondimenti sul nuovo corso in Vaticano. Per essere informati ogni giorno in tempo reale sui principali eventi che coinvolgono il Santo Padre, la sua svolta riformatrice, il suo stile, la visione della ”chiesa povera”.

Tutte le più belle foto che raccontano il pontificato, i ”fuoriprogramma”, i momenti solenni e le curiosità. Per seguire da una posizione privilegiata il pellegrinaggio apostolico del Papa nei viaggi all’estero. I documenti pontifici, i discorsi del Papa, la vita delle istituzioni vaticane e le celebrazioni dei grandi appuntamenti.

Uno strumento di facile consultazione, ricco di news, anticipazioni e analisi. Testi di approfondimento sulla biografia del Papa che sta cambiando la Chiesa, la sua elezione.

Le analisi della vaticanista ANSA Giovanna Chirri, la giornalista che per prima ha dato al mondo la notizia delle dimissioni di Papa Ratzinger.

La storia di Papa Francesco raccontata da Francesca Ambrogetti, decana dell’ANSA a Buenos Aires e autrice della biografia del Pontefice nella quale racconta 3 anni di conversazioni con Bergoglio sulla sua vita e su Dio.

Disponibile sull’App store per iPhone e iPad, su Google Play per i dispositivi smartphone e tablet Android e su Amazon per Kindle Fire e’ sviluppata in 4 lingue (italiano, inglese, spagnolo e portoghese).

Per tutte le informazioni vai su (www.papafrancesconewsapp.com)

Strasburgo condanna l’Italia: è un diritto poter dare ai figli il cognome materno

Strasburgo condanna l’Italia: è un diritto poter dare ai figli il cognome materno
La bacchettata di Strasburgo: i genitori devono poter scegliere di dare solo cognome materno. La Corte europea dei diritti umani ha infatti condannato l’Italia per aver violato i diritti di una coppia di coniugi avendogli negato la possibilità di attribuire alla figlia il cognome della madre invece di quello del padre.

Nella sentenza, che diverrà definitiva tra 3 mesi, i giudici indicano che l’Italia “deve adottare riforme” legislative o di altra natura per rimediare alla violazione riscontrata.

A fare ricorso alla Corte di Strasburgo sono stati i coniugi milanesi Alessandra Cusan e Luigi Fazzo, cui lo Stato italiano ha impedito di registrare all’anagrafe la figlia Maddalena, nata il 26 aprile 1999, con il cognome materno anziché quello paterno. La coppia che sin da allora si è battuta per vedersi riconosciuto questo diritto, ha vinto oggi a Strasburgo.

I giudici della Corte hanno infatti condannato l’Italia per avere violato il diritto di non discriminazione tra i coniugi in congiunzione con quello al rispetto della vita familiare e privata.

In particolare, i giudici sostengono che “se la regola che stabilisce che ai figli legittimi sia attribuito il cognome del padre può rivelarsi necessaria nella pratica, e non è necessariamente una violazione della convenzione europea dei diritti umani, l’inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell’iscrizione all’anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne”.

Nella sentenza i giudici sottolineano anche che la possibilità introdotta nel 2000 di aggiungere al nome paterno quello materno non è sufficiente a garantire l’eguaglianza tra i coniugi e che quindi le autorità italiane dovranno cambiare la legge o le pratiche interne per mettere fine alla violazione riscontrata.

”Pellegrinaggio in Terra Santa dal 24 al 26 maggio prossimo”

”Pellegrinaggio in Terra Santa dal 24 al 26 maggio prossimo”
A 50 anni esatti dal viaggio di Paolo VI, Papa Francesco ha annunciato oggi che sarà in Terra Santa alla fine di maggio. “Nel clima di gioia, tipico di questo tempo natalizio, desidero annunciare - ha detto dopo l’Angelus - che dal 24 al 26 maggio prossimo, a Dio piacendo, compirò un pellegrinaggio in Terra Santa”.

Francesco ha anche precisato che “le tappe saranno tre: Amman, Betlemme e Gerusalemme” e che “lo scopo principale è commemorare lo storico incontro tra il Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora, che avvenne esattamente il 5 gennaio, come oggi, di 50 anni fa”. “Presso il Santo Sepolcro - ha anticipato Francesco - celebreremo un Incontro Ecumenico con tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane di Gerusalemme, insieme al Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli. Fin da ora vi domando di pregare per questo pellegrinaggio”.

Il viaggio del gennaio 1964 in Terra Santa, primo di un Papa dell’epoca moderna fuori d’Italia, e l’incontro a Gerusalemme con Atenagora, cui seguì l’abolizione reciproca delle scomuniche tra cattolici e ortodossi, rappresentarono per Paolo VI, che utilizzò personalmente questa espressione, “come un colpo d’aratro, che ha smosso un terreno ormai indurito ed inerte”, ha sottolineato in un editoriale il direttore dell’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian.

“Ci siamo abbracciati una prima volta, poi una seconda e di nuovo e di nuovo. Come due fratelli che si ritrovano dopo una lunga separazione”, commentò Atenagora. “Avete tutti compreso che il mio viaggio non è stato soltanto un fatto singolare e spirituale: è diventato un avvenimento che può avere una grande importanza a livello storico, il punto di partenza di nuovi, grandi avvenimenti, che possono essere altamente benefici per la Chiesa e l’Umanità”, disse Paolo VI alla prima udienza generale tenuta dopo il viaggio in Terra Santa del gennaio 1963.

L’evento storico successivo a quell’abbraccio fu la rimozione delle scomuniche reciproche, il 7 dicembre 1965, simultaneamente a Roma e al Fanar. Si poneva fine a dieci secoli di separazione e di penosi dissapori tra cristiani. Da allora molti gesti nella stessa direzione sono stati compiuti dai successori dei protagonisti di allora ma, lamenta Papa Francesco che in maggio si recherà a Gerusalemme con Bartolomeo I, odierno patriarca ecumenico, non si sono trasformati in ulteriori reali passi avanti verso l’unità dei cristiani: le differenze teologiche emerse all’inizio del secondo millennio restano, in particolare sul ruolo del successore di Pietro.

“A me spetta, come Vescovo di Roma, rimanere aperto ai suggerimenti orientati ad un esercizio del mio ministero che lo renda più fedele al significato che Gesù Cristo intese dargli e alle necessità attuali dell’evangelizzazione”, ha però ammesso Francesco nell’Esortazione Apostolica “Evangelii gaudium”, ricordando che “anche il papato e le strutture centrali della Chiesa universale hanno bisogno di ascoltare l’appello ad una conversione pastorale”.

Papa Francesco ha rivolto oggi il suo saluto “con affetto” all’Associazione Italiana Maestri Cattolici: “vi incoraggio - ha detto - nel vostro lavoro educativo, è molto importante!”.

Erano presenti in piazza San Pietro oltre trecento docenti e dirigenti dell’Associazione degli insegnanti cattolici, a conclusione del XX Congresso nazionale dal titolo “Salviamo la scuola. L’impegno di tutti per il futuro del Paese”. I maestri Cattolici hanno fatto sentire il proprio affetto al Pontefice portando in Piazza uno striscione lungo cinque metri con scritto “L’AIMC saluta Papa Francesco”.

Un messaggio al Congresso è stato inviato venerdì dal segretario di Stato, Pietro Parolin. “Vi incoraggio, nel solco della lunga tradizione dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici, sostenuti dal magistero di Papa Francesco e dell’Episcopato italiano, a continuare ad animare con il lievito del Vangelo e dei valori cristiani l’ambiente scolastico, per la crescita umana, culturale e spirituale delle nuove generazioni”, ha scritto il nuovo segretario di Stato esprimendo “il proprio apprezzamento per l’impegno dell’AIMC che, in un momento per vari aspetti difficile, intende rinnovare con decisione il suo specifico servizio alla formazione degli insegnanti, a beneficio della scuola, delle famiglie e dell’intera società italiana”. “Mentre auguro che il XX Congresso sia un momento intenso di comunione, ascolto reciproco, discernimento e progettazione - ha concluso il segretario di Stato - di cuore invoco su quanti vi prenderanno parte, per intercessione di Maria Santissima, l’abbondanza delle celesti benedizioni”.

“Il Natale ci rivela l’amore immenso di Dio per l’umanità. Da qui deriva anche l’entusiasmo, la speranza di noi cristiani, che nella nostra povertà sappiamo di essere amati, di essere visitati, accompagnati da Dio”. Papa Francesco ha voluto sottolinearlo nel breve discorso che ha preceduto l’Angelus. Dunque, ha esortato, “guardiamo al mondo e alla storia come il luogo in cui camminare insieme con Lui e tra di noi, verso i cieli nuovi e la terra nuova”.

“Con la nascita di Gesù - ha ricordato il Pontefice - non solo è nato un mondo nuovo, ma anche un mondo che può essere sempre rinnovato”. Francesco ha citato il Vangelo di Giovanni: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. “In queste parole, che non finiscono mai di meravigliarci, c’è tutto il Cristianesimo! Dio - ha ricordato Bergoglio - si è fatto mortale, fragile come noi, ha condiviso la nostra condizione umana, eccetto il peccato, è entrato nella nostra storia, è diventato pienamente Dio-con-noi! La nascita di Gesù, allora, ci mostra che Dio ha voluto unirsi ad ogni uomo e ogni donna, ad ognuno di noi, per comunicarci la sua vita e la sua gioia”.

Secondo Francesco, “questa prossimità di Dio all’uomo, ad ogni uomo, è un dono che non tramonta mai!”. “Ecco - ha scandito - il lieto annuncio del Natale: la luce divina, che inondò i cuori della Vergine Maria e di san Giuseppe, e guidò i passi dei pastori e dei magi, brilla anche oggi per noi”.

“Dio è sempre presente a suscitare uomini nuovi, a purificare il mondo dal peccato che lo invecchia e lo corrompe”. Papa Francesco lo ha spiegato nel breve discorso che ha preceduto l’Angelus. “Per quanto la storia umana e quella personale di ciascuno di noi possa essere segnata dalle difficoltà e dalle debolezze, la fede nell’Incarnazione - ha chiarito - ci dice che Dio è solidale con l’uomo e con la sua storia”. “Nel mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio - però - c’è anche un aspetto legato alla libertà umana, alla libertà di ciascuno di noi”. E come accadde che “i suoi non lo hanno accolto”, e lo racconta il Vangelo, “anche noi - ha rilevato Francesco - tante volte lo rifiutiamo, preferiamo rimanere nella chiusura dei nostri errori e nell’angoscia dei nostri peccati”.

“Gesù - ha spiegato il Pontefice - non desiste e non smette di offrire se stesso e la sua grazia che ci salva!”. Nei giorni scorsi c’erano state polemiche riguardo ad un articolo di Eugenio Scalfari e in particolare per la frase “Papa Francesco ha abolito il peccato”. Come si evince dal breve discorso di oggi, il peccato è stato “abolito” da Gesù, ma la predicazione di Francesco sul tema della Misericordia rinnova questo annuncio che, evidentemente, era stato un po’ messo in ombra anche da parte dei cattolici impegnati nel dibattito pubblico, se risulta addirittura una novità. “Questo - ha scandito oggi Bergoglio - è un messaggio di salvezza, antico e sempre nuovo. E noi siamo chiamati a testimoniare con gioia questo messaggio del Vangelo della vita e della luce, della speranza e dell’amore”. Infine il Papa ha pregato: “Maria, Madre di Dio e nostra tenera Madre, ci sostenga sempre, perche rimaniamo fedeli alla vocazione cristiana e possiamo realizzare i desideri di giustizia e di pace che portiamo in noi all’inizio di questo nuovo anno”.

“I bambini fanno bei disegni, sono belli davvero, belli, belli, belli”. Papa Francesco ha manifestao così il suo entusiasmo e la sua gratitudine per i piccoli artisti che da tutto il mondo gli hanno inviato i loro lavoretti come dono di Natale. “Nelle scorse settimane - ha detto - mi sono arrivati da ogni parte del mondo tanti messaggi di auguri per il Santo Natale e per l’Anno Nuovo. E’ impossibile rispondere a tutti! Perciò desidero ringraziare di cuore i bambini, i giovani, gli anziani, le famiglie, le comunità parrocchiali e religiose, le associazioni, i movimenti e i diversi gruppi che hanno voluto manifestarmi affetto e vicinanza”. “Chiedo a tutti - ha concluso - di continuare a pregare per me e per questo servizio alla Chiesa. Grazie!”.

Il grande interesse di Papa Francesco per i disegni dei bambini è testimoniato anche da un episodio raccontato di recente dal cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, primate dell’Honduras e coordinato del Consiglio degli 8 cardinali per la riforma della Curia. “Dobbiamo portarci - ha spiegato - al 2007 in Brasile, ad Aparecida, dove Bergoglio è stato il relatore della V Conferenza Generale del Celam”, che raduna tutti gli episcopati latinoamericani. Da lì è emerso con forza l’appello ad aprirsi, ad andare verso le periferie, con una presa di coscienza che è scaturita anche dal contributo di un presule cileno che costruì il suo testo sulla base dei disegni dei bambini di seconda elementare, da lui consegnati al cardinale che sarebbe poi stato eletto Papa il 13 marzo scorso. “Le chiese - ha spiegato Maradiaga - i piccoli la disegnavano sempre con le porte chiuse e il sacerdote non c’era mai. Oppure era all’interno, nascosto”. Da quella presa di coscienza è nata “una linea forte: recuperare il cuore missionario e la passione per la carità”.

Alfano chiude su unioni civili: ”Prima pensare alla famiglia”

Alfano chiude su unioni civili: ”Prima pensare alla famiglia”
«Non si può pensare alle unioni civili senza pensare prima alle famiglie». Così il vicepremier Angelino Alfano, in un’intervista al Tg2, risponde ad uno dei punti del patto di coalizione proposti dal segretario Pd Matteo Renzi. Prudente anche sul superamento della Bossi-Fini: «Con la sicurezza degli italiani non si scherza».

Proprio ieri il sindaco di Firenze e neosegretario del Pd aveva scritto ai partiti a proposito del prossimo patto di coalizione: «Il Pd chiederà che ci sia un capitolo “Diritti civili” che comprenda le unioni per persone dello stesso sesso». Nello stesso capitolo compaiono anche le modifiche alla legge Bossi-Fini sull’immigrazione.

Cancellieri: ”Entro gennaio introdurrò il reato di omicidio stradale”

Cancellieri: ”Entro gennaio introdurrò il reato di omicidio stradale”
”Entro gennaio porterò in Consiglio dei Ministri un pacchetto di norme che conterrà anche l’introduzione del reato di omicidio stradale”. Il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, fa l’annuncio nel primo giorno dell’anno, a poche ore dall’incidente causato da un pirata della strada con due donne morte in Calabria. Del nuovo reato si parla da anni, è stato anche ipotizzato ”l’ergastolo della patente”, cioè il divieto assoluto di guidare nei casi più gravi.

A metà novembre anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano aveva annunciato la nascita di un gruppo di lavoro sul reato di omicidio stradale, insieme al ministero dei Trasporti. E poco dopo anche il sottosegretario alle Infrastrutture, Erasmo De Angelis, aveva sottolineato che il nuovo Codice della strada, all’esame del Parlamento, avrebbe previsto maggiore tutela degli utenti vulnerabili come pedoni e ciclisti e sanzioni molto più dure, con l’introduzione dell’omicidio stradale.

Oggi, interpellata telefonicamente dal Tg5, Cancellieri ha confermato l’intenzione di procedere già a gennaio in questa direzione, con l’obiettivo di colpire ”gli autori di questi reati, che sono gravi, per fare in modo che le vittime abbiano la giustizia che meritano. Spesso infatti le famiglie delle vittime si sentono offese nel loro dolore perché non hanno i riscontri che meriterebbero”.

Su questo tema, tra l’altro, si sono confrontati oggi Cancellieri ed Alfano: sul piano giuridico l’intervento non è semplicissimo ma sembra avvicinarsi il momento della decisione. Due giorni fa aveva lanciato un appello al Guardasigilli il padre di Stella Manzi, la bambina romana di 8 anni uccisa a Santo Stefano da un automobilista ubriaco, sotto effetto di droga e senza patente, che ieri è stato arrestato. Nei primi 11 mesi del 2013 - riporta l’Asaps, l’Associazione sostenitori Polstrada, sul proprio sito - sono stati rilevati 902 episodi gravi di pirateria con 105 morti e 1.089 sono rimaste ferite.

Il Papa: “Giustizia e pace iniziano a casa”

Il Papa: “Giustizia e pace iniziano a casa”
L’umanità ”deve fermarsi” nella strada della violenza e della guerra, e ”il coraggio del dialogo e della riconciliazione” deve prevalere ”sulle tentazioni di vendetta, di prepotenza, di corruzione”. Il grido del Papa contro i conflitti nel mondo si è levato ancora una volta oggi, mercoledì 1 gennaio, all’Angelus della 47/ma Giornata Mondiale della Pace dedicata quest’anno al tema della ”fraternità”, col nuovo appello di Francesco a non restare ”indifferenti e immobili” di fronte alle violenze e ingiustizie nel mondo e a impegnarsi collettivamente ”per costruire una società più giusta e solidale”. Nell’occasione il Papa ha voluto anche ringraziare il presidente Napolitano ”per le espressioni augurali” nel messaggio di fine anno e ha auspicato ”il contributo responsabile e solidale di tutti” perché l’Italia ”possa guardare al futuro con fiducia e speranza”.

L’augurio per il nuovo anno - Bergoglio ha avuto parole augurali per l’inizio d’anno, parlando nella messa in basilica ”di forza, di coraggio, di speranza” e affidando a Maria, essendo oggi la solennità della Madre di Dio, ”i desideri del nostro cuore, le nostre necessità, i bisogni del mondo intero, specialmente la fame e la sete di giustizia e di pace”. I veri auguri di Buon Anno li ha pronunciati poi al momento dell’Angelus, ma non - ha specificato - nel senso ”un po’ magico e un po’ fatalistico di un nuovo ciclo che inizia”. ”Il mio augurio è quello della Chiesa, è quello cristiano!”, ha spiegato indicando il fine del ”Regno di Dio, Regno di pace, di giustizia, di libertà nell’amore”.

“Impegno di tutti per costruire una società più giusta e solidale” - Dinnanzi a una Piazza San Pietro gremita da centomila fedeli, tra cui i partecipanti alla marcia ”Pace in tutte le terre” della Comunità di Sant’Egidio (”sono tanti, eh?”, ha osservato), Bergoglio si è soffermato sui temi della Giornata Mondiale della Pace, consegnando idealmente a tutti il suo messaggio diffuso lo scorso 12 dicembre. Ha richiamato alla ”responsabilità di operare affinché il mondo diventi una comunità di fratelli che si rispettano, si accettano nelle loro diversità e si prendono cura gli uni degli altri”. ”Siamo anche chiamati - ha detto - a renderci conto delle violenze e delle ingiustizie presenti in tante parti del mondo e che non possono lasciarci indifferenti e immobili: c’è bisogno dell’impegno di tutti per costruire una società veramente più giusta e solidale”.

“Incamminarci sulle vie della giustizia e della pace” - In questo primo giorno dell’anno, ha detto ancora il Papa, ”il Signore ci aiuti a incamminarci tutti con più decisione sulle vie della giustizia e della pace”. ”Incominciamo a casa - ha aggiunto, ancora ’a braccio’ -: giustizia e pace a casa, tra noi. Si comincia a casa e si va avanti nell’umanità, ma dobbiamo incominciare a casa”. Per Bergoglio, la pace ”richiede la forza della mitezza, la forza non violenta della verità e dell’amore”. Alla preghiera mariana ha quindi affidato alla Vergine ”il grido di pace delle popolazioni oppresse dalla guerra e dalla violenza, perché il coraggio del dialogo e della riconciliazione - è stato il suo appello - prevalga sulle tentazioni di vendetta, di prepotenza, di corruzione”. E perché ”il Vangelo della fraternità possa parlare ad ogni coscienza e abbattere i muri che impediscono ai nemici di riconoscersi fratelli”.

Terremoto in Campania e Molise di magnitudo 4.9

Terremoto in Campania e Molise di magnitudo 4.9
Tanta paura, gente in strada e qualche danno soprattutto ad alcune chiese del Casertano. Alle 18.08 la terra ha tremato tra le province di Caserta e Benevento, nella zona a ridosso del Matese, seminando il panico però anche in pieno centro a Napoli dove il terremoto si è avvertito distintamente essendo stato un evento superficiale, a 10,5 chilometri di profondità: in tanti, ai piani alti, hanno pensato con terrore al Vesuvio o a una riedizione del terribile sisma del novembre ’80 che colpì la Campania e la Basilicata.

Il sisma ha avuto una magnitudo di 4.9 ed è stato preceduto poco prima da un’altra scossa di magnitudo 2.7. I comuni più vicini all’epicentro sono stati Castello del Matese, Gioia Sannitica, Piedimonte Matese, San Gregorio Matese, San Potito Sannitico in provincia di Caserta e Cusano Mutri in quella di Benevento. Il Presidente del Consiglio Letta ha seguito l’evolversi della situazione attraverso il Dipartimento della Protezione civile. Muri e lampadari hanno ’ballatò, mentre nel Vesuviano chi abita ai piani alti ha visto cadere l’albero di Natale a terra. Verifiche e sopralluoghi attivati subito dopo il sisma hanno consentito di accertare che i danni sono stati abbastanza limitati, in particolare concentrati in alcune chiese di Piedimonte Matese (dove si è registrata anche la caduta di alcuni cornicioni), Alife e San Gregorio Matese.

A Maddaloni, sempre nel Casertano, un uomo in preda al panico è saltato dal piano rialzato di un’abitazione provocandosi, per fortuna, ferite giudicate non gravi. E’ andata peggio ad un’anziana donna di Cassino: spaventata dal sisma, e’ scesa in strada, ma un automobile l’ha investita. La donna, una pensionata, e’ stata soccorsa e trasporta in ospedale. Ha riportato la frattura di alcune costole e un trauma cranico. E’ grave ma non in pericolo di vita.

Telefoni in tilt, per diverse ore, nel Beneventano e nel Napoletano con comunicazioni diventate impossibili. Numerosi fedeli sono usciti dalle chiese mentre era in corso la messa serale, sia nel Sannio che in Irpinia. È Faicchio, al momento, il comune della provincia di Benevento a far registrare i primi danni provocati dalla scossa di terremoto di oggi. Dopo un sopralluogo tecnico è stata dichiarata inagibile la Chiesa «Santa Maria del Carmelo» al cui interno è crollata parzialmente la volta. Sempre a Faicchio in via precauzionale sono state fatte allontanare dalle case popolari sei famiglie. «Da un primo accertamento - dice il sindaco Mario Borrelli - abbiamo riscontrato una lesione importante alle mura della palazzina delle case popolari».

Scene di panico anche nel Molise: i turisti presenti nella località sciistica di Campitello Matese si sono riversati sui piazzali degli alberghi. La scossa è stata talmente forte da essere avvertita anche a Roma, dove sono state diverse le segnalazioni al 113, e in Ciociaria. Nelle strade affollate dello shopping a Napoli il passaparola è stato immediato. Tra le persone scese in strada anche turisti spaventati che si trovavano in albergo per i giorni di Capodanno. Sono stati subito attivati dalla Protezione Civile della Campania i Centri di coordinamento soccorsi presso le Prefetture di Napoli, Caserta e Benevento mentre soprattutto nei centri più isolati delle zone colpite i carabinieri hanno dato sostegno alla popolazione, in particolare ai più anziani.

Nel Sannio, in diversi centri, si sono riviste scene che hanno richiamato alla memoria il dramma del 1980. Tra i più giovani, qualcuno che non aveva mai vissuto l’esperienza di una scossa ha chiesto ai più anziani: «Ma quella volta andò proprio così?». In strada, l’unica via di fuga dalle case e dalla paura è stata proprio la strada. In provincia di Napoli è rientrato un falso allarme legato alle lesioni di un vecchio stabile in via Nazionale delle Puglie a Casoria. Si temeva che fosse pericolante in seguito alla scossa di stasera ma si è accertato che erano preesistenti all’episodio di oggi.

E intanto i geologi campani rilanciano l’allarme. Lo fa Francesco Peduto, presidente regionale: «Occorre al più presto rendere operativi i piani di Protezione civile comunali e istituire il fascicolo di fabbricato». La paura resta. Nel Casertano e in alcune zone del Sannio c’è chi, per precauzione, si prepara a trascorrere la notte in auto.

«Abbiamo visto la morte in faccia». Forse queste parole fotografano meglio di altre lo stato d’animo degli abitanti di Piedimonte Matese (Caserta), uno dei comuni-epicentro del sisma magnitudo 4.9 che questa sera ha fatto tremare la terra in Campania. «Sembrava di essere tornati al 23 novembre 1980, per fortuna è durata poco, ma la paura è stata tanta». È questo il ritornello che di bocca in bocca ripetono gli abitanti. Testimoni raccontano scene di panico soprattutto all’uscita delle chiese dove erano in corso le funzioni vespertine: «Ci siamo buttati fuori tutti insieme, si è creata una calca per fortuna ordinata». Proprio la chiesa di Ave Gratia Plena, un edificio del ’600, sembra aver riportato qualche danno come il crollo di alcuni stucchi. Il tutto, però,in un contesto che, al momento, non sembra segnalare particolari criticità. Sono in corso verifiche in alcuni stabili di via Aldo Moro, zona popolare del centro, dove vengono segnalate alcune crepe nelle mura. I residenti hanno spontaneamente abbandonato lo stabile. Piazza Roma, il centro di Piedimonte Matese (Caserta) nella quale ha sede il palazzo del Municipio, è stata in serata transennata da un lato a causa del cedimento di un pezzo di cornicione dell’edificio comunale effetto della scossa di terremoto registratasi oggi. Nonostante siano trascorse più di cinque ore dal sisma, sono ancora tanti i cittadini del centro alle pendici del Matese che affollano la piazza.

La scossa è stata registrata dalla sala operativa dell’Ingv, che ha segnalato una magnitudo di 4.9. L’epicentro sarebbe in provincia di Caserta, tra Castello e Piedimonte Matese, un’area prossima al Sannio da un lato e alla provincia di Isernia dall’altro, a 10,5 chilometri di profondità. I comuni entro 10 chilometri dall’epicentro sono Castello del Matese, Gioia Sannitica, Piedimonte Matese, San Gregorio Matese, San Potito Sannitico, in provincia di Caserta, e Cusano Mutri, in provincia di Benevento.

Campania Molte persone sono scese in strada a Napoli, in particolare quelle che si trovavano ai piani alti di abitazioni, in seguito al forte terremoto avvertito nel pomeriggio. Diversi anche i turisti spaventati che sono usciti dagli alberghi nei quali alloggiano in questi giorni di festività. Momenti di paura si sono registrati nell’Avellinese. Molti i fedeli che stavano partecipando alla messa del pomeriggio. Stessa situazione anche nel Beneventano dove al momento, comunque, non si registrano danni.

«Al momento non si registrano danni a persone o cose. Utilizziamo i cellulari solo per estrema necessità per qualche ora». Così su twitter il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.

Qualcuno ha pensato subito al Vesuvio, qualcun altro è subito tornato con la mente alla terribile scossa del terremoto ’80 che devastò l’Irpinia e la Basilicata. Così tanti napoletani sono scesi dalle loro case, in particolare dai piani alti, sia in città che a ridosso del vulcano, soprattutto a Torre del Greco. Moltissime le richieste di informazioni ai vigili del fuoco. In tilt il sito internet dell’Osservatorio Vesuviano ”stressato” dall’eccessivo numero di collegamenti.

Il sindaco di Benevento, Fausto Pepe, ha convocato una riunione del Centro operativo comunale di Protezione civile, per fare il punto su eventuali conseguenze della scossa di terremoto che è stata avvertita anche nel capoluogo sannita. Non risultano al momento danni a persone o cose, solo grande paura tra la cittadinanza. Molte persone sono ancora in strada dopo essere uscite dalle abitazioni al momento della scossa.

La scossa di terremoto delle 18,08 è stata avvertita in tutta l’area flegrea, la zona nota per il fenomeno del bradisismo, cioè il movimento del suolo verificatosi nel corso degli ultimi anni anche con terremoti. A Pozzuoli i residenti del megaquartiere di Monterusciello si sono riversati in strada per la paura, come a Licola, ad Arco Felice e nella zona di via Campana, rione Artiaco. In maniera distinta è stata avvertita anche nella zona della Solfatara, nei pressi del vulcano. Anche qui scene di panico e gente in strada per qualche ora. Il sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia, subito dopo l’evento ha allertato due squadre della polizia municipale per controllare e verificare sul territorio eventuali situazioni di danno. Al momento non sono stati riscontrati danni a persone e cose. La scossa è stata avvertita in maniera distinta anche nei comuni di Monte di Procida e Quarto.

L’area tra le province di Caserta e Benevento dove si è verificato il terremoto di questo pomeriggio è notoriamente sismica. Lo sottolinea Marcello Martini, sismologo dell’Osservatorio Vesuviano e già direttore della struttura. «L’epicentro - spiega Martini - è quello dell’area a ridosso del Matese, a cinque-sei chilometri dai centri di San Potito Sannitico, San Gregorio Matese e Castello del Matese. Il terremoto è stato avvertito in maniera sensibile anche a Napoli essendosi verificato a un livello superficiale. All’evento sono poi seguite altre repliche di magnitudo inferiore». Nessuna ’sorpresà di fronte all’evento sismico perchè l’area interessata rientra in quelle catalogate come a rischio.

Molise Molta gente è scesa in strada a Campobasso e Isernia. Il sisma è stato avvertito nettamente ai confini con l’Abruzzo e in particolar modo a Bojano vicino ai Monti del Matese. Secondo una prima ricostruzione sarebbero state due le scosse proprio al confine con la Campania. La scorsa settimana in Molise si erano avvertite altre 5 scosse con epicentro nei comuni del sisma del 2002, quella più forte si era verificata nel primo pomeriggio del 20 dicembre con intesità di 3,8.

«Sto girando la città e al momento non si segnalano danni, solo tanta paura tra la gente». Il sindaco di Campobasso Luigi Di Bartolomeo subito dopo la forte scossa ha avviato una serie di verifiche con Protezione Civile e Vigili del fuoco e per ora esclude particolari problemi. «Stiamo facendo tutte le verifiche necessarie - spiega - e la situazione è sotto controllo. Èchiaro che c’è stata tanta paura tra la popolazione perchè la scossa è stata forte ed è stata avvertita nettamente ovunque».

Grande paura ma non sembrano esserci danni a Isernia. Il sisma è stato preceduto da un boato fortissimo, ed è durato circa 15 secondi in due riprese. I centralini di Prefettura e Vigili del Fuoco sono stati presi d’assalto solo per il panico, ma non ci sono state comunicazioni di pericoli o guasti alle case.

Momenti di panico a Campitello, la più importante località sciistica del Matese, dopo la forte scossa registrata sul massiccio appenninico a cavallo tra Molise e Campania. Centinaia di turisti si sono riversati nei piazzali e nei parcheggi della località: gli alberghi di Campitello Matese, località molisana più vicina all’epicentro, sono strapieni di villeggianti dalle regioni vicine.

Sono diverse le persone in Molise colpite da lievi malori. Alcune di loro hanno dovuto far ricorso alle cure mediche, ma non si registra alcun caso grave. «Si tratta solo episodi dovuti al forte spavento» spiegano dal 118.

Lazio Il terremoto è stato avvertito nitidamente anche ai piani bassi del sud Lazio, tra le province di Latina e Frosinone. A Cassino, in particolare, la gente è scesa in strada intasando le linee centralini di vigili del fuoco e polizia per chiedere informazioni su quanto accaduto. Al momento, non si segnalano danni nel Lazio.

La scossa è stata avvertita anche a Roma, soprattutto nella zona sud della città. La Questura di Roma «a seguito di diverse segnalazioni al 113, da parte di cittadini che riferivano di aver avvertito una lieve scossa di terremoto» ha contattato la Protezione Civile che ha confermato che si trattava proprio dell’evento sismico con epicentro tra le province di Caserta e Benevento.

Abruzzo «Ho sentito nitidamente il terremoto. La poltrona su cui ero seduta si è mossa ripetutamente ed anche le piante hanno iniziato a ballare. Sono rimasta in casa ma ho avuto paura». Così una anziana di Termoli, residente in via De Gasperi, ha avvertito nitidamente la seconda scossa sismica di 4.9 che ha avuto come ancora una volta come epicentro Piedimonte Matese ad una profondità di 10.5 chilometri. Qualche minuto dopo una terza scossa di 2.7 sempre nello stesso punto. Alle 18.44 una quarta scossa di 2.7 con epicentro a Castello del Matese, in provincia di Caserta. Quattro le scosse fino a questo momento che si sono susseguite una dietro l’altra. La scossa avvertata in Molise ed anche in Abruzzo è stata quella di 4.9. «L’abbiamo sentito chiaramente - ha dichiarato una famiglia residente in via Mario Milano a Termoli -. I mobili si sono mossi ed anche i lampadari. Le palline dell’albero di Natale tremavano. È stata forte. Abbiamo avuto paura». Il sisma è stato sentito anche a Vasto (Chieti).

«Permesso, grazie e scusi», le tre parole per la pace e la gioia nelle famiglie

«Permesso, grazie e scusi»,  le tre parole per la pace e la gioia nelle famiglie
Affacciato in piazza San Pietro stracolma di folla, al punto che gli ultimi arrivati si sono dovuti fermare in via della Conciliazione, Papa Francesco domenica mattina ha recitato l’Angelus dedicandolo alla famiglia, alla fuga in Egitto di Gesù e ai migranti di tutto il mondo. Ricordando tre parole chiave per vivere in pace e con la gioia all’interno della famiglia: «permesso, grazie e scusi». Spiegandole così: «Quando in una famiglia non si è invadenti, si chiede permesso; quando in una famiglia non si è egoisti, si impara a dire grazie e - infine - quando uno si accorge di aver fatto una cosa brutta e sa chiedere scusa, ecco in quella famiglia c’è pace e c’è gioia».

«La situazione drammatica dei profughi, segnata da paura disagi e incertezze è una triste realtà. I profughi ogni giorno fuggono dalla fame e dalla guerra, alla ricerca di una vita dignitosa per sé e per le proprie famiglie. Vanno in terre lontane e quando trovano lavoro non sempre incontrano accoglienza vera, rispetto e apprezzamento dei valori di cui sono portatori. Le loro legittime aspettative si scontrano con situazioni complesse e difficoltà che sembrano a volte insuperabili, perciò pensiamo al dramma dei rifugiati che sono vittime del rifiuto e dello sfruttamento, vittime della tratta delle persone e del lavoro schiavo».

«Pensiamo anche ad altri esiliati, io li chiamerei esiliati nascosti, quelli che possono essere all’interno delle famiglie stesse, gli anziani - ad esempio - che a volte vengono trattati come presenze ingombranti. Molte volte penso che per sapere come va una famiglia, bisogna vedere come si trattano in essa i bambini e gli anziani».

«Gesù ha voluto appartenere a una famiglia perché nessuno si senta escluso, la fuga in Egitto a causa delle minacce di Erode ci mostra che Dio è dove l’uomo soffre, sperimenta il rifiuto e l’abbandono. Ma Dio è anche dove l’uomo sogna e spera di tornare in patria, progetta per la dignità sua e dei suoi famigliari».

«Oggi l’esempio che fa bene alle nostre famiglie è la semplicità, che le fa diventare comunità di amore e riconciliazione, dove si sperimenta la tenerezza e l’aiuto vicendevole. Ricordate sono tre le parole chiave per vivere in pace in gioia in famiglia: permesso, grazie e scusi».

«Vorrei anche incoraggiare le famiglie a prendere coscienza dell’importanza che hanno nella chiesa e nella società. Preghiamo perché ogni famiglia compia la missione che Dio gli ha affidato. Il prossimo Sinodo dei Vescovi affronterà il tema della famiglia, per questo oggi, festa della Santa famiglia, desidero affidare a Gesù Giuseppe e Maria questo lavoro sinodale, pregando per le famiglie di tutto il mondo». E dopo aver salutato tutte le delegazioni presenti in piazza San Pietro, il pontefice come di consueto ha augurato «buona domenica e buon pranzo, arrivederci».
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