“Seguire Gesù significa condividere il suo amore misericordioso per ogni essere umano”
“La nostra preghiera non può ridursi ad un'ora, la domenica; è importante avere un rapporto quotidiano con il Signore.”
“Per conoscere il Signore, è importante frequentarlo: ascoltarlo in silenzio davanti al Tabernacolo, accostarsi ai Sacramenti.”
“Partecipiamo troppo spesso alla globalizzazione dell´indifferenza; cerchiamo invece di vivere una solidarietà globale.”
venerdì 28 aprile 2017 - S. Valeria vergine
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Caro San Francesco Ti supplico aiutami affinché la mia situazione lavorativa prenda una direzione diversa; invoco il Tuo Patrocinio affinché le forze del male non prevalgano sul male che dilaga nel mio posto di lavoro. Ti prego aiutami. silvana     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Caro San Francesco ti prego di intercedere per la famiglia di nostra figlia.Aiutali a vivere con l’amore e la fede. Grazie per il tuo amore.     •     Caro San Francesco ti prego di intercedere per nostro figlio. Attraversa un periodo molto difficile. Da che non si allontani dalla fede e che possa guardare al futuro con più fiducia e serenità. Grazie per il tuo amore.     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Carissimo San Francesco aiuta e proteggi nostra figlio. Attraversa un momento molto difficile della sua vita e noi con lui. Ha tanto bisogno dell’amore di Dio e di non allontanarsi dalla fede. Ti prego di intercedere per lui. GRAZIE PER IL TUO AMORE.     •     Carissimo San Francesco aiuta e proteggi nostra figlia e la sua famiglia. Fai sì che lo Spirito Santo dimori nella loro casa e che la loro unione si rafforzi sempre di più . GRAZIE PER IL TUO AMORE.     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     San Francesco, intercedi per me presso il Padre, affinchè anche io possa avere una mia famiglia
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Papa contro i ‘sacerdoti untuosi’: “Basta preti farfalla che vivono nella vanità”

Papa contro i ‘sacerdoti untuosi’: “Basta preti farfalla che vivono nella vanità”
“No ai sacerdoti untuosi e a i ‘preti-farfalla’ che vivono nella vanità”. Nuovo durissimo affondo di Papa Francesco, nell’omelia della Messa mattutina di Casa Santa Marta, contro “i sacerdoti che si allontanano da Gesù e così perdono l’unzione, e invece di essere unti finiscono per essere untuosi. E quanto male – ha spiegato Bergoglio – fanno alla Chiesa i preti untuosi! Quelli che mettono la loro forza nelle cose artificiali, nelle vanità, in un atteggiamento, in un linguaggio lezioso. Ma, quante volte si sente dire con dolore: ‘Ma, questo è un prete-farfalla!’, perché sempre è nelle vanità. Questo non ha il rapporto con Gesù Cristo!”.

Papa Francesco, che numerose volte in questi primi dieci mesi di pontificato ha chiesto ai sacerdoti, ai vescovi e ai cardinali di essere “pastori con l’odore delle pecore”, ha spiegato che “il vero prete, unto da Dio per il suo popolo, ha un rapporto stretto con Gesù: quando questo manca, il sacerdote diventa ‘untuoso’, un idolatra, devoto del ‘dio Narciso’”. “Noi sacerdoti – ha aggiunto il Papa – abbiamo tanti limiti: siamo peccatori, tutti. Ma se andiamo da Gesù Cristo, se cerchiamo il Signore nella preghiera siamo buoni sacerdoti, benché siamo peccatori. Ma se ci allontaniamo da Gesù Cristo, dobbiamo compensare questo con altri atteggiamenti mondani. E così, tutte queste figure anche il prete-affarista, il prete-imprenditore. Ma il prete che adora Gesù Cristo, il prete che parla con Gesù Cristo, il prete che cerca Gesù Cristo e che si lascia cercare da Gesù Cristo: questo è il centro della nostra vita. Se non c’è questo, perdiamo tutto. E cosa daremo alla gente?”.

Il Papa nella sua meditazione ha ricordato anche che “è bello trovare preti che hanno dato la loro vita come sacerdoti, davvero, e di cui la gente dice: ‘Ma, sì, ha un caratteraccio, ha questo, ha quello, ma è un prete!’. E la gente ha il fiuto! Invece, – ha aggiunto Francesco – quando la gente vede i preti idolatri, che invece di avere Gesù, hanno i piccoli idoli dice: ‘Poveraccio!’. Quello che ci salva dalla mondanità e dall’idolatria che ci fa untuosi, quello che ci conserva nell’unzione, è il rapporto con Gesù Cristo. E oggi – ha concluso il Papa – a voi che avete avuto la gentilezza di venire a concelebrare qui, con me, auguro questo: ma perdete tutto nella vita, ma non perdete questo rapporto con Gesù Cristo! Questa è la vostra vittoria. E avanti, con questo!”.

«Dai, vieni, sali!». Il prete nella papamobile di Francesco

«Dai, vieni, sali!». Il prete nella papamobile di Francesco
«Dai, vieni, sali!». Ci sono volute solo tre parole di Papa Francesco per stupire un vecchio amico in piazza San Pietro. Mercoledì scorso, durante l’udienza generale e tra migliaia di fedeli, Francesco ha riconosciuto un volto familiare. Era Fabián Báez, un parroco della sua amata Buenos Aires. Senza esitare l’ha invitato a salire sulla papamobile. «Questa foto farà il giro del mondo!», ha urlato Bergoglio con un grande sorriso.

Infatti, l’immagine ha attirato l’attenzione del mondo. Un altro gesto di vicinanza del Pontefice, hanno sottolineato i media internazionali. Ma pochi sanno quello che ha detto Bergoglio all’orecchio del prete: «Mi diverte tanto!». In quest’intervista con Vatican Insider, Báez racconta i dettagli del suo viaggio nella papamobile.

Come è nato l’incontro con il Papa?
«Ero appena arrivato martedì a Roma e mercoledì mattino non riuscivo ad accedere alla catechesi del Papa, perché non sapevo niente, neanche dove cercare i biglietti d’ingresso. Allora, sono andato in piazza e sono rimasto dietro le transenne nell’attesa di vederlo passare nella papamobile. Mentre passava mi ha visto e mi ha riconosciuto. Io urlavo tanto, ma con tutte quelle persone un solo urlo non si sente. Ero impressionato dall’affetto della gente per il Papa. Mi ha visto e ha detto: “Ma cosa fai qua?”. Ho risposto che ero venuto a vederlo. La papamobile ha continuato il giro e, mentre tornava si è fermata. Il Papa mi ha chiamato, mi ha fatto saltare le transenne e mi ha detto: “Dai, vieni, sali!”. Ho pensato che avrebbe fatto mettere una sedia per me lì davanti, in un posto migliore. Ma no, mi ha detto: “Vieni, sali sulla papa mobile”. Lì lo ho salutato con un abbraccio. Non potevo credere quello che stavo vivendo».

E poi?
«Mi ha detto con un sorriso: “Questa foto farà il giro del mondo!”. Visto che avevo fatto un po’ di fatica per oltrepassare le transenne, ha fatto anche una battuta su quello. Mi ha detto: “La prossima volta le mettiamo più piccole”, o qualcosa del genere. È stato molto gentile, mi ha fatto entrare e ha chiesto una sedia per me, vicino a lui. Poi mi ha domandato: «Ma te ne devi andare?». Io ho risposto che sarei rimasto fino alla fine. «Bene, allora ci salutiamo dopo». Abbiamo chiacchierato alcuni minuti, mi ha chiesto di alcune persone, abbiamo parlato su questioni personali. Non avevo parlato con lui né l’avevo visto da quando è Papa, e per questo motivo l’incontro è stato una grande emozione».

Come è il Papa in azione?
«Lo ho percepito come un uomo felice e con una grandissima forza di fede, sono rimasto molto colpito, il suo affetto, la sua tenerezza. Un vero rappresentante di Cristo, buono, calmo, umile. Credo sia questo il suo messaggio: “Dai, vieni, sali!”. Questo è il suo messaggio per il mondo, è quello che ho sentito. Ho potuto vedere un po’ quello che lui sta facendo quando chiama il mondo ad alzare il cuore, a metterci della speranza. L’ho trovato molto bene, incredibilmente forte, perché la mattinata è stata una maratona e nonostante tutto ha salutato tutti, uno a uno, per due ore, ogni malato, ogni persona. Io ero un po’ stanco, ma lui continuava; l’ho trovato fantastico».

Quale era il suo rapporto con lui quando era a Buenos Aires?
«È sempre stato il mio Vescovo; lui mi ha ordinato. Era un rapporto vescovo-prete, ma con un marchio speciale. Lui è sempre stato un uomo molto vicino e potevi sempre parlare con lui su qualsiasi cosa, sopratutto nei momenti più difficili percepivi la sua presenza. Quando è morto mio padre, mi ha chiamato, dettagli come questo. Per me lui non ha mai smesso di essere un sacerdote. Certo, era il mio Vescovo ed era anche il Cardinale, ma nel tratto è sempre stato un sacerdote a portata di mano, molto vicino. E questa volta speravo di incontrarlo, ma tutto questo non l’avrei mai immaginato».

Bergoglio ha avuto dei cambiamenti da quando è Papa?
«Non penso si possa parlare di cambiamenti, e credo lui sia adesso con tutto il mondo com’era prima nei gruppi di intimità. Quando si sentiva in fiducia era sempre così, scherzava, rideva... Mi sembra che prima era molto timido di fronte alle folle o nelle messe; era quella l’impressione che avevo di lui prima: che era molto affabile con piccoli gruppi, nei dialoghi di fiducia, era divertente, allegro, semplice e un po’ distaccato nelle folle».

Quale contributo può dare l’Argentina alla Chiesa universale tramite Francesco?
«Non lo so, posso dire cosa lui sta dando all’Argentina. Mi sembra bellissimo che la Chiesa abbia un Papa della “fine del mondo”, come ha detto lui stesso, questo dimostra il cuore universale della Chiesa. La Chiesa non è uno schema di lotta di potere, come alcuni la pensano. Se così fosse, un arcivescovo quasi in pensione, di 76 anni, in una diocesi persa nell’ultimo angolo del mondo, non sarebbe stato eletto Papa. Evidentemente c’è un’altra razionalità nella Chiesa. Quello che lui dà è la sua semplicità, la sua vicinanza, e questo si vede chiaramente. Lui, all’Argentina, sta insegnando la cultura del incontro, del dialogo, del curare le ferite, di non mettere l’accento sulle cose che ci dividono ma sulle cose che ci accomunano. Io spero, col cuore, che noi argentini potremo capire questo, andare oltre le divisioni interne, che pesano tanto nella nostra patria. In questo senso lui è segno di qualcosa di nuovo».

Una App dedicata a Papa Francesco

Una App dedicata a Papa Francesco
Non è una notizia fresca fresca, ma ci teniamo a ricordare che nel mese di novembre l’Ansa, ha lanciato ”Papa Francesco News”, la nuova App interamente dedicata a Papa Bergoglio, ricca di notizie, speciali e approfondimenti sul nuovo corso in Vaticano. Per essere informati ogni giorno in tempo reale sui principali eventi che coinvolgono il Santo Padre, la sua svolta riformatrice, il suo stile, la visione della ”chiesa povera”.

Tutte le più belle foto che raccontano il pontificato, i ”fuoriprogramma”, i momenti solenni e le curiosità. Per seguire da una posizione privilegiata il pellegrinaggio apostolico del Papa nei viaggi all’estero. I documenti pontifici, i discorsi del Papa, la vita delle istituzioni vaticane e le celebrazioni dei grandi appuntamenti.

Uno strumento di facile consultazione, ricco di news, anticipazioni e analisi. Testi di approfondimento sulla biografia del Papa che sta cambiando la Chiesa, la sua elezione.

Le analisi della vaticanista ANSA Giovanna Chirri, la giornalista che per prima ha dato al mondo la notizia delle dimissioni di Papa Ratzinger.

La storia di Papa Francesco raccontata da Francesca Ambrogetti, decana dell’ANSA a Buenos Aires e autrice della biografia del Pontefice nella quale racconta 3 anni di conversazioni con Bergoglio sulla sua vita e su Dio.

Disponibile sull’App store per iPhone e iPad, su Google Play per i dispositivi smartphone e tablet Android e su Amazon per Kindle Fire e’ sviluppata in 4 lingue (italiano, inglese, spagnolo e portoghese).

Per tutte le informazioni vai su (www.papafrancesconewsapp.com)

”Pellegrinaggio in Terra Santa dal 24 al 26 maggio prossimo”

”Pellegrinaggio in Terra Santa dal 24 al 26 maggio prossimo”
A 50 anni esatti dal viaggio di Paolo VI, Papa Francesco ha annunciato oggi che sarà in Terra Santa alla fine di maggio. “Nel clima di gioia, tipico di questo tempo natalizio, desidero annunciare - ha detto dopo l’Angelus - che dal 24 al 26 maggio prossimo, a Dio piacendo, compirò un pellegrinaggio in Terra Santa”.

Francesco ha anche precisato che “le tappe saranno tre: Amman, Betlemme e Gerusalemme” e che “lo scopo principale è commemorare lo storico incontro tra il Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora, che avvenne esattamente il 5 gennaio, come oggi, di 50 anni fa”. “Presso il Santo Sepolcro - ha anticipato Francesco - celebreremo un Incontro Ecumenico con tutti i rappresentanti delle Chiese cristiane di Gerusalemme, insieme al Patriarca Bartolomeo di Costantinopoli. Fin da ora vi domando di pregare per questo pellegrinaggio”.

Il viaggio del gennaio 1964 in Terra Santa, primo di un Papa dell’epoca moderna fuori d’Italia, e l’incontro a Gerusalemme con Atenagora, cui seguì l’abolizione reciproca delle scomuniche tra cattolici e ortodossi, rappresentarono per Paolo VI, che utilizzò personalmente questa espressione, “come un colpo d’aratro, che ha smosso un terreno ormai indurito ed inerte”, ha sottolineato in un editoriale il direttore dell’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian.

“Ci siamo abbracciati una prima volta, poi una seconda e di nuovo e di nuovo. Come due fratelli che si ritrovano dopo una lunga separazione”, commentò Atenagora. “Avete tutti compreso che il mio viaggio non è stato soltanto un fatto singolare e spirituale: è diventato un avvenimento che può avere una grande importanza a livello storico, il punto di partenza di nuovi, grandi avvenimenti, che possono essere altamente benefici per la Chiesa e l’Umanità”, disse Paolo VI alla prima udienza generale tenuta dopo il viaggio in Terra Santa del gennaio 1963.

L’evento storico successivo a quell’abbraccio fu la rimozione delle scomuniche reciproche, il 7 dicembre 1965, simultaneamente a Roma e al Fanar. Si poneva fine a dieci secoli di separazione e di penosi dissapori tra cristiani. Da allora molti gesti nella stessa direzione sono stati compiuti dai successori dei protagonisti di allora ma, lamenta Papa Francesco che in maggio si recherà a Gerusalemme con Bartolomeo I, odierno patriarca ecumenico, non si sono trasformati in ulteriori reali passi avanti verso l’unità dei cristiani: le differenze teologiche emerse all’inizio del secondo millennio restano, in particolare sul ruolo del successore di Pietro.

“A me spetta, come Vescovo di Roma, rimanere aperto ai suggerimenti orientati ad un esercizio del mio ministero che lo renda più fedele al significato che Gesù Cristo intese dargli e alle necessità attuali dell’evangelizzazione”, ha però ammesso Francesco nell’Esortazione Apostolica “Evangelii gaudium”, ricordando che “anche il papato e le strutture centrali della Chiesa universale hanno bisogno di ascoltare l’appello ad una conversione pastorale”.

Papa Francesco ha rivolto oggi il suo saluto “con affetto” all’Associazione Italiana Maestri Cattolici: “vi incoraggio - ha detto - nel vostro lavoro educativo, è molto importante!”.

Erano presenti in piazza San Pietro oltre trecento docenti e dirigenti dell’Associazione degli insegnanti cattolici, a conclusione del XX Congresso nazionale dal titolo “Salviamo la scuola. L’impegno di tutti per il futuro del Paese”. I maestri Cattolici hanno fatto sentire il proprio affetto al Pontefice portando in Piazza uno striscione lungo cinque metri con scritto “L’AIMC saluta Papa Francesco”.

Un messaggio al Congresso è stato inviato venerdì dal segretario di Stato, Pietro Parolin. “Vi incoraggio, nel solco della lunga tradizione dell’Associazione Italiana Maestri Cattolici, sostenuti dal magistero di Papa Francesco e dell’Episcopato italiano, a continuare ad animare con il lievito del Vangelo e dei valori cristiani l’ambiente scolastico, per la crescita umana, culturale e spirituale delle nuove generazioni”, ha scritto il nuovo segretario di Stato esprimendo “il proprio apprezzamento per l’impegno dell’AIMC che, in un momento per vari aspetti difficile, intende rinnovare con decisione il suo specifico servizio alla formazione degli insegnanti, a beneficio della scuola, delle famiglie e dell’intera società italiana”. “Mentre auguro che il XX Congresso sia un momento intenso di comunione, ascolto reciproco, discernimento e progettazione - ha concluso il segretario di Stato - di cuore invoco su quanti vi prenderanno parte, per intercessione di Maria Santissima, l’abbondanza delle celesti benedizioni”.

“Il Natale ci rivela l’amore immenso di Dio per l’umanità. Da qui deriva anche l’entusiasmo, la speranza di noi cristiani, che nella nostra povertà sappiamo di essere amati, di essere visitati, accompagnati da Dio”. Papa Francesco ha voluto sottolinearlo nel breve discorso che ha preceduto l’Angelus. Dunque, ha esortato, “guardiamo al mondo e alla storia come il luogo in cui camminare insieme con Lui e tra di noi, verso i cieli nuovi e la terra nuova”.

“Con la nascita di Gesù - ha ricordato il Pontefice - non solo è nato un mondo nuovo, ma anche un mondo che può essere sempre rinnovato”. Francesco ha citato il Vangelo di Giovanni: “Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. “In queste parole, che non finiscono mai di meravigliarci, c’è tutto il Cristianesimo! Dio - ha ricordato Bergoglio - si è fatto mortale, fragile come noi, ha condiviso la nostra condizione umana, eccetto il peccato, è entrato nella nostra storia, è diventato pienamente Dio-con-noi! La nascita di Gesù, allora, ci mostra che Dio ha voluto unirsi ad ogni uomo e ogni donna, ad ognuno di noi, per comunicarci la sua vita e la sua gioia”.

Secondo Francesco, “questa prossimità di Dio all’uomo, ad ogni uomo, è un dono che non tramonta mai!”. “Ecco - ha scandito - il lieto annuncio del Natale: la luce divina, che inondò i cuori della Vergine Maria e di san Giuseppe, e guidò i passi dei pastori e dei magi, brilla anche oggi per noi”.

“Dio è sempre presente a suscitare uomini nuovi, a purificare il mondo dal peccato che lo invecchia e lo corrompe”. Papa Francesco lo ha spiegato nel breve discorso che ha preceduto l’Angelus. “Per quanto la storia umana e quella personale di ciascuno di noi possa essere segnata dalle difficoltà e dalle debolezze, la fede nell’Incarnazione - ha chiarito - ci dice che Dio è solidale con l’uomo e con la sua storia”. “Nel mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio - però - c’è anche un aspetto legato alla libertà umana, alla libertà di ciascuno di noi”. E come accadde che “i suoi non lo hanno accolto”, e lo racconta il Vangelo, “anche noi - ha rilevato Francesco - tante volte lo rifiutiamo, preferiamo rimanere nella chiusura dei nostri errori e nell’angoscia dei nostri peccati”.

“Gesù - ha spiegato il Pontefice - non desiste e non smette di offrire se stesso e la sua grazia che ci salva!”. Nei giorni scorsi c’erano state polemiche riguardo ad un articolo di Eugenio Scalfari e in particolare per la frase “Papa Francesco ha abolito il peccato”. Come si evince dal breve discorso di oggi, il peccato è stato “abolito” da Gesù, ma la predicazione di Francesco sul tema della Misericordia rinnova questo annuncio che, evidentemente, era stato un po’ messo in ombra anche da parte dei cattolici impegnati nel dibattito pubblico, se risulta addirittura una novità. “Questo - ha scandito oggi Bergoglio - è un messaggio di salvezza, antico e sempre nuovo. E noi siamo chiamati a testimoniare con gioia questo messaggio del Vangelo della vita e della luce, della speranza e dell’amore”. Infine il Papa ha pregato: “Maria, Madre di Dio e nostra tenera Madre, ci sostenga sempre, perche rimaniamo fedeli alla vocazione cristiana e possiamo realizzare i desideri di giustizia e di pace che portiamo in noi all’inizio di questo nuovo anno”.

“I bambini fanno bei disegni, sono belli davvero, belli, belli, belli”. Papa Francesco ha manifestao così il suo entusiasmo e la sua gratitudine per i piccoli artisti che da tutto il mondo gli hanno inviato i loro lavoretti come dono di Natale. “Nelle scorse settimane - ha detto - mi sono arrivati da ogni parte del mondo tanti messaggi di auguri per il Santo Natale e per l’Anno Nuovo. E’ impossibile rispondere a tutti! Perciò desidero ringraziare di cuore i bambini, i giovani, gli anziani, le famiglie, le comunità parrocchiali e religiose, le associazioni, i movimenti e i diversi gruppi che hanno voluto manifestarmi affetto e vicinanza”. “Chiedo a tutti - ha concluso - di continuare a pregare per me e per questo servizio alla Chiesa. Grazie!”.

Il grande interesse di Papa Francesco per i disegni dei bambini è testimoniato anche da un episodio raccontato di recente dal cardinale Oscar Rodriguez Maradiaga, primate dell’Honduras e coordinato del Consiglio degli 8 cardinali per la riforma della Curia. “Dobbiamo portarci - ha spiegato - al 2007 in Brasile, ad Aparecida, dove Bergoglio è stato il relatore della V Conferenza Generale del Celam”, che raduna tutti gli episcopati latinoamericani. Da lì è emerso con forza l’appello ad aprirsi, ad andare verso le periferie, con una presa di coscienza che è scaturita anche dal contributo di un presule cileno che costruì il suo testo sulla base dei disegni dei bambini di seconda elementare, da lui consegnati al cardinale che sarebbe poi stato eletto Papa il 13 marzo scorso. “Le chiese - ha spiegato Maradiaga - i piccoli la disegnavano sempre con le porte chiuse e il sacerdote non c’era mai. Oppure era all’interno, nascosto”. Da quella presa di coscienza è nata “una linea forte: recuperare il cuore missionario e la passione per la carità”.

Il Papa: “Giustizia e pace iniziano a casa”

Il Papa: “Giustizia e pace iniziano a casa”
L’umanità ”deve fermarsi” nella strada della violenza e della guerra, e ”il coraggio del dialogo e della riconciliazione” deve prevalere ”sulle tentazioni di vendetta, di prepotenza, di corruzione”. Il grido del Papa contro i conflitti nel mondo si è levato ancora una volta oggi, mercoledì 1 gennaio, all’Angelus della 47/ma Giornata Mondiale della Pace dedicata quest’anno al tema della ”fraternità”, col nuovo appello di Francesco a non restare ”indifferenti e immobili” di fronte alle violenze e ingiustizie nel mondo e a impegnarsi collettivamente ”per costruire una società più giusta e solidale”. Nell’occasione il Papa ha voluto anche ringraziare il presidente Napolitano ”per le espressioni augurali” nel messaggio di fine anno e ha auspicato ”il contributo responsabile e solidale di tutti” perché l’Italia ”possa guardare al futuro con fiducia e speranza”.

L’augurio per il nuovo anno - Bergoglio ha avuto parole augurali per l’inizio d’anno, parlando nella messa in basilica ”di forza, di coraggio, di speranza” e affidando a Maria, essendo oggi la solennità della Madre di Dio, ”i desideri del nostro cuore, le nostre necessità, i bisogni del mondo intero, specialmente la fame e la sete di giustizia e di pace”. I veri auguri di Buon Anno li ha pronunciati poi al momento dell’Angelus, ma non - ha specificato - nel senso ”un po’ magico e un po’ fatalistico di un nuovo ciclo che inizia”. ”Il mio augurio è quello della Chiesa, è quello cristiano!”, ha spiegato indicando il fine del ”Regno di Dio, Regno di pace, di giustizia, di libertà nell’amore”.

“Impegno di tutti per costruire una società più giusta e solidale” - Dinnanzi a una Piazza San Pietro gremita da centomila fedeli, tra cui i partecipanti alla marcia ”Pace in tutte le terre” della Comunità di Sant’Egidio (”sono tanti, eh?”, ha osservato), Bergoglio si è soffermato sui temi della Giornata Mondiale della Pace, consegnando idealmente a tutti il suo messaggio diffuso lo scorso 12 dicembre. Ha richiamato alla ”responsabilità di operare affinché il mondo diventi una comunità di fratelli che si rispettano, si accettano nelle loro diversità e si prendono cura gli uni degli altri”. ”Siamo anche chiamati - ha detto - a renderci conto delle violenze e delle ingiustizie presenti in tante parti del mondo e che non possono lasciarci indifferenti e immobili: c’è bisogno dell’impegno di tutti per costruire una società veramente più giusta e solidale”.

“Incamminarci sulle vie della giustizia e della pace” - In questo primo giorno dell’anno, ha detto ancora il Papa, ”il Signore ci aiuti a incamminarci tutti con più decisione sulle vie della giustizia e della pace”. ”Incominciamo a casa - ha aggiunto, ancora ’a braccio’ -: giustizia e pace a casa, tra noi. Si comincia a casa e si va avanti nell’umanità, ma dobbiamo incominciare a casa”. Per Bergoglio, la pace ”richiede la forza della mitezza, la forza non violenta della verità e dell’amore”. Alla preghiera mariana ha quindi affidato alla Vergine ”il grido di pace delle popolazioni oppresse dalla guerra e dalla violenza, perché il coraggio del dialogo e della riconciliazione - è stato il suo appello - prevalga sulle tentazioni di vendetta, di prepotenza, di corruzione”. E perché ”il Vangelo della fraternità possa parlare ad ogni coscienza e abbattere i muri che impediscono ai nemici di riconoscersi fratelli”.

«Permesso, grazie e scusi», le tre parole per la pace e la gioia nelle famiglie

«Permesso, grazie e scusi»,  le tre parole per la pace e la gioia nelle famiglie
Affacciato in piazza San Pietro stracolma di folla, al punto che gli ultimi arrivati si sono dovuti fermare in via della Conciliazione, Papa Francesco domenica mattina ha recitato l’Angelus dedicandolo alla famiglia, alla fuga in Egitto di Gesù e ai migranti di tutto il mondo. Ricordando tre parole chiave per vivere in pace e con la gioia all’interno della famiglia: «permesso, grazie e scusi». Spiegandole così: «Quando in una famiglia non si è invadenti, si chiede permesso; quando in una famiglia non si è egoisti, si impara a dire grazie e - infine - quando uno si accorge di aver fatto una cosa brutta e sa chiedere scusa, ecco in quella famiglia c’è pace e c’è gioia».

«La situazione drammatica dei profughi, segnata da paura disagi e incertezze è una triste realtà. I profughi ogni giorno fuggono dalla fame e dalla guerra, alla ricerca di una vita dignitosa per sé e per le proprie famiglie. Vanno in terre lontane e quando trovano lavoro non sempre incontrano accoglienza vera, rispetto e apprezzamento dei valori di cui sono portatori. Le loro legittime aspettative si scontrano con situazioni complesse e difficoltà che sembrano a volte insuperabili, perciò pensiamo al dramma dei rifugiati che sono vittime del rifiuto e dello sfruttamento, vittime della tratta delle persone e del lavoro schiavo».

«Pensiamo anche ad altri esiliati, io li chiamerei esiliati nascosti, quelli che possono essere all’interno delle famiglie stesse, gli anziani - ad esempio - che a volte vengono trattati come presenze ingombranti. Molte volte penso che per sapere come va una famiglia, bisogna vedere come si trattano in essa i bambini e gli anziani».

«Gesù ha voluto appartenere a una famiglia perché nessuno si senta escluso, la fuga in Egitto a causa delle minacce di Erode ci mostra che Dio è dove l’uomo soffre, sperimenta il rifiuto e l’abbandono. Ma Dio è anche dove l’uomo sogna e spera di tornare in patria, progetta per la dignità sua e dei suoi famigliari».

«Oggi l’esempio che fa bene alle nostre famiglie è la semplicità, che le fa diventare comunità di amore e riconciliazione, dove si sperimenta la tenerezza e l’aiuto vicendevole. Ricordate sono tre le parole chiave per vivere in pace in gioia in famiglia: permesso, grazie e scusi».

«Vorrei anche incoraggiare le famiglie a prendere coscienza dell’importanza che hanno nella chiesa e nella società. Preghiamo perché ogni famiglia compia la missione che Dio gli ha affidato. Il prossimo Sinodo dei Vescovi affronterà il tema della famiglia, per questo oggi, festa della Santa famiglia, desidero affidare a Gesù Giuseppe e Maria questo lavoro sinodale, pregando per le famiglie di tutto il mondo». E dopo aver salutato tutte le delegazioni presenti in piazza San Pietro, il pontefice come di consueto ha augurato «buona domenica e buon pranzo, arrivederci».

E’ il primo Natale con due Papi

E’ il primo Natale con due Papi
Papa Francesco ha voluto incontrare Papa Benedetto XVI per il Natale. Ed è un incontro storico: è la prima volta, infatti, che si celebra la festività cattolica della nascita di Gesù alla presenza di due Papi, uno regnante, l’altro emerito. Un incontro cordiale (VIDEO). Anzi, tenerissimo. Con un Ratzinger che si è presentato con il bastone, segno dei suoi tanto chiacchierati problemi di salute.

Papa Francesco ha voluto far visita a Benedetto XVI nel monastero Mater Ecclesiae, dove Joseph Ratzinger vive da quando è rientrato in Vaticano (FOTO ESCLUSIVE). Un incontro per scambiarsi gli auguri di Natale. Bergoglio si è presentato, nella sua semplicità, alla porta del monastero intorno alle 17 dell0′anti vigilia di Natale. Ad accoglierlo, un sorridente Benedetto XVI, accompagnato dal suo ex segretario particolare, monsignor Georg Gaeswin.

Dopo l’abbraccio, Francesco e Benedetto si sono soffermati in preghiera assieme nella cappella del monastero. In piedi, Ratzinger sostenuto dal suo bastone. Poi, i due Papi si sono accomodati su un divano, per un incontro primato durato circa mezz’ora.

Dopo il fitto colloquio, di cui non è trapelato il contenuto, Papa Francesco ha voluto salutare uno per uno gli assistenti di Papa Francesco, comprese le quattro Memores Domini (laiche consacrate del movimento di Comunione e liberazione) che da sempre aiutano Joseph Ratzinger nelle faccende domestiche. Infine, Papa Francesco ha lasciato il monastero attorno alle 18. Ed è il primo Natale della storia con due Papi.

«Lasciamoci commuovere dalla bontà di Dio»

«Lasciamoci commuovere dalla bontà di Dio»
Papa Bergoglio ha augurato buon Natale a tutti i popoli, lo ha fatto dalla Loggia delle Benedizioni, davanti a una folla sterminata, parlando solo in italiano per sottolineare che il pontefice e’ il Vescovo di Roma. Ha chiesto pace per il mondo ricordando che la pace non e’ frutto di politiche, di compromessi, di «equilibri di forze contrarie», ma un cammino lento e consapevole al quale ognuno e’ chiamato a realizzare nella quotidianità’ di tutti i giorni. Insomma una ”pace artigianale” da costruire con i vicini di casa, i parenti, le amicizie, sul luogo di lavoro. Una salita a volte accidentata ma sempre possibile se solo si vuole.

«Fermiamoci davanti al Bambino di Betlemme. Lasciamo che il nostro cuore si commuova, non abbiamo paura di questo, non abbiamo paura che il nostro cuore si commuova, ne abbiamo bisogno!» L’ultima volta che Bergoglio si e’ affacciato dalla Loggia delle Benedizioni era il 13 marzo, giorno della sua elezione. Si era presentato al mondo semplicemente, parlando di tenerezza e della capacita’ di Dio di penetrare nei cuori attraverso il tocco lieve dell’amore. Potente e rivoluzionario. Un concetto che ha ripreso anche nella benedizione Urbi et orbi.

«Lasciamolo riscaldare dalla tenerezza di Dio; abbiamo bisogno delle sue carezze. Le carezze di Dio non fanno ferite, le carezze di Dio ci danno pace e forza. Dio è grande nell’amore. Dio è pace: chiediamogli che ci aiuti a costruirla ogni giorno, nella nostra vita, nelle nostre famiglie, nelle nostre città e nazioni, nel mondo intero. Lasciamoci commuovere dalla bontà di Dio». Poi Bergoglio ha ricordato i tanti focolai di guerra e di violenza nel mondo, a partire dalla Siria, terra sconvolta dalla guerra civile e dove la minoranza cristiana sta subendo una persecuzione pesantissima nel disinteresse internazionale. Francesco ha a cuore questo dramma, «troppe vite sono state spezzate». Il canto «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama», ha spiegato, «è per ogni uomo e donna che veglia nella notte, che spera in un mondo migliore, che si prende cura degli altri cercando di fare umilmente il proprio dovere».

Il Natale - ha aggiunto - «ci chiama a dare gloria a Dio, perché è buono, è fedele, è misericordioso. In questo giorno auguro a tutti di riconoscere il vero volto di Dio, il Padre che ci ha donato Gesù. Auguro a tutti di sentire che Dio è vicino, di stare alla sua presenza, di amarlo, di adorarlo. E ognuno di noi possa dare gloria a Dio soprattutto con la vita, con una vita spesa per amore suo e dei fratelli».

Papa Francesco è il personaggio dell’anno di Time: “E’ il pontefice della gente”

Papa Francesco è il personaggio dell’anno di Time: “E’ il pontefice della gente”
Time ha scelto: è papa Francesco il personaggio dell’anno 2013. Sul suo sito internet, il settimanale definisce il pontefice “il Papa della gente”. Bergoglio è arrivato in finale insieme al presidente siriano Bashar al Assad, la talpa dell’Nsa Edward Snowden, il senatore repubblicano Ted Cruz e Edith Windsor, la vedova lesbica protagonista della battaglia alla Corte Suprema sulle nozze gay. Papa Francesco non è il primo pontefice a ottenere il riconoscimento di uomo dell’anno: era già accaduto nel 1962 a Giovanni XXIII e nel 1994 a Giovanni Paolo II.

“Ha preso il nome di un umile santo, poi ha lanciato un’appello per una chiesa di riconciliazione”, scrive Time spiegando la scelta del “primo Papa non europeo da 1.200 anni che si avvia a trasformare il Vaticano, un luogo che misura il cambiamento in secoli”. Secondo il direttore di Time Nancy Gibbs, “in meno di un anno Papa Bergoglio ha fatto una cosa notevole: non ha cambiato solo le parole, ha cambiato la musica“.

In un breve video sul sito della rivista dal titolo “Perché Time ha scelto papa Francesco”, Howard Chua-Eoan, collaboratore della testata, spiega alcune delle ragioni per cui l’attuale pontefice è stato indicato come “persona dell’anno”. Nel filmato, si ricorda che Bergoglio è il primo papa proveniente dall’America Latina e si sottolineano in particolare i gesti di “apertura” compiuti in questi primi mesi del suo mandato. In particolare, il giornalista parla del carisma di Francesco e della svolta che impresso all’istituzione che preside: “la Chiesa come un ospedale da campo” è stata una delle immagini che meglio rappresenta il senso del mandato di Bergoglio. Time dimostra di avere apprezzato quelle che definisce le “aperture” del papa riguardo a omosessuali e divorziati, nei confonti dei quali ha invocato “misericordia”. Bergoglio, ricorda ancora Howard Chua-Eoan, si è sempre dimostrato “vicino ai poveri”, “ha emozionato con le sue parole cattolici e non cattolici”, si è interessato al dramma delle migrazioni nel Mediterraneo.

Il Papa “non cerca fama né successo perché fa il suo servizio per l’annuncio del Vangelo dell’amore di Dio per tutti”, è il commento di padre Federico Lombardi, portavoce del vaticano. “Se questo attrae donne e uomini e dà loro speranza, il Papa è contento. Se questa scelta dell’uomo dell’anno significa che molti hanno capito – almeno implicitamente – questo messaggio, egli certamente se ne rallegra”. La sua nomina non stupisce la Santa Sede, “data la risonanza e l’attenzione vastissima dell’elezione del Papa e dell’inizio del suo pontificato”. Padre definisce ritiene positivo “che uno dei riconoscimenti più prestigiosi nell’ambito della stampa internazionale sia attribuito a chi annuncia nel mondo valori spirituali, religiosi e morali e parla efficacemente in favore della pace e di una maggiore giustizia”.

Papa crea Commissione per prevenzione pedofilia

Papa crea Commissione per prevenzione pedofilia
Papa Francesco, «continuando con decisione nella linea intrapresa da Papa Benedetto e accogliendo una proposta avanzata dal consiglio dei cardinali» riunito in questi giorni a Roma con Bergoglio, «ha deciso di costituire una specifica commissione per la protezione dei fanciulli» dopo lo scandalo dei preti pedofili, che avrà ruolo di consiglio, prevenzione, indagine. Lo ha annunciato il cardinale di Boston, Sean ÒMally, uno degli otto cardinali consiglieri.

«Non conosco tutte le attività della Santa Sede ma credo che è ovvio che enfasi qui fino adesso è stata nei processi giuridici e meno nella parte pastorale», ha detto il porporato statunitense nel corso di un briefing in Vaticano, «e la Santa Sede ha chiesto a tutte le conferenze episcopali di formulare le linee-guida. Adesso è importante per la Santa Sede stessa di avere un piano per la Città del Vaticano e allo stesso tempo lavorare con le conferenze episcopali per la protezione dei bambini e la risposta pastorale agli abusi sessuali dei fanciulli». ÒMally ha precisato, in risposta ad una domanda, che «non cambierà la responsabilità» della congregazione per la Dottrina della fede, responsabile le sanzioni degli abusi sessuali sui minori, «questa è altra cosa per la protezione dei bambini, lavorerà insieme alla Dottrina della fede».

Specificamente, la commissione dovrà riferire circa lo stato attuale dei programmi per la protezione dell`infanzia, formulare suggerimenti per nuove iniziative da parte della Curia in collaborazione con vescovi, conferenze episcopali, superiori religiosi e conferenze di superiori religiosi; proporre nomi di persone adatte per la sistematica attuazione di questa nuova iniziativa, includendo laici, religiosi, religiose, sacerdoti con competenza nella sicurezza dei fanciulli, nei rapporti con le vittime, nella salute mentale, nell`applicazione delle leggi eccetera. La composizione e le competenze della commissione - ha detto il porporato - verranno indicate prossimamente con maggiore dettaglio dal Santo Padre, con documento appropriato. Fra le possibili responsabilità della commissione - ha proseguito il card. ÒMalley - ci saranno le linee guida per la protezione dei bambini, lo sviluppo e estensione di norme, procedure e strategie per la protezione dei bambini e la prevenzione di abusi sui minori; programmi di formazione per bambini, genitori, tutti coloro che lavorano con minori, di catechisti, la formazione di seminaristi, la formazione permanente dei sacerdoti; protocolli per la sicurezza dell`ambiente, codici di condotta professionale, attestazione di idoneità al ministero sacerdotale, screening e controllo della fedina penale, stato dell`azione delle richieste di valutazione psichiatrica; cooperazione con le autorità civili, segnalazione dei reati, attenzione alle leggi civili, comunicazioni riguardanti il clero dichiarato colpevole; pastorale in supporto delle vittime e dei familiari, assistenza spirituale, servizi di salute mentale; collaborazione con esperti nella ricerca e sviluppo della prevenzione degli abusi sui minori, psicologia, sociologia, scienze giudiziarie; collaborazione con vescovi e superiori religiosi, ottimizzazione della procedura, attuazione di leggi e linee guida, rapporto con i fedeli e con i mezzi di comunicazione; incontri con le vittime; supervisione e recupero dei chierici colpevoli di abusi.

Quanto alla collaborazione con la giustizia civile, «compito della commissione - ha risposto ÒMalley ad una domanda dei cronisti - sarà studiare queste cose per fare suggerimenti al Santo Padre». Ad ogni modo, «composizione e competenza verranno indicate prossimamente con maggiore dettaglio dal Santo Padre con documento appropriato».
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