“La nostra preghiera non può ridursi ad un'ora, la domenica; è importante avere un rapporto quotidiano con il Signore.”
“Seguire Gesù significa condividere il suo amore misericordioso per ogni essere umano”
“Per conoscere il Signore, è importante frequentarlo: ascoltarlo in silenzio davanti al Tabernacolo, accostarsi ai Sacramenti.”
“Partecipiamo troppo spesso alla globalizzazione dell´indifferenza; cerchiamo invece di vivere una solidarietà globale.”
venerdì 28 aprile 2017 - S. Valeria vergine
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Caro San Francesco Ti supplico aiutami affinché la mia situazione lavorativa prenda una direzione diversa; invoco il Tuo Patrocinio affinché le forze del male non prevalgano sul male che dilaga nel mio posto di lavoro. Ti prego aiutami. silvana     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Caro San Francesco ti prego di intercedere per la famiglia di nostra figlia.Aiutali a vivere con l’amore e la fede. Grazie per il tuo amore.     •     Caro San Francesco ti prego di intercedere per nostro figlio. Attraversa un periodo molto difficile. Da che non si allontani dalla fede e che possa guardare al futuro con più fiducia e serenità. Grazie per il tuo amore.     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Carissimo San Francesco aiuta e proteggi nostra figlio. Attraversa un momento molto difficile della sua vita e noi con lui. Ha tanto bisogno dell’amore di Dio e di non allontanarsi dalla fede. Ti prego di intercedere per lui. GRAZIE PER IL TUO AMORE.     •     Carissimo San Francesco aiuta e proteggi nostra figlia e la sua famiglia. Fai sì che lo Spirito Santo dimori nella loro casa e che la loro unione si rafforzi sempre di più . GRAZIE PER IL TUO AMORE.     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     San Francesco, intercedi per me presso il Padre, affinchè anche io possa avere una mia famiglia
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Strasburgo condanna l’Italia: è un diritto poter dare ai figli il cognome materno

Strasburgo condanna l’Italia: è un diritto poter dare ai figli il cognome materno
La bacchettata di Strasburgo: i genitori devono poter scegliere di dare solo cognome materno. La Corte europea dei diritti umani ha infatti condannato l’Italia per aver violato i diritti di una coppia di coniugi avendogli negato la possibilità di attribuire alla figlia il cognome della madre invece di quello del padre.

Nella sentenza, che diverrà definitiva tra 3 mesi, i giudici indicano che l’Italia “deve adottare riforme” legislative o di altra natura per rimediare alla violazione riscontrata.

A fare ricorso alla Corte di Strasburgo sono stati i coniugi milanesi Alessandra Cusan e Luigi Fazzo, cui lo Stato italiano ha impedito di registrare all’anagrafe la figlia Maddalena, nata il 26 aprile 1999, con il cognome materno anziché quello paterno. La coppia che sin da allora si è battuta per vedersi riconosciuto questo diritto, ha vinto oggi a Strasburgo.

I giudici della Corte hanno infatti condannato l’Italia per avere violato il diritto di non discriminazione tra i coniugi in congiunzione con quello al rispetto della vita familiare e privata.

In particolare, i giudici sostengono che “se la regola che stabilisce che ai figli legittimi sia attribuito il cognome del padre può rivelarsi necessaria nella pratica, e non è necessariamente una violazione della convenzione europea dei diritti umani, l’inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell’iscrizione all’anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne”.

Nella sentenza i giudici sottolineano anche che la possibilità introdotta nel 2000 di aggiungere al nome paterno quello materno non è sufficiente a garantire l’eguaglianza tra i coniugi e che quindi le autorità italiane dovranno cambiare la legge o le pratiche interne per mettere fine alla violazione riscontrata.

Alfano chiude su unioni civili: ”Prima pensare alla famiglia”

Alfano chiude su unioni civili: ”Prima pensare alla famiglia”
«Non si può pensare alle unioni civili senza pensare prima alle famiglie». Così il vicepremier Angelino Alfano, in un’intervista al Tg2, risponde ad uno dei punti del patto di coalizione proposti dal segretario Pd Matteo Renzi. Prudente anche sul superamento della Bossi-Fini: «Con la sicurezza degli italiani non si scherza».

Proprio ieri il sindaco di Firenze e neosegretario del Pd aveva scritto ai partiti a proposito del prossimo patto di coalizione: «Il Pd chiederà che ci sia un capitolo “Diritti civili” che comprenda le unioni per persone dello stesso sesso». Nello stesso capitolo compaiono anche le modifiche alla legge Bossi-Fini sull’immigrazione.

Cancellieri: ”Entro gennaio introdurrò il reato di omicidio stradale”

Cancellieri: ”Entro gennaio introdurrò il reato di omicidio stradale”
”Entro gennaio porterò in Consiglio dei Ministri un pacchetto di norme che conterrà anche l’introduzione del reato di omicidio stradale”. Il ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, fa l’annuncio nel primo giorno dell’anno, a poche ore dall’incidente causato da un pirata della strada con due donne morte in Calabria. Del nuovo reato si parla da anni, è stato anche ipotizzato ”l’ergastolo della patente”, cioè il divieto assoluto di guidare nei casi più gravi.

A metà novembre anche il ministro dell’Interno Angelino Alfano aveva annunciato la nascita di un gruppo di lavoro sul reato di omicidio stradale, insieme al ministero dei Trasporti. E poco dopo anche il sottosegretario alle Infrastrutture, Erasmo De Angelis, aveva sottolineato che il nuovo Codice della strada, all’esame del Parlamento, avrebbe previsto maggiore tutela degli utenti vulnerabili come pedoni e ciclisti e sanzioni molto più dure, con l’introduzione dell’omicidio stradale.

Oggi, interpellata telefonicamente dal Tg5, Cancellieri ha confermato l’intenzione di procedere già a gennaio in questa direzione, con l’obiettivo di colpire ”gli autori di questi reati, che sono gravi, per fare in modo che le vittime abbiano la giustizia che meritano. Spesso infatti le famiglie delle vittime si sentono offese nel loro dolore perché non hanno i riscontri che meriterebbero”.

Su questo tema, tra l’altro, si sono confrontati oggi Cancellieri ed Alfano: sul piano giuridico l’intervento non è semplicissimo ma sembra avvicinarsi il momento della decisione. Due giorni fa aveva lanciato un appello al Guardasigilli il padre di Stella Manzi, la bambina romana di 8 anni uccisa a Santo Stefano da un automobilista ubriaco, sotto effetto di droga e senza patente, che ieri è stato arrestato. Nei primi 11 mesi del 2013 - riporta l’Asaps, l’Associazione sostenitori Polstrada, sul proprio sito - sono stati rilevati 902 episodi gravi di pirateria con 105 morti e 1.089 sono rimaste ferite.

Terremoto in Campania e Molise di magnitudo 4.9

Terremoto in Campania e Molise di magnitudo 4.9
Tanta paura, gente in strada e qualche danno soprattutto ad alcune chiese del Casertano. Alle 18.08 la terra ha tremato tra le province di Caserta e Benevento, nella zona a ridosso del Matese, seminando il panico però anche in pieno centro a Napoli dove il terremoto si è avvertito distintamente essendo stato un evento superficiale, a 10,5 chilometri di profondità: in tanti, ai piani alti, hanno pensato con terrore al Vesuvio o a una riedizione del terribile sisma del novembre ’80 che colpì la Campania e la Basilicata.

Il sisma ha avuto una magnitudo di 4.9 ed è stato preceduto poco prima da un’altra scossa di magnitudo 2.7. I comuni più vicini all’epicentro sono stati Castello del Matese, Gioia Sannitica, Piedimonte Matese, San Gregorio Matese, San Potito Sannitico in provincia di Caserta e Cusano Mutri in quella di Benevento. Il Presidente del Consiglio Letta ha seguito l’evolversi della situazione attraverso il Dipartimento della Protezione civile. Muri e lampadari hanno ’ballatò, mentre nel Vesuviano chi abita ai piani alti ha visto cadere l’albero di Natale a terra. Verifiche e sopralluoghi attivati subito dopo il sisma hanno consentito di accertare che i danni sono stati abbastanza limitati, in particolare concentrati in alcune chiese di Piedimonte Matese (dove si è registrata anche la caduta di alcuni cornicioni), Alife e San Gregorio Matese.

A Maddaloni, sempre nel Casertano, un uomo in preda al panico è saltato dal piano rialzato di un’abitazione provocandosi, per fortuna, ferite giudicate non gravi. E’ andata peggio ad un’anziana donna di Cassino: spaventata dal sisma, e’ scesa in strada, ma un automobile l’ha investita. La donna, una pensionata, e’ stata soccorsa e trasporta in ospedale. Ha riportato la frattura di alcune costole e un trauma cranico. E’ grave ma non in pericolo di vita.

Telefoni in tilt, per diverse ore, nel Beneventano e nel Napoletano con comunicazioni diventate impossibili. Numerosi fedeli sono usciti dalle chiese mentre era in corso la messa serale, sia nel Sannio che in Irpinia. È Faicchio, al momento, il comune della provincia di Benevento a far registrare i primi danni provocati dalla scossa di terremoto di oggi. Dopo un sopralluogo tecnico è stata dichiarata inagibile la Chiesa «Santa Maria del Carmelo» al cui interno è crollata parzialmente la volta. Sempre a Faicchio in via precauzionale sono state fatte allontanare dalle case popolari sei famiglie. «Da un primo accertamento - dice il sindaco Mario Borrelli - abbiamo riscontrato una lesione importante alle mura della palazzina delle case popolari».

Scene di panico anche nel Molise: i turisti presenti nella località sciistica di Campitello Matese si sono riversati sui piazzali degli alberghi. La scossa è stata talmente forte da essere avvertita anche a Roma, dove sono state diverse le segnalazioni al 113, e in Ciociaria. Nelle strade affollate dello shopping a Napoli il passaparola è stato immediato. Tra le persone scese in strada anche turisti spaventati che si trovavano in albergo per i giorni di Capodanno. Sono stati subito attivati dalla Protezione Civile della Campania i Centri di coordinamento soccorsi presso le Prefetture di Napoli, Caserta e Benevento mentre soprattutto nei centri più isolati delle zone colpite i carabinieri hanno dato sostegno alla popolazione, in particolare ai più anziani.

Nel Sannio, in diversi centri, si sono riviste scene che hanno richiamato alla memoria il dramma del 1980. Tra i più giovani, qualcuno che non aveva mai vissuto l’esperienza di una scossa ha chiesto ai più anziani: «Ma quella volta andò proprio così?». In strada, l’unica via di fuga dalle case e dalla paura è stata proprio la strada. In provincia di Napoli è rientrato un falso allarme legato alle lesioni di un vecchio stabile in via Nazionale delle Puglie a Casoria. Si temeva che fosse pericolante in seguito alla scossa di stasera ma si è accertato che erano preesistenti all’episodio di oggi.

E intanto i geologi campani rilanciano l’allarme. Lo fa Francesco Peduto, presidente regionale: «Occorre al più presto rendere operativi i piani di Protezione civile comunali e istituire il fascicolo di fabbricato». La paura resta. Nel Casertano e in alcune zone del Sannio c’è chi, per precauzione, si prepara a trascorrere la notte in auto.

«Abbiamo visto la morte in faccia». Forse queste parole fotografano meglio di altre lo stato d’animo degli abitanti di Piedimonte Matese (Caserta), uno dei comuni-epicentro del sisma magnitudo 4.9 che questa sera ha fatto tremare la terra in Campania. «Sembrava di essere tornati al 23 novembre 1980, per fortuna è durata poco, ma la paura è stata tanta». È questo il ritornello che di bocca in bocca ripetono gli abitanti. Testimoni raccontano scene di panico soprattutto all’uscita delle chiese dove erano in corso le funzioni vespertine: «Ci siamo buttati fuori tutti insieme, si è creata una calca per fortuna ordinata». Proprio la chiesa di Ave Gratia Plena, un edificio del ’600, sembra aver riportato qualche danno come il crollo di alcuni stucchi. Il tutto, però,in un contesto che, al momento, non sembra segnalare particolari criticità. Sono in corso verifiche in alcuni stabili di via Aldo Moro, zona popolare del centro, dove vengono segnalate alcune crepe nelle mura. I residenti hanno spontaneamente abbandonato lo stabile. Piazza Roma, il centro di Piedimonte Matese (Caserta) nella quale ha sede il palazzo del Municipio, è stata in serata transennata da un lato a causa del cedimento di un pezzo di cornicione dell’edificio comunale effetto della scossa di terremoto registratasi oggi. Nonostante siano trascorse più di cinque ore dal sisma, sono ancora tanti i cittadini del centro alle pendici del Matese che affollano la piazza.

La scossa è stata registrata dalla sala operativa dell’Ingv, che ha segnalato una magnitudo di 4.9. L’epicentro sarebbe in provincia di Caserta, tra Castello e Piedimonte Matese, un’area prossima al Sannio da un lato e alla provincia di Isernia dall’altro, a 10,5 chilometri di profondità. I comuni entro 10 chilometri dall’epicentro sono Castello del Matese, Gioia Sannitica, Piedimonte Matese, San Gregorio Matese, San Potito Sannitico, in provincia di Caserta, e Cusano Mutri, in provincia di Benevento.

Campania Molte persone sono scese in strada a Napoli, in particolare quelle che si trovavano ai piani alti di abitazioni, in seguito al forte terremoto avvertito nel pomeriggio. Diversi anche i turisti spaventati che sono usciti dagli alberghi nei quali alloggiano in questi giorni di festività. Momenti di paura si sono registrati nell’Avellinese. Molti i fedeli che stavano partecipando alla messa del pomeriggio. Stessa situazione anche nel Beneventano dove al momento, comunque, non si registrano danni.

«Al momento non si registrano danni a persone o cose. Utilizziamo i cellulari solo per estrema necessità per qualche ora». Così su twitter il sindaco di Napoli, Luigi De Magistris.

Qualcuno ha pensato subito al Vesuvio, qualcun altro è subito tornato con la mente alla terribile scossa del terremoto ’80 che devastò l’Irpinia e la Basilicata. Così tanti napoletani sono scesi dalle loro case, in particolare dai piani alti, sia in città che a ridosso del vulcano, soprattutto a Torre del Greco. Moltissime le richieste di informazioni ai vigili del fuoco. In tilt il sito internet dell’Osservatorio Vesuviano ”stressato” dall’eccessivo numero di collegamenti.

Il sindaco di Benevento, Fausto Pepe, ha convocato una riunione del Centro operativo comunale di Protezione civile, per fare il punto su eventuali conseguenze della scossa di terremoto che è stata avvertita anche nel capoluogo sannita. Non risultano al momento danni a persone o cose, solo grande paura tra la cittadinanza. Molte persone sono ancora in strada dopo essere uscite dalle abitazioni al momento della scossa.

La scossa di terremoto delle 18,08 è stata avvertita in tutta l’area flegrea, la zona nota per il fenomeno del bradisismo, cioè il movimento del suolo verificatosi nel corso degli ultimi anni anche con terremoti. A Pozzuoli i residenti del megaquartiere di Monterusciello si sono riversati in strada per la paura, come a Licola, ad Arco Felice e nella zona di via Campana, rione Artiaco. In maniera distinta è stata avvertita anche nella zona della Solfatara, nei pressi del vulcano. Anche qui scene di panico e gente in strada per qualche ora. Il sindaco di Pozzuoli, Vincenzo Figliolia, subito dopo l’evento ha allertato due squadre della polizia municipale per controllare e verificare sul territorio eventuali situazioni di danno. Al momento non sono stati riscontrati danni a persone e cose. La scossa è stata avvertita in maniera distinta anche nei comuni di Monte di Procida e Quarto.

L’area tra le province di Caserta e Benevento dove si è verificato il terremoto di questo pomeriggio è notoriamente sismica. Lo sottolinea Marcello Martini, sismologo dell’Osservatorio Vesuviano e già direttore della struttura. «L’epicentro - spiega Martini - è quello dell’area a ridosso del Matese, a cinque-sei chilometri dai centri di San Potito Sannitico, San Gregorio Matese e Castello del Matese. Il terremoto è stato avvertito in maniera sensibile anche a Napoli essendosi verificato a un livello superficiale. All’evento sono poi seguite altre repliche di magnitudo inferiore». Nessuna ’sorpresà di fronte all’evento sismico perchè l’area interessata rientra in quelle catalogate come a rischio.

Molise Molta gente è scesa in strada a Campobasso e Isernia. Il sisma è stato avvertito nettamente ai confini con l’Abruzzo e in particolar modo a Bojano vicino ai Monti del Matese. Secondo una prima ricostruzione sarebbero state due le scosse proprio al confine con la Campania. La scorsa settimana in Molise si erano avvertite altre 5 scosse con epicentro nei comuni del sisma del 2002, quella più forte si era verificata nel primo pomeriggio del 20 dicembre con intesità di 3,8.

«Sto girando la città e al momento non si segnalano danni, solo tanta paura tra la gente». Il sindaco di Campobasso Luigi Di Bartolomeo subito dopo la forte scossa ha avviato una serie di verifiche con Protezione Civile e Vigili del fuoco e per ora esclude particolari problemi. «Stiamo facendo tutte le verifiche necessarie - spiega - e la situazione è sotto controllo. Èchiaro che c’è stata tanta paura tra la popolazione perchè la scossa è stata forte ed è stata avvertita nettamente ovunque».

Grande paura ma non sembrano esserci danni a Isernia. Il sisma è stato preceduto da un boato fortissimo, ed è durato circa 15 secondi in due riprese. I centralini di Prefettura e Vigili del Fuoco sono stati presi d’assalto solo per il panico, ma non ci sono state comunicazioni di pericoli o guasti alle case.

Momenti di panico a Campitello, la più importante località sciistica del Matese, dopo la forte scossa registrata sul massiccio appenninico a cavallo tra Molise e Campania. Centinaia di turisti si sono riversati nei piazzali e nei parcheggi della località: gli alberghi di Campitello Matese, località molisana più vicina all’epicentro, sono strapieni di villeggianti dalle regioni vicine.

Sono diverse le persone in Molise colpite da lievi malori. Alcune di loro hanno dovuto far ricorso alle cure mediche, ma non si registra alcun caso grave. «Si tratta solo episodi dovuti al forte spavento» spiegano dal 118.

Lazio Il terremoto è stato avvertito nitidamente anche ai piani bassi del sud Lazio, tra le province di Latina e Frosinone. A Cassino, in particolare, la gente è scesa in strada intasando le linee centralini di vigili del fuoco e polizia per chiedere informazioni su quanto accaduto. Al momento, non si segnalano danni nel Lazio.

La scossa è stata avvertita anche a Roma, soprattutto nella zona sud della città. La Questura di Roma «a seguito di diverse segnalazioni al 113, da parte di cittadini che riferivano di aver avvertito una lieve scossa di terremoto» ha contattato la Protezione Civile che ha confermato che si trattava proprio dell’evento sismico con epicentro tra le province di Caserta e Benevento.

Abruzzo «Ho sentito nitidamente il terremoto. La poltrona su cui ero seduta si è mossa ripetutamente ed anche le piante hanno iniziato a ballare. Sono rimasta in casa ma ho avuto paura». Così una anziana di Termoli, residente in via De Gasperi, ha avvertito nitidamente la seconda scossa sismica di 4.9 che ha avuto come ancora una volta come epicentro Piedimonte Matese ad una profondità di 10.5 chilometri. Qualche minuto dopo una terza scossa di 2.7 sempre nello stesso punto. Alle 18.44 una quarta scossa di 2.7 con epicentro a Castello del Matese, in provincia di Caserta. Quattro le scosse fino a questo momento che si sono susseguite una dietro l’altra. La scossa avvertata in Molise ed anche in Abruzzo è stata quella di 4.9. «L’abbiamo sentito chiaramente - ha dichiarato una famiglia residente in via Mario Milano a Termoli -. I mobili si sono mossi ed anche i lampadari. Le palline dell’albero di Natale tremavano. È stata forte. Abbiamo avuto paura». Il sisma è stato sentito anche a Vasto (Chieti).

Ecco tutti gli aumenti dal 1° gennaio

Ecco tutti gli aumenti dal 1° gennaio
Dal primo gennaio sarà più caro anche spedire una lettera e una raccomandata. Perfino consumare un caffè o una bibita alla macchinetta. E anche su benzina e gasolio tira una brutta aria: in questi giorni di festa i distributori hanno fatto registrare forti rincari in mancanza come al solito di concorrenza ed efficienza di sistema.

Poi ci sono i trasporti locali che in molte Regioni - come il Piemonte - dal 15 dicembre hanno messo a segno aumenti medi del 20% colpendo soprattutto i pendolari. Senza contare che i pedaggi autostradali regionali - dopo che in aprile scorso la rete nazionale ha portato a casa un adeguamento medio del 3% circa - stanno cercando di recuperare: dal primo di gennaio, per esempio, salirà del 12,91% il pedaggio delle Autovie venete. Ma la parte del leone in questa corsa ai rincari verrà ricoperta dalla nuova versione della Tares, l’imposta locale sui rifiuti che verrà pagata dagli inquilini, per la quale secondo i calcoli di Confesercenti aumenterà fino al 60% rispetto a quanto pagato l’anno scorso. Per non dire del nuovo calcolo sul consumo dell’acqua disposto in questi giorni dal Garante che partirà da gennaio e sapremo presto se sarà vantaggioso per il consumatore o no. Si accettano scommesse.

L’aumento di lettere e raccomandate sarà salato anche se potrà non scattare subito ma entro due anni. A deciderlo saranno Le Poste. Il costo per spedire una lettera potrà salire dagli attuali 70 centesimi sino a 95 centesimi e le raccomandate da 3,60 a 5,40 euro. Il via libera a questi vistosi rincari è arrivato dall’Autorità per la Garanzia nelle Comunicazioni (Agcom). Un complesso provvedimento su questo argomento è stato pubblicato sul sito dell’Agcom e stabilisce appunto che «Poste Italiane ha facoltà di incrementare il prezzo delle posta prioritaria relativa alla prima fascia di peso (0-20 grammi), fino a 0,95 euro/invio, entro il 2016».

Rincari in vista per caffè, bibite e snack acquistati nei distributori automatici anche nelle scuole e negli ospedali. Dal 1° gennaio sarà possibile aumentare il prezzo di circa il 6%, adeguandolo all’aumento Iva dal 4 al 10%, anche per le «macchinette» collocate in edifici pubblici per i quali erano stati stipulati i contratti prima dell’aggravio fiscale. Lo ha annunciato ieri la Confida-Confcommercio commentando un emendamento alla legge di Stabilità.

Brutte notizie sul fronte dei carburanti. Il Codacons ha già chiesto al governo provvedimenti per evitare un’onda di rincari proprio quando «gli automobilisti italiani sono in movimento per le festività». Benzina e gasolio hanno fatto registrare in questi giorni forti rincari, raggiungendo una media di 1,796 euro al litro la verde (e punte di 1,830 euro/litro) e 1,726 euro al litro il diesel.

Novità tariffarie in arrivo dal prossimo anno anche nel settore energetico esclusivamente per i cittadini che hanno deciso di scaldare la propria abitazione utilizzando le pompe di calore. Questa tariffa che riguarda quindi i consumi, non sarà più legata al volume dell’energia elettrica utilizzata e più aderente agli effettivi costi dei servizi di rete: il trasporto, la distribuzione e la gestione del contatore.

Lo ha deciso l’Autorità per l’energia approvando l’introduzione della cosiddetta tariffa «D1». Le associazioni dei consumatori sono preoccupate. Nonostante il probabile ribasso sulle bollette elettriche e del gas, il panorama sembra fuori controllo e arriva in un momento di crollo dei consumi e di bassa inflazione. Con alle spalle forti aumenti: in meno di due anni - ricorda uno studio Confesercenti -, dal 2011 a ottobre 2013, le tariffe sui servizi pubblici locali sono cresciute in media del 19.2%, quasi il triplo del +7,3% registrato dai prezzi al consumo nello stesso periodo, comportando un aggravio medio di 312 euro a famiglia.

Taglio bollette e sconti Rc auto Governo vara Destinazione Italia

Taglio bollette e sconti Rc auto Governo vara Destinazione Italia
Al via il taglio delle bollette elettriche e dell’assicurazione auto. Lo prevede il pacchetto di misure per lo sviluppo approvato dal Consiglio dei ministri, ’Destinazione Italia’ che contiene le misure piu’ attese. ”Interveniamo con un forte riduzione del costo delle bollette, soprattutto per le imprese”, ha spiegato Il presidente del Consiglio Enrico Letta al termine della riunione. Il premier ha aggiunto che all’interno del provvedimento approvato ”c’e’ un intervento importante di credito d’imposta per la ricerca, che riguarda il sistema delle imprese per incentivare coloro che vogliono investire nella ricerca. Ci saranno misure sulla digitalizzazione attraverso crediti d’imposta e bonus in particolare per le Pmi”. ”Interveniamo - ha proseguito - con un articolo del decreto che avra’ come effetto il calo delle tariffe Rc auto per i consumatori e un calo delle frodi”. Il taglio del costo delle bollette elettriche deciso oggi dal governo sara’ di 850 milioni di euro, ha spiegato il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, illustrando a palazzo Chigi il decreto appena approvato dal Cdm. Una riduzione di 700 milioni verra’ dal prolungamento degli incentivi per il fotovoltaico a fronte pero’ di una riduzione degli incentivi stessi. Altri 150 milioni verranno dal cosiddetto ’ritiro dedicato’. Riguardo agli sconti sulle tariffe assicurative Rc Auto, questi saranno tra il 4 e il 10%, ha spiegato sempre Zanonato illustrando il piano ’Destinazione Italia’.

Zanonato ha aggiunto che ”l’obiettivo e’ rendere il piu’ possibile corretto il comportamento degli automobilisti. Il meccanismo di abbassamento non e’ affidato al mercato, ma sara’ automatico”. Tra le possibilita’ che gli automobilisti avranno per ottenere degli sconti, ha aggiunto Zanonato, ci sara’ anche l’inserimento nell’autovettura della scatola nera.

Intanto sul fronte macro c’e’ da segnalare la conferma da parte di Standard & Poor’s dei rating sovrani ’BBB’ a lungo termine e ’A2’ a breve termine dell’Italia. L’otlook resta negativo. La nota riflette la valutazione di un’economia ”ricca e diversificata” e un bilancio ”relativamente robusto, anche se la prospettive di crescita restano ”deboli” e permane un ”alto debito pubblico”. Debito pubblico che, secondo la Banca d’Italia, ha raggiunto un nuovo record a ottobre a 2.085 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 2.068 miliardi di settembre. Secondo il Ministero dell’Economia S&P conferma l’uscita dalla recessione e smentisce le voci di un ulteriore downgrade. ”Non commentiamo le valutazioni delle agenzie di rating. Ci limitiamo a osservare che si smentiscono voci circolate in alcuni ambienti di ulteriori downgrade e che gli estensori di questo rapporto sull’Italia, nonostante la conferma dell’outlook negativo, prevedono che il nostro paese sia fuori dalla recessione e registri nel 2014 un Pil in crescita rispetto a quest’anno”, sottolinea il dicastero.

«Bergamo Gospel Fest» 200 coristi al Creberg Teatro

«Bergamo Gospel Fest» 200 coristi al Creberg Teatro
Ben 200 coristi, 16 musicisti, 6 direttori, un teatro da 1500 posti... questi i numeri della 4° edizione di «Bergamo Gospel Fest», rassegna dei cori Gospel di Bergamo e Provincia che si svolgerà il 18 dicembre alle ore 20:45 al Teatro Creberg, con ingresso libero.

Un festival e una festa, ma con qualcosa di più in questa quarta edizione: un importante progetto di solidarietà da sostenere (Il Fondo di solidarietà Famiglia–Lavoro) e lo spostamento di data dall’estate al periodo natalizio.

Le prime tre edizioni si sono svolte al Lazzaretto di Bergamo nell’estate 2009, 2010 e 2012.

Partecipano quest’anno i cori: Shenandoah Gospel Singers (Azzano), The Spirit Inside (Treviglio), Voising-Chorus on the move (Bergamo), Coro Effatà (Sarnico), S. Antonio David’s Singers (Bergamo) e Anghelion (Nembro).

Il Gospel (God spells cioè Dio parla o Parola di Dio) è un canto di speranza e di liberazione, nato negli anni ‘30 tra le comunità nere delle aree urbane americane, ma le sue radici vanno più indietro, allo Spiritual, canto degli schiavi neri d’America, sorto verso la fine del ‘700.

Lo Spiritual esprimeva la difficoltà esistenziale di persone discriminate e oppresse ed è stato tramandato attraverso il canto spontaneo degli schiavi nei campi di cotone o durante i lavori pesanti. Il Gospel è invece espressione di una comunità nera urbana più emancipata, che emigrava dal sud, in cerca di libertà e maggiori opportunità economiche.

Nella sua evoluzione il genere Gospel moderno ha subito innumerevoli contaminazioni musicali, dal blues al jazz, dal hip-hop al R&B, e il variegato programma della serata ne è un buon esempio. Ogni coro esegue quattro brani dal suo repertorio, uno dei quali di sapore natalizio.

In chiusura tutte le voci si uniranno in una “preghiera totale”, preparatevi per un’emozione unica.

L’evento è organizzato da Caritas Diocesana di Bergamo, Comune di Bergamo (Assessorato Cultura e Spettacolo), USCI Bergamo (Unione Società Corali Italiane) e Coro S. Antonio David’s Singers, con il contributo della Camera di Commercio di Bergamo e il patrocinio della Provincia di Bergamo (Assessorato alla Cultura Spettacolo Identità e Tradizioni). Presenta Max Pavan, giornalista di Bergamo TV.

Fondo di solidarietà Famiglia – Lavoro

Il Fondo famiglia lavoro della diocesi di Bergamo è stato istituito nell’aprile 2009 dall’allora vescovo Roberto Amadei grazie al sostegno del Comune di Bergamo e della Mia (Opera di Misericordia Maggiore) oltre che di tantissime parrocchie della provincia di Bergamo.

Il Fondo famiglia lavoro è nato per essere un segno concreto di vicinanza della Chiesa di Bergamo alle migliaia di famiglie che hanno pagato in prima persona il prezzo della crisi economica mondiale perdendo il posto di lavoro.

In questi quattro anni sono state aiutate 3.300 famiglie con buoni per la spesa, sostegno economico nel pagamento delle bollette di luce e gas, forme di microcredito per coprire le spese dell’affitto e le rate del mutuo, ma anche progetti di reinserimento lavorativo grazie al sostegno della Fondazione Cariplo.

Il Fondo famiglia lavoro era nato come risposta a una crisi che si pensava temporanea e invece dopo quattro anni è duro riscontrare che la metà delle famiglie aiutate si trova ancora in situazione di estrema difficoltà e ogni giorno se ne aggiungono di nuove.

Il Vescovo Mons. Francesco Beschi ha scelto di continuare ancora il Fondo famiglia lavoro nella speranza di mantenere viva la cultura della solidarietà anche in momenti difficili come quello che stiamo vivendo.

La protesta dei «Forconi» si allarga

La protesta dei «Forconi» si allarga
Il Governo spunta i forconi. «Sono solo una piccola minoranza, non rappresentano il Paese», è l’affondo del premier Enrico Letta. Mentre il vicepremier e ministro dell’Interno, Angelino Alfano annuncia la linea dura: «Non avremo remore a reprimere ogni minaccia e intimidazione che dovesse essere espressione di atteggiamenti delinquenziali».

Sul fronte dell’opposizione, si registra la marcia indietro di Silvio Berlusconi, che rinvia l’incontro previsto con una delegazione dei dimostranti. E il neosegretario della Lega Nord, Matteo Salvini, dà fuoco alla polveri: «dopo il voto di fiducia di oggi dovrebbero entrare in Parlamento».

Giunta al terzo giorno, la protesta, dunque, continua ad infiammare non solo le città, ma anche il Palazzo. In mattinata, alla Camera, Letta punta il dito contro Beppe Grillo, criticando chi «arriva a incitare all’insubordinazione le forze dell’ordine, forze dell’ordine che invece io qui voglio ringraziare davanti a voi e al Paese, per la fedeltà indiscutibile ai valori repubblicani che dimostrano ogni giorno».

Nel pomeriggio al Senato, il premier mette nel mirino i “Forconi”. «Quando il Governo deve discutere - spiega - affronta il problema con le categorie economiche di riferimento, con i rappresentanti che rappresentano il 90% di quelle categorie, e si viene a dire che quelli che manifestano rappresentano il Paese, io rispondo che non è vero, si tratta di una piccola minoranza di una categoria economica, è uno stravolgimento delle regole di una democrazia economica». Aggiunge poi che «blandire le minoranze stravolge le regole della democrazia».

Berlusconi ieri aveva annunciato l’incontro per oggi alle 17 con una delegazione degli autotrasportatori. Oggi il dietrofront. «Ho deciso - fa sapere il leader di Forza Italia - per evitare ogni possibile strumentalizzazione, di rinviare l’incontro, ma rivolgo il mio invito al Governo affinché si faccia subito interlocutore attento delle istanze rappresentate da migliaia di aziende che stanno pagando la politica recessiva degli ultimi 2 anni». Ma, dopo Grillo, oggi è stata la Lega a salire sul carro delle proteste. «Letta - accusa il segretario Salvini - si sta scavando la fossa ubbidendo a tutte le richieste fatte da Bruxelles e poi qualcuno si stupisce dei forconi. Dopo il voto di fiducia di oggi dovrebbero entrare in Parlamento». Quando la protesta è non violenta, «è sempre benvenuta», sostiene, spiegando che in queste condizioni, con un premier che «ha parlato a vuoto, senza accennare minimamente al lavoro», non c’è da stupirsi «se i forconi vengono a cercare qualcuno».

Sul fronte dell’ordine pubblico, il ministro Alfano - che domani svolgerà un’informativa alla Camera sul tema - fa la voce grossa. «Faremo di tutto - scandisce - per assicurare le manifestazioni di chi vuole protestare», ma sarà usata «tutta la forza dello Stato contro i violenti. Impediremo che le città siano ostaggio dei delinquenti per fini politici o individuali. Non avremo remore a reprimere ogni minaccia e intimidazione». Il ministro invita quindi a «distinguere chi manifesta in forma civile e pacifica il proprio disagio da un’ala che si sta confermando violenta e delinquenziale».

E nelle città è ancora un bollettino di guerra. Gli scontri più gravi a Milano, dove i manifestanti sono entrati in rotta di collisione con i tifosi dell’Ajax, giunti per la partita con il Milan. Una trentina di supporter olandesi, scesa da un pullman, se l’è presa con gli attivisti dei forconi che stavano bloccando il traffico nel centro del capoluogo lombardo. Negli scontri sei tifosi della squadra di Amsterdam sono rimasti feriti, tre in modo grave. A Torino altra giornata di cortei e blocchi. La procura ha aperto un fascicolo di indagine per gli episodi avvenuti negli ultimi tre giorni. Devastazione e saccheggio, istigazione a delinquere, resistenza a pubblico ufficiale, violenza privata, lesioni, i reati ipotizzati. Oggi sono state arrestate 5 persone. Anche la procura di Genova ha aperto un fascicolo contro ignoti ipotizzando l’interruzione di pubblico servizio di autobus e treni. Oggi si registrano anche alcune contro-manifestazioni. A Pinerolo, in provincia di Torino, il Pd ha organizzato un corteo di protesta contro i blocchi dei manifestanti.

La protesta dei Forconi si allarga a Roma e nel Lazio e trascina anche gruppi di cittadini che scendono in piazza pur non aderendo al movimento, divenuto ormai sempre più indefinibile e al di là delle sigle. Il punto di riferimento resta piazzale dei Partigiani, in zona Ostiense, dove prosegue ad oltranza il presidi in attesa della grande manifestazione a Roma la prossima settimana e alla quale parteciperanno cittadini da tutta Italia. Per questo i palazzi delle istituzioni da oggi sono blindati. Anche il centro di Roma e i principali snodi autostradali, e dei trasporti in generale, restano sotto i riflettori della macchina della sicurezza, per scongiurare qualsiasi azione estemporanea che possa rischiare di creare tensioni e problemi di ordine pubblico. Dalla Questura di Roma al momento non ci sono comunque particolari preoccupazioni in queste ore per la Capitale. «Per ora - ha detto il questore di Roma, Fulvio Della Rocca - i manifestanti si comportano secondo le regole e stanno preavvisando le iniziative. Stiamo monitorando la situazione che è molta calma».

Da parte sua, il leader dei forconi, Mariano Ferro, prende le distanze dalle violenze. «I veri “Forconi” - dice - si trovano in Sicilia dove la protesta in questo momento è pacifica. Purtroppo la nostra sigla viene associata a gruppi di teppisti ed eversivi con i quali non c’entriamo nulla. Ci dissociamo a gran voce dalla violenza in atto in altre parti del Paese». Un altro dei capi della protesta, Danilo Calvani, si lamenta. «Ci vogliono - rileva - far passare per violenti, estremisti, mafiosi. Non è così. È il popolo arrabbiato e desolato che è sceso in piazza. Gli estremisti non hanno nulla a che vedere con noi».

Sudafrica, morto Nelson Mandela eroe della lotta contro l’apartheid

Sudafrica, morto Nelson Mandela  eroe della lotta contro l’apartheid
Nelson Mandela, la leggenda che ha sconfitto l’apartheid, è morto a 95 per entrare dritto nella storia. Il presidente sudafricano Jacob Zuma, vestito di nero, il volto tirato, ha annunciato in un discorso televisivo la scomparsa di “Madiba” per il quale «il mondo intero avrà grande gratitudine per sempre».

Il lutto nazionale, le bandiere a mezz’asta, i funerali di Stato, gli onori che i sudafricani si apprestano a tributare a Mandela, le parole addolorate dei leader del mondo vanno, una volta tanto, oltre i riti di circostanza per l’uomo che dopo ventisette anni passati nelle galere del regime segregazionista bianco non ha mai pronunciato la parola vendetta. E ha fatto della riconciliazione, forse non riuscita fino in fondo ma caparbiamente voluta e cercata, il filo rosso della sua vita.

Era da tempo che non si vedeva più, che l’uomo stimato anche dai nemici non parlava nelle manifestazioni pubbliche e dagli schermi Tv. Ma per i molti nati dopo la fine del razzismo di stato e per quelli che ricordano i tempi dei ghetti, del massacro a Soweto nel 1976, delle lotte dell’African National Congress,l’immagine di Mandela è impossibile da cancellare. Con il peso della sua grandezza, ma anche con la sua ironia e quel filo di civetteria delle camicie disegnate per lui da uno stilista ivoriano. Icona di un intero popolo - che ha seguito con il fiato sospeso i suoi ultimi mesi, punteggiati da quattro ricoveri in ospedale dovuti a infezioni polmonari, conseguenze della turbercolosi contratta nei lunghi anni di prigione a Robben Island - Madiba ha subito raccolto stanotte l’omaggio della gente. Una folla - fra cui tanti giovani - di persone si è radunata dopo l’annuncio di Zuma dinanzi alla sua casa: molti in lacrime, qualcuno sorridendo nel ricordo di un uomo venerato ormai nel continente africano quasi come un santo.

Poco dopo l’annuncio della morte ha parlato Barack Obama, turbato anche lui, in Tv. «Abbiamo perso uno degli uomini più coraggiosi e influenti dell’umanità», ha detto il primo presidente nero degli Stati Uniti, forse pensando che la sua prima volta è stata resa possibile anche dalla lotta di Mandela. «Oggi è tornato a casa», ha concluso. «Una grande luce si è spenta nel mondo, è stato un eroe del nostro tempo», sono state le parole del premier britannico David Cameron, tra i primi a inchinarsi di fronte alla morte del leader antiapartheid. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon lo ha definito «un gigante per la giustizia e fonte di ispirazione per l’umanità». Il presidente francese Francois Hollande lo ha salutato come un «magnifico combattente» e un «eccezionale protagonista della resistenza contro l’aprtheid». «Tutti noi viviamo in un mondo migliore grazie alla vita che Madiba ha vissuto», ha riassunto Bill Clinton, che negli anni della sua presidenza gli fu amico e alleato. E in Sudafrica ha parlato l’ultimo presidente bianco, Frederik De Klerk, che a Mandela restituì la libertà e che poi con lui ha diviso il Nobel per la Pace. «Grazie a Mandela la riconciliazione in Sudafrica è stata possibile», gli ha reso onore in un’intervista telefonica alla Cnn. I vecchi compagni dell’African National Congress - il suo partito - lo hanno a loro volta ricordato così: «Un colosso, un esempio di umiltà, uguaglianza, giustizia, pace e speranza per milioni» di uomini e donne. «Abbiamo imparato a vivere insieme e a credere in noi stessi», ha fatto eco un altro Nobel per la pace sudafricano, il vescovo anglicano nero Desmond Tutu. Si è spento «serenamente» nella sua casa di Johannesburg, ha raccontato Zuma in Tv. Si dice spesso di chi se ne va, ma per Madiba, oggi, appare vero sul serio.

Mandela è stato il simbolo dell’ultima lotta dell’Africa nera contro l’estremo baluardo della dominazione bianca nel continente. Un uomo cresciuto nello spietato regime dell’apartheid razzista che oppresse il Sudafrica dal 1948 al 1994; un leader che ha abbracciato e guidato la lotta armata, ha trascorso quasi un terzo della vita in carcere e ne è uscito come un “Gandhi nero”, che con il suo messaggio di perdono e riconciliazione ha saputo trattenere il suo Paese dal precipitare in un temuto baratro di vendetta e di sangue. Nacque il 18 luglio 1918 a Mvezo, villaggio del Transkei (sud-est) da una famiglia di sangue reale di etnia Xhosa. Dopo la scuola metodista si iscrisse all’Università di Fort Hare per poi trasferirsi a Johannesburg, dove studiò legge all’Università del Witwatersrand e frequentò militanti e dirigenti dell’African National Congress (Anc), il primo partito fondato nel 1912 dai neri in Sudafrica. Nel 1944 partecipò alla fondazione della Lega della Gioventù dell’Anc. Lo stesso anno sposò Evelyn Mase, da cui divorzierà nel 1957. La vittoria del razzista Fronte nazionale nelle elezioni del 1948 radicalizza le sue posizioni. Nel 1952 aprì uno studio legale insieme a Oliver Tambo nel centro di Johannesburg: il primo gestito da neri in Sudafrica.

Insieme ad altri 150, nel dicembre 1956 venne arrestato e accusato di tradimento in un processo che si concluderà nel 1961 con un’assoluzione generale. Nel 1957 conobbe Winnie Madikizela, che sposò l’anno successivo. Nel 1961 fondò il braccio armato dell’Anc, l’MK (Umkhonto we Sizwe, “Lancia della Nazione”), dedito ad azioni di sabotaggio, piani di guerriglia, addestramento paramilitare. Nel 1962 venne arrestato e condannato a 5 anni di carcere per attività sovversive ed espatrio illegale al rientro da una lunga missione in Africa e Europa. Nel 1964 fu condannato ai lavori forzati a vita al processo di Rivonia, dal nome della località dove l’anno prima l’intero stato maggiore dell’Anc era stato catturato in una retata della polizia. Dal banco degli imputati, Mandela pronunciò un celebre discorso in difesa del diritto degli oppressi alla lotta armata come ultima risorsa contro la violenza degli oppressori. Proclamò però anche il suo ideale di società non razzista con uguali diritti per bianchi e neri. Un ideale per cui proclama di essere pronto a morire. Venne trasferito nel carcere di massima sicurezza di Robben Island, al largo di Cape Town, dove passò 18 dei suoi 27 anni di prigione. Si laureò in legge per corrispondenza alla University of London. In prigione la sua fama mondiale e popolarità aumentarono e diventò simbolo della lotta al regime razzista.

Nel 1982 venne trasferito nella prigione di Pollsmoor. Nel 1985 il presidente P. Botha gli offrì la libertà in cambio alla rinuncia incondizionata alla violenza. Mandela rifiutò, tuttavia iniziarono sporadici contatti con emissari del regime. Nel 1988 fu trasferito nella prigione di Victor Verster, a nord di Cape Town, dove le condizioni di detenzione migliorano. Nel 1989 Botha venne sostituito da Frederik de Klerk, che il 2 febbraio 1990 annunciò la liberazione di Mandela. L’11 febbraio una folla immensa accolse il leader, che si presentò al mondo con un discorso che resterà nella storia, offrendo perdono e riconciliazione all’impaurita minoranza bianca. Mandela fu eletto presidente dell’Anc, iniziò un difficile periodo di negoziato col governo di de Klerk, che proseguì per quattro anni. Tentativi eversivi di gruppi di estrema destra, sanguinose violenze tribali minacciarono la strategia di riconciliazione di Madiba, come ormai tutti chiamavano Mandela (titolo onorifico del suo clan). Nel 1993 ricevertte il Nobel per la Pace insieme a De Klerk e nel novembre 2009, l’Onu proclamerò il 18 luglio “Mandela Day”. Il 27 aprile 1994, alla fine, si vota. L’Anc vince col 62% le prime elezioni multirazziali nella storia del Paese, Mandela è il primo presidente nero del Sudafrica. De Klerk è vicepresidente. Per Mandela inizia un infaticabile lavoro di consolidamento del suo fragile edificio. Nel 1996 divorzia da Winnie. Nel 1998 sposa Graca Machel, vedova del presidente del Mozambico, Samora Machel. Al termine del mandato rifiuta di candidarsi di nuovo. Dopo il 1999 l’anziano leader continua per qualche anno a spendere le sue energie e il suo nome per numerose cause umanitarie. Nel 2004 annuncia l’intenzione di ritirarsi dalla vita pubblica per dedicarsi alla famiglia. Compare sempre più di rado in pubblico e ogni volta appare più fragile e debole, come nella fugace apparizione a Johannesburg alla finale dei Mondiali di calcio, nel luglio 2010. Negli ultimi anni ha passato la maggior parte del tempo a Qunu, il villaggio della sua famiglia. Dopo l’ultimo ricovero in ospedale si era trasferito nella sua abitazione di Johannesburg dove ha trascorso gli ultimi mesi di vita, circondato dall’affetto della famiglia e di un intero Paese. Oggi l’annuncio della fine.

India, alle elezioni di New Delhi corre per la prima volta anche il "5 stelle" indiano

India, alle elezioni di New Delhi corre per la prima volta anche il
Il 4 dicembre si apriranno le elezioni per nominare il governo locale di New Delhi, prove generali per la tornata elettorale nazionale prevista per la prossima primavera. I dodici milioni di iscritti alle liste elettorali si recheranno alle urne per tre giorni, in una corsa al potere che secondo la stampa nazionale vede un testa a testa tra le due principali formazioni politiche in India: l´Indian National Congress (Inc) - al governo anche a livello nazionale - che ricandiderà l´attuale chief minister Sheila Dikshit (al centro di polemiche sulla sicurezza delle donne in seguito allo stupro di una studentessa di Delhi quasi un anno fa) e il Bharatiya Janata Party (Bjp), formazione nazionalista hindu che ha deciso di presentarsi con Harsh Vardhan, politico di lungo corso della capitale proveniente dagli ambienti dell´estremismo hindu del Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss).

Ordinaria amministrazione, quindi, se quest´anno non ci fosse l´esordio alle urne del nuovo movimento politico "dal basso" sorto da una costola della mobilitazione anticorruzione degli anni scorsi guidata da Anna Hazare. L´Aam Aadmi Party (Aap, il "partito dell´uomo comune"), svincolandosi dall´entusiasmante stagione di attivismo guidata da Anna-ji, ha deciso di fare il grande salto andando a competere nella giungla della politica indiana.

Il candidato dell´Aap è Arvind Kejriwal, leader incontrastato del movimento, celebre per i suoi j´accuse in diretta tv contro la malapolitica nazionale. Arringhe condotte con vigore, documenti alla mano, che hanno smascherato, nel tempo e trasversalmente nell´arco parlamentare, numerosi episodi di corruzione, il male atavico che impedisce alla democrazia indiana quel salto di qualità necessario per fregiarsi a pieno diritto del titolo di superpotenza economica.

Confrontandosi con altre formazioni politiche decisamente radicate sul territorio, Kejriwal e i suoi hanno fatto dell´attivismo online il proprio cavallo di battaglia: alternando campagne su Facebook e Twitter a impressionanti manifestazioni di piazza. Secondo i sondaggi interni Aap sarebbe addirittura il primo partito a New Delhi, vicino al 30 per cento delle preferenze. Probabilmente le previsioni interne sono fin troppo rosee, ma è un dato che l´avanzata della società civile fattasi partito spaventa l´establishment nazionale.

Nel manifesto elettorale divulgato due settimane fa Aap promette di concentrarsi su tematiche molto sentite dall´opinione pubblica, pochi punti ma ad effetto: legge anticorruzione per il parlamentino locale, riduzione degli sprechi e taglio delle bollette elettriche del 50 per cento, sviluppo di infrastrutture per l´acqua pubblica, riqualifica degli slum previa consultazione con gli abitanti, che non saranno cacciati finché - insieme - non si troverà una sistemazione congrua. In fondo al programma rimangono comunque le macrotematiche tipiche della politica indiana (sanità, occupazione, ambiente, sicurezza...) ma Aap sa che l´unica speranza davanti agli elettori indiani - frustrati da anni di inazione politica e fiaccati dai contraccolpi della crisi economica - è presentarsi come qualcosa di completamente diverso, dare l´opportunità di poter votare facce nuove e promettenti, libere dal pregiudizio di corruzione e dalle alchimie di Palazzo che contraddistinguono tutti i "politici di professione".

Tuttavia, secondo i detrattori, Aap verosimilmente potrebbe arrivare al massimo al 10 per cento delle preferenze. Comunque vada, il prossimo 8 dicembre per il movimento sarà un battesimo del fuoco, un primo passo per entrare a pieno titolo nell´algebra del potere della più grande democrazia del mondo.
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