“Seguire Gesù significa condividere il suo amore misericordioso per ogni essere umano”
“La nostra preghiera non può ridursi ad un'ora, la domenica; è importante avere un rapporto quotidiano con il Signore.”
“Per conoscere il Signore, è importante frequentarlo: ascoltarlo in silenzio davanti al Tabernacolo, accostarsi ai Sacramenti.”
“Partecipiamo troppo spesso alla globalizzazione dell´indifferenza; cerchiamo invece di vivere una solidarietà globale.”
domenica 30 aprile 2017 - S. Sofia vergine e martire
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Caro San Francesco Ti supplico aiutami affinché la mia situazione lavorativa prenda una direzione diversa; invoco il Tuo Patrocinio affinché le forze del male non prevalgano sul male che dilaga nel mio posto di lavoro. Ti prego aiutami. silvana     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Caro San Francesco ti prego di intercedere per la famiglia di nostra figlia.Aiutali a vivere con l’amore e la fede. Grazie per il tuo amore.     •     Caro San Francesco ti prego di intercedere per nostro figlio. Attraversa un periodo molto difficile. Da che non si allontani dalla fede e che possa guardare al futuro con più fiducia e serenità. Grazie per il tuo amore.     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Carissimo San Francesco aiuta e proteggi nostra figlio. Attraversa un momento molto difficile della sua vita e noi con lui. Ha tanto bisogno dell’amore di Dio e di non allontanarsi dalla fede. Ti prego di intercedere per lui. GRAZIE PER IL TUO AMORE.     •     Carissimo San Francesco aiuta e proteggi nostra figlia e la sua famiglia. Fai sì che lo Spirito Santo dimori nella loro casa e che la loro unione si rafforzi sempre di più . GRAZIE PER IL TUO AMORE.     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     San Francesco, intercedi per me presso il Padre, affinchè anche io possa avere una mia famiglia
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Papa Francesco: «Internet dono di Dio se offre incontro e solidarietà»

Papa Francesco: «Internet dono di Dio se offre incontro e solidarietà»
Internet «è un dono di Dio» perché «può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti». Anche Papa Francesco, come già aveva fatto il suo predecessore Benedetto XVI esattamente cinque anni fa, loda i nuovi media nella Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, che si celebra domenica primo giugno.

Il pontefice, però, nel suo messaggio sottolinea anche che «la velocità dell’informazione supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un’espressione di sé misurata e corretta» e «il desiderio di connessione digitale può finire per isolarci dal nostro prossimo, da chi ci sta più vicino. Senza dimenticare che chi, per diversi motivi, non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso».

Il messaggio di Papa Francesco si sofferma anche su altri «aspetti problematici»: «La varietà delle opinioni espresse - prosegue - può essere percepita come ricchezza, ma è anche possibile chiudersi in una sfera di informazioni che corrispondono solo alle nostre attese e alle nostre idee, o anche a determinati interessi politici ed economici».

«L’ambiente comunicativo - aggiunge Bergoglio - può aiutarci a crescere o, al contrario, a disorientarci. Il desiderio di connessione digitale può finire per isolarci dal nostro prossimo, da chi ci sta più vicino. Senza dimenticare che chi, per diversi motivi, non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso».

Altrimenti, secondo Bergoglio, «comunicare bene ci aiuta a essere più vicini e a conoscerci meglio tra di noi, a essere più uniti. In questo mondo, i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa». I muri che «ci dividono - continua il Papa - possono essere superati solamente se siamo pronti ad ascoltarci e a imparare gli uni dagli altri. Abbiamo bisogno di comporre le differenze attraverso forme di dialogo che ci permettano di crescere nella comprensione e nel rispetto. La cultura dell’incontro richiede che siamo disposti non soltanto a dare, ma anche a ricevere dagli altri. I media possono aiutarci in questo, particolarmente oggi, quando le reti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi. In particolare Internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio».

Papa Francesco incontra poveri e rifugiati: «Grazie a chi combatte i mercanti di schiavi»

Papa Francesco incontra poveri e rifugiati: «Grazie a chi combatte i mercanti di schiavi»
ROMA - Li aveva già incontrati al Centro Astalli, l’11 settembre, e ad Assisi, per le celebrazioni per San Francesco, il 4 ottobre scorso. Il 19 gennaio, in occasione della Giornata Mondiale del Migrante del Rifugiato, papa Bergoglio ritrova i poveri della Capitale e con loro gli immigrati e i rifugiati che vivono a Roma. Alle 16 è giunto alla parrocchia romana Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio, in via Marsala, accolto dagli applausi della folla, e ricevuto dal vicario di Roma, cardinal Agostino Vallini, e dal parroco don Valerio Baresi. La parrocchia, voluta da San Giovanni Bosco e affidata ai Salesiani, è molto attiva nell’assistenza ai poveri, ai senza dimora che gravitano intorno alla Stazione Termini e ai rifugiati.

«MERCANTI DI CARNE UMANA»- «Vorrei ringraziare coloro che lavorano con i migranti per accoglierli e accompagnarli nei loro momenti difficili per difenderli da quelli che si definiscono “mercanti di carne umana”» aveva detto papa Bergoglio alle 12 durante l’Angelus in San Pietro. E nel pomeriggio ha incontrato i migranti.

AL SACRO CUORE - Ad accogliere Papa Francesco alla Basilica salesiana del Sacro Cuore uno striscione in romanesco: «Bella Fra». Dopo il saluto del parroco, papa Bergoglio si è recato in una stanza con una sessantina di senza fissa dimora e poi in una seconda stanza per incontrare un centinaio di giovani rifugiati che collaborano all’interno del Sacro Cuore, alcuni di loro diventati volontari. Infine il saluto ai bambini battezzati nell’anno con i loro genitori, gli sposi novelli e le giovani famiglie. Infine la confessione di cinque persone e la celebrazione dell’eucarestia. Il papa ha salutato i malati e le comunità religiose che vivono nella casa e poi ha incontrato i circa 200 giovani che frequentano il Sacro Cuore. Il Tempio Universale del Sacro Cuore di Gesù è noto per essere una parrocchia particolarmente avente a che fare con realtà di «periferia esistenziale».

400 IN FUGA DA 16 PAESI - La casa di via Marsala 42 ospita circa 400 rifugiati e richiedenti asilo, cristiani e non, provenienti da Somalia, Eritrea, Gambia, Camerun, Afganistan, Iraq, Iran, Kurdistan, Congo, Costa D’Avorio, Egitto, Siria, Sudan, Pakistan, Turchia e Ghana. Tra i senza dimora, ci sono molti italiani. Alcuni di loro sono diventati a loro volta volontari e svolgono servizi di sostegno e attenzione nella Stazione Termini verso altri poveri insieme ai giovani volontari.

PREGHIERA PER CHI SOFFRE - Durante l’Angelus, il Santo Padre aveva voluto ringraziare in particolar modo la Congregazione dei Missionari di San Carlo, «che si fanno migranti con i migranti». E aveva esortato i fedeli a pensare «a tanti migranti, tanti rifugiati... alle loro sofferenze, alla loro vita tante volte senza lavoro, senza documenti... tanto dolore». Quindi aveva chiamato la folla in Vaticano a recitare «una preghiera per i migranti e rifugiati che vivono situazioni più gravi e più difficili».

Bari, il giudice: “Migranti più garantiti in carcere che nel Cie”

Bari, il giudice: “Migranti più garantiti in carcere che nel Cie”
Al peggio non c’è mai fine. I Cie sono più infernali di un carcere e i migranti che lì sono rinchiusi hanno meno garanzie dei detenuti. A metterlo nero su bianco è Francesco Caso, giudice della I Sezione civile del Tribunale di Bari. Lo scrive nell’ordinanza destinata a fare scuola in Italia, quella con cui ha imposto alla presidenza del Consiglio dei Ministri, al ministero dell’Interno e alla prefettura di Bari di eseguire, entro il termine perentorio di 90 giorni, i lavori necessari e indifferibili per garantire condizioni minime di rispetto dei diritti umani nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Bari Palese. “Non è azzardato concludere che, se lo stato degli stranieri trattenuti nei Cie in vista della loro espulsione fosse stato assoggettato alla disciplina dell’ordinamento penitenziario vigente, la loro condizione sarebbe stata migliore o comunque più ‘garantita’, quanto meno sul piano formale”.

Sono le parole che squarciano il velo dell’ipocrisia che continua a imperare in materia e la dicono lunga anche su una situazione che di legittimo ha solo l’alibi che le è stato offerto. Il magistrato pugliese è chiaro: “La nostra Carta Fondamentale detta direttamente regole sul se e come le persone possono essere ristrette nella libertà personale e su come e per quali fini, una volta ristrette, debbano essere trattate”. Non solo. Il nostro ordinamento penitenziario, a livello di legislazione ordinaria, è un “sistema fortemente garantito a livello normativo, affidato da sempre alle cure dell’Amministrazione della Giustizia, sotto il diretto controllo dell’autorità giudiziaria competente”. Differenze abissali con la disciplina dei Cie: “Poche righe” per regolare una “condizione comunque limitativa della libertà personale (che attualmente può giungere fino ad almeno 18 mesi complessivamente), laddove la disciplina dei detenuti e internati è contenuta complessivamente in centinaia di articoli”.

Discrepanze profonde anche su un altro versante: del governo di questi centri è stata incaricata “del tutto un’amministrazione dello Stato, quella dell’Interno, che ormai da tempo era stata privata di qualsiasi esperienza e di strutture nel settore della ‘reclusione’ delle persone per periodi prolungati”, tant’è che la gestione dei Cie “è stata affidata (per non dire ‘subappaltata’) a soggetti privati esterni all’amministrazione statale”. Una mortificazione normativa, di fronte alla quale, tuttavia, il Tribunale di Bari decide di non avventurarsi oltre: “Ogni ipotetico incidente di legittimità costituzionale a riguardo parrebbe destinato all’insuccesso, sul duplice rilievo della limitata temporaneità (sebbene piuttosto prolungata nella durata massima) della misura del trattenimento, peraltro tuttora orientata anche alla ‘necessaria assistenza’ degli interessati, e soprattutto della diversità delle situazioni che la inducono in confronto alla ‘detenzione’ vera e propria; il che potrebbe far considerare legittimo il regime attuale, che, d’altronde, finora ha praticamente resistito a reiterate censure di incostituzionalità”.

Insomma, si alzano le mani per non rischiare una bocciatura e, forse, anche per mettere al riparo un pronunciamento che ha già di per sé una portata dirompente. Non era ancora accaduto che venisse obbligato all’intervento di messa a norma di un Cie, entro tre mesi, l’intero apparato dello Stato, trascinato in aula, attraverso lo strumento giuridico dell’azione popolare, da due avvocati, membri dell’associazione Class Action Procedimentale. “Il provvedimento per noi costituisce un’ulteriore tappa per la definitiva chiusura di una struttura carceraria extra ordinem che calpesta i valori fondamentali di tutela dei diritti umani”, dice Luigi Paccione, che accanto ad Alessio Carlucci si è costituito in giudizio “in sostituzione” del Comune e della Provincia di Bari.

Era nato per essere un “centro di permanenza temporaneo per immigrati irregolari”, il Cie pugliese, adeguato solo in parte e al centro da sempre di clamorose proteste. “Trasmoda nell’illegalità”, secondo il giudice Caso: servizi igienici insufficienti; box doccia sporchi e senza porte, in barba a qualsiasi tutela della privacy; porte blindate a chiudere ciascun modulo abitativo, tanto da limitare fortemente la libertà delle persone; finestre prive di sistemi di oscuramento; camere alloggio senza impianti di ventilazione, con temperature estive che oscillano tra i 25 e i 31 gradi; infrastrutture sportive, motorie e ludico ricreative insufficienti; nessun intervento volto alla riduzione del malessere e dello stato di sofferenza. C’è stato sì un “modesto miglioramento” rispetto al 2012, ma “la situazione presenta ancora numerosi elementi di criticità”. I 90 giorni per iniziare a rendere civile la struttura stanno già trascorrendo. E “in caso di mancata o parziale esecuzione di quanto disposto”, si legge nell’ordinanza, “tutti gli stranieri ancora trattenuti” dovranno essere “trasferiti in altri Cie”.

Cisl: a rischio più di 200 mila lavoratori. 2 milioni di domande per la disoccupazione

Cisl: a rischio più di 200 mila lavoratori. 2 milioni di domande per la disoccupazione
Ieri il ministro Enrico Giovannini ha lanciato messaggi positivi, parlando di una inversione del trend del mercato del lavoro e lasciando presagire che forse il peggio - in quanto a disoccupazione - è passato. Ma i danni provocati dalla crisi economica non ancora alle spalle sono tanti e sono andati in profondità nel sistema produttivo, tanto che rischiano di perdere il lavoro 208.283 lavoratori coinvolti in cassa integrazione straordinaria e in deroga. Lo stima la Cisl nel monitoraggio dell’Osservatorio industria e mercato del lavoro, sottolineando che nei primi undici mesi del 2013 i lavoratori che hanno presentato la domanda per sussidi di disoccupazione e mobilità sono 1.949.570, con un aumento del 32,5% rispetto allo stesso periodo del 2012. Gli oltre duecentomila lavoratori a rischio, spiega la Cisl, sono calcolati solo sui lavoratori coinvolti nei primi nove mesi dalla cassa integrazione straordinaria e in deroga ”che possono più facilmente preludere a una perdita del posto di lavoro” e tiene conto del tiraggio 2012, ossia dell’uso effettivamente fatto della cassa integrazione.

I 208.283 posti a rischio, si spiega nel monitoraggio, sono ”in calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno” quando erano 214.748, ”ma ancora pericolosamente alto. In concreto il numero è più elevato, considerando che una parte dei lavoratori in cassa integrazione ha un contratto part-time e che la cassa integrazione non sempre è a zero ore”. All’inizio del 2014 le vertenze ancora aperte al ministero dello Sviluppo economico erano 159 per circa 120mil lavoratori interessati: per la Cisl gli esuberi sono circa il 15% degli occupati complessivi delle imprese coinvolte.

La Cig lo scorso anno ha superato ”nuovamente il miliardo di ore autorizzate - sottolinea la Cisl - viaggiando a ritmi di circa 90 milioni di ore mensili, senza alcun accenno a un’inversione di tendenza” e il dato preoccupante è che ”nei primi undici mesi del 2013 si registra un aumento del 32,5% delle domande di disoccupazione, aspi, mobilità” rispetto all’anno precedente. ”La recessione del 2012-2013 - dice il segretario confederale della Luigi Sbarra - ha causato una contrazione complessiva del Pil del 4,2%, l’orizzonte è passato dalla recessione a una sorta di stagnazione, in cui si intravedo solo piccole luci di ripresa”, la ”crisi si può superare, perchè l’italia ha ancora grandi energie e potenzialità” ma è necessario che il lavoro diventi ”il tema prioritario delle azioni concrete” di politica e governo.

Ior, Papa Francesco rinnova i cardinali della commissione di vigilanza

Ior, Papa Francesco rinnova i cardinali della commissione di vigilanza
Cambia volto la commissione di vigilanza sullo Ior. Papa Francesco ha nominato i nuovi cardinali che andranno a comporre l’organismo per i prossimi cinque anni. La scelta del Pontefice è ricaduta su Christoph Schoenborn, arcivescovo di Vienna, Thomas Collins, arcivescovo di Toronto, Jean-Louis Tauran (l’unico confermato, arcivews), Santos Abril y Castellò, arciprete di Santa Maria Maggiore, e sul segretario di Stato Pietro Parolin.

Escono così di scena Odilo Scherer, arcivescovo di San Paolo del Brasile, Telesphore Toppom, arcivescovo di Ranchi in India, e gli italiani Domenico Calcagno e Tarcisio Bertone. Quest’ultimo, in particolare, protagonista di una serie di tensioni con l’attuale Pontefice, decadrà da presidente della commissione dopo avere già perso l’incarico di segretario di Stato. Il suo posto potrebbe essere preso dallo spagnolo Santos y Abril Castellò, arciprete di Santa Maria Maggiore e cardinale diacono di San Ponziano. Ma padre Federico Lombardi, portavoce del Vaticano, a proposito del fatto che nella nota della sala stampa vaticana non viene riportato quale cardinale avrà la presidenza della Commissione sullo Ior, ha riferito che “il presidente potrebbe essere nominato dalla stessa Commissione, nelle prossime riunioni”.

Crolla l’inflazione, è ai minimi dal 2009 «Due italiani su 3 tagliano i consumi»

Crolla l’inflazione, è ai minimi dal 2009 «Due italiani su 3 tagliano i consumi»
Il tasso d’inflazione medio annuo per il 2013 è pari all’1,2%, in decisa frenata rispetto al 3,0% registrato nel 2012. Lo rileva l’Istat, confermando le stime e aggiungendo che si tratta del livello più basso dal 2009, ovvero da quattro anni. Il tasso risulta di due volte e mezzo inferiore a quello dell’anno precedente. «La dinamica dei prezzi al consumo nel 2013 riflette principalmente gli effetti della debolezza delle pressioni dal lato dei costi, in particolare degli input energetici, e quelli dell’intensa e prolungata contrazione della spesa per consumi delle famiglie». Così l’Istat spiega il forte rallentamento dell’inflazione. «In questo quadro - sottolinea - l’aumento dell’aliquota ordinaria dell’Iva, entrato in vigore all’inizio di ottobre 2013, ha esercitato sull’inflazione un effetto parziale e modesto».

L’ analisi Coldiretti spiega il brusco calo dei consumi delle famiglie nel 2013, e mostra che più di due italiani su tre (68 per cento) hanno ridotto la spesa o rimandato l’acquisto di capi d’abbigliamento e oltre la metà (53 per cento) che ha detto addio a viaggi e vacanze e ai beni tecnologici e molto altro ancora. Una situazione provocata dalla recessione che - sottolinea la Coldiretti - ha fatto scendere i consumi in Italia del 9 per cento negli ultimi 5 anni, tanto da toccare nel 2013 il livello più basso dal 1997. Ad essere tagliate nel 2013 sono state addirittura le spese per l’alimentazione, con una riduzione del 3,9 per cento secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea relativi ai primi nove mesi dell’anno. La situazione economica generale del Paese - precisa la Coldiretti - si riflette sul potere di acquisto delle famiglie e quindi sull’andamento dei consumi. La crisi infatti ha provocato una profonda spending review dei bilanci familiari che ha colpito tutte le voci di spesa come la frequentazione di bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero, dei quali ha fatto a meno ben il 49 per cento. Il 42 per cento degli italiani ha rinunciato alla ristrutturazione della casa, il 40 per cento all’auto o la moto nuova e il 37 per cento agli arredamenti. E sul 2014 - conclude la Coldiretti - pesa il fatto che appena il 14 per cento delle famiglie italiane pensa che la propria situazione economica migliorerà, mentre per il 35 per cento e destinata a peggiorare anche se una maggioranza del 51 per cento ritiene che non cambierà.

Per il Codacons la netta decelerazione «dipende da un crollo dei consumi senza precedenti, che ha riguardato anche beni di prima necessità come gli alimentari». È quanto si legge in una nota dell’associazione di consumatori, che evidenzia, comunque, «come questa inflazione, nonostante sia il livello più basso dal 2009, tradotta in cifre, equivale, in termini di aumento del costo della vita, ad una stangata annua pari a 257 euro per un single, 345 euro per una famiglia di 2 persone, 419 per una famiglia tipo di 3 persone e 462 per una di 4 componenti».

Papa Francesco e il battesimo speciale di Giulia

Papa Francesco e il battesimo speciale di Giulia
Giulia Scardia, la neonata di Castiglione della Pescaia figlia di una coppia non sposata in chiesa, ha ricevuto domenica mattina il battesimo da papa Francesco. Un momento storico: è la prima volta che un papa amministra il sacramento a un bambino i cui genitori non sono uniti da rito sacro.

La cerimonia, intensa, ha visto il Pontefice impartire il sacramento a 32 bambini, di cui 18 bimbe e 14 bimbi. I neonati sono stati battezzati da Bergoglio nel giorno in cui la Chiesa è solita celebrare la Solennità del Battesimo del Signore. Capita una volta all’anno. La giornata è particolarmente solenne anche perché si tratta anche del primo battesimo impartito da papa Francesco. Tra i celebranti, a battezzare la piccola Giulia c’era il segretario di Stato, arcivescovo Pietro Parolin.

Molto commossi i genitori della piccola, una coppia di coniugi originari di Lecce ma residenti a Castiglione della Pescaia, che attendevano questo momento con grande ansia. Ivan Scardia e Nicoletta Franco sono due militari e hanno anche un’altra figlia, Giorgia, di 5 anni: Scardia è un graduato del terzo Reggimento Savoia Cavalleria, la donna è un carabiniere in servizio a Grosseto. Entrambi sono originari di Lecce, ma si sono conosciuti a Grosseto. I mesi scorsi hanno accolto con particolare felicità la disponibilità del Pontefice a battezzare la propria figlia. La famiglia è giunta a Roma sabato e in mattinata verso le 8 è stata accompagnata in Cappella Sistina da due amici intimi, in veste di padrino e madrina di Giulia.

Il rito battesimale è iniziato poco prima delle 10. Papa Bergoglio ha pronunciato a braccio la sua omelia, nella Cappella Sistina, con parole importanti e dense di significato rivolte alle famiglie, esortate a un proseguire il loro cammino di fede insieme propri figli. «Voi genitori - ha detto il Papa - avete il bambino o la bambina da battezzare, ma dopo alcuni anni saranno loro che avranno un bambino da battezzare o un nipotino… È così la catena della fede. Cosa vuol dire? Io vorrei soltanto dirvi questo: voi siete coloro che trasmettono la fede; voi avete il dovere di trasmettere la fede a questi bambini. È la più bella eredità che voi lascerete loro: la fede! Soltanto questo. Oggi portate a casa questo pensiero. Noi dobbiamo essere coloro che trasmettono di fede. E pensate a questo. Pensate sempre come trasmettere la fede ai bambini. Oggi - prosegue Bergoglio - canta il coro, ma il coro più bello è questo dei bambini, che fanno rumore… Alcuni piangeranno, perché non sono comodi o perché hanno fame: se hanno fame, mamme date loro da mangiare! Tranquille, eh! Perché loro sono qui il principale. E adesso con questa consapevolezza di essere coloro che trasmettono la fede continuiamo la cerimonia del Battesimo».

Di fronte alla famiglia Scardia e a tutte le altre 31 famiglie, il Pontefice ha pregato per loro come piccola ”chiesa domestica”, spronando per tutto il tempo i genitori affinché esortino i figli alla fede. Poi ha avuto un pensiero per tutti i bambini che soffrono maltrattamenti, fame o malattie, «perché ci siano sempre uomini e donne in grado di chinarsi su di loro con carità instancabile e speranza tenace».

Nel villaggio dei pescatori uccisi “I marò? Non vogliamo vendetta”

Nel villaggio dei pescatori uccisi “I marò? Non vogliamo vendetta”
La strada che porta al cimitero quasi non si vede; stretta, polverosa, corre perpendicolare al porto, tra case che sono blocchi squadrati di cemento, vestiti stesi ad asciugare per terra sulla sabbia e bambini che giocano incuranti delle moto e dei risciò che sfrecciano ad alta velocità. Bambini come Jeen, 12 anni, che, scesi quattro gradini, tra decine di lapidi tutte uguali ne indica una in basso, in ultima fila, proprio a contatto con la terra brulla, marrone. Si china, sposta una collana di fiori gialli un po’ rinsecchiti e, impassibile, senza tradire alcuna emozione nonostante la sua giovane età, dice: «Qui riposa mio papà, aveva solo 48 anni. Da quel giorno per me è cambiato tutto». Quel giorno è impresso con caratteri dorati sulla lapide: 15 febbraio 2012. Sono passati quasi due anni da quando suo padre Valentine Jelestine e il suo collega Ajesh Binki hanno perso la vita sul peschereccio sul quale lavoravano, il St. Anthony. Uccisi da colpi di fucile, intorno alle quattro e mezzo del pomeriggio, mentre tornavano in porto a Kollam dopo sette giorni passati in mare a pescare. Della loro morte, e questa è storia nota, sono stati accusati i due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre che quel giorno si trovavano sulla petroliera Enrica Lexie in servizio anti-pirateria.

Meno nota, invece, è la storia delle due vittime. Due pescatori, due padri di famiglia, morti ancora senza un motivo. Finiti in un tritacarne mediatico, spariti velocemente dalle cronache per far posto a un braccio di ferro giuridico-diplomatico tra India e Italia. Ma a Kollam nessuno si è dimenticato di Valentine e Ajesh. Non se ne sono dimenticati i loro amici pescatori, né, tantomeno, le loro famiglie. Non se n’è dimenticato di certo Jeen, che prima di lasciare il cimitero passa un dito sulla foto del padre cercando di togliere un leggero strato di polvere. Una foto nella quale Valentine appare elegante, fiero, con una camicia bianca, dei folti baffi e gli occhiali.
La stessa foto che è appesa sui muri sporchi, leggermente scrostati, della casa dove ora, senza più un padre e un marito, vivono Jeen, suo fratello Derrick, di 19 anni, e la madre Dora. Illuminato da una piccola luce rossa a forma di stella, con a fianco fiori e un porta-incenso, Valentine sembra vegliare sulla sua famiglia e su quella che una volta era la sua casa. Questo d’altronde è il ruolo che spetta ai padri di famiglia da queste parti, a maggior ragione se si tratta di pescatori. Sono loro, nella maggior parte dei casi, gli unici a lavorare, a portare a casa i soldi, a cercare di garantire un futuro ai figli. «La morte di Valentine ci ha sconvolto – racconta Dora –. È arrivata del tutto inaspettata, era un giorno qualsiasi, uguale a tanti altri. Ma avevo delle brutte sensazioni quel pomeriggio. Mentre ero in chiesa a pregare ho sentito la necessità di tornare a casa, e una volta arrivata il telefono ha squillato. In quel momento ho capito che qualcosa non andava».

Gli amici di Valentine volevano accertarsi che l’uomo fosse in casa perché poco prima, a circa 20 miglia dalla costa, un incidente, ancora poco chiaro, aveva visto protagonisti una petroliera e un piccolo peschereccio. «Da quel momento è iniziato un incubo – continua Dora –. Un incubo che ci ha cambiato la vita. Senza più lo stipendio di mio marito, l’unica fonte di reddito della famiglia, tutto è diventato più difficile, ed è solo da pochi mesi che lo Stato indiano mi ha trovato un lavoro. Peggio ancora sta la famiglia di Ajesh, con i figli, che si trovano ora in Tamil Nadu, rimasti senza un padre e, da poco, anche senza la madre».
Poi, certo, c’è la compensazione data dal governo italiano alle famiglie di Valentine e Ajesh, «circa 150 mila euro che da queste parti sono tanti soldi», afferma Padre Jacob Rolden, della diocesi di Kollam, che è stato vicino alle famiglie dei pescatori fin dal primo momento. Al porto di Kollam, tra gli amici e i colleghi dei due pescatori uccisi, non tutti sembrano vedere di buon occhio queste compensazioni ma glissano e, tra dubbi sull’andamento del processo e racconti, ripresi anche dal «Times of India», di possibili tentativi da parte di ignoti di cancellare, dal peschereccio St. Anthony, le prove dell’incidente, raccontano della paura che ora hanno ad andare in mare, dei brividi che corrono loro lungo la schiena quando vedono avvicinarsi una petroliera o un mercantile.

Ma non solo. Raccontano anche delle difficoltà e dei problemi che stanno riducendo alla fame i pescatori della zona con «i pescherecci stranieri, soprattutto cinesi, che fanno razzia nei nostri mari, senza alcun controllo da parte del governo, con i mercantili che passano a 20 miglia dalla costa tagliando le reti da pesca e mettendo in pericolo la nostra vita», racconta Thomas, pescatore e amico di Valentine.

Non si percepisce ostilità nei confronti dell’Italia e degli italiani, e questo rende ancora più inspiegabile il crollo del turismo italiano nella regione, anche se i pescatori non negano che per alcuni mesi questa ostilità ci sia stata. Non tanto, o meglio, non solo, per l’incidente in sé, quanto piuttosto per come tutta la vicenda è stata trattata. Un pensiero sintetizzato perfettamente da Derrick, il figlio maggiore di Valentine, conscio dell’importanza della compensazione ricevuta per il futuro suo, di suo fratello e di sua madre: «Non vogliamo vendetta, non proviamo rancore, e anzi siamo vicini alle famiglie dei due soldati italiani che stanno vivendo, anche loro, una situazione difficile e dolorosa, ma in quasi due anni nessuno si è mai interessato alle uniche due vittime di tutta questa storia: mio padre e Ajesh».

Papa contro i ‘sacerdoti untuosi’: “Basta preti farfalla che vivono nella vanità”

Papa contro i ‘sacerdoti untuosi’: “Basta preti farfalla che vivono nella vanità”
“No ai sacerdoti untuosi e a i ‘preti-farfalla’ che vivono nella vanità”. Nuovo durissimo affondo di Papa Francesco, nell’omelia della Messa mattutina di Casa Santa Marta, contro “i sacerdoti che si allontanano da Gesù e così perdono l’unzione, e invece di essere unti finiscono per essere untuosi. E quanto male – ha spiegato Bergoglio – fanno alla Chiesa i preti untuosi! Quelli che mettono la loro forza nelle cose artificiali, nelle vanità, in un atteggiamento, in un linguaggio lezioso. Ma, quante volte si sente dire con dolore: ‘Ma, questo è un prete-farfalla!’, perché sempre è nelle vanità. Questo non ha il rapporto con Gesù Cristo!”.

Papa Francesco, che numerose volte in questi primi dieci mesi di pontificato ha chiesto ai sacerdoti, ai vescovi e ai cardinali di essere “pastori con l’odore delle pecore”, ha spiegato che “il vero prete, unto da Dio per il suo popolo, ha un rapporto stretto con Gesù: quando questo manca, il sacerdote diventa ‘untuoso’, un idolatra, devoto del ‘dio Narciso’”. “Noi sacerdoti – ha aggiunto il Papa – abbiamo tanti limiti: siamo peccatori, tutti. Ma se andiamo da Gesù Cristo, se cerchiamo il Signore nella preghiera siamo buoni sacerdoti, benché siamo peccatori. Ma se ci allontaniamo da Gesù Cristo, dobbiamo compensare questo con altri atteggiamenti mondani. E così, tutte queste figure anche il prete-affarista, il prete-imprenditore. Ma il prete che adora Gesù Cristo, il prete che parla con Gesù Cristo, il prete che cerca Gesù Cristo e che si lascia cercare da Gesù Cristo: questo è il centro della nostra vita. Se non c’è questo, perdiamo tutto. E cosa daremo alla gente?”.

Il Papa nella sua meditazione ha ricordato anche che “è bello trovare preti che hanno dato la loro vita come sacerdoti, davvero, e di cui la gente dice: ‘Ma, sì, ha un caratteraccio, ha questo, ha quello, ma è un prete!’. E la gente ha il fiuto! Invece, – ha aggiunto Francesco – quando la gente vede i preti idolatri, che invece di avere Gesù, hanno i piccoli idoli dice: ‘Poveraccio!’. Quello che ci salva dalla mondanità e dall’idolatria che ci fa untuosi, quello che ci conserva nell’unzione, è il rapporto con Gesù Cristo. E oggi – ha concluso il Papa – a voi che avete avuto la gentilezza di venire a concelebrare qui, con me, auguro questo: ma perdete tutto nella vita, ma non perdete questo rapporto con Gesù Cristo! Questa è la vostra vittoria. E avanti, con questo!”.

Giù il prezzo della casa: -5,3% dal 2012

Giù il prezzo della casa: -5,3% dal 2012
La corsa al ribasso non si ferma. Nel terzo trimestre 2013, sulla base delle stime preliminari, l’indice dei prezzi delle abitazioni registrata una diminuzione dell’1,2% rispetto al trimestre precedente e del 5,3% nei confronti dello stesso periodo del 2012.

La flessione congiunturale, scrive l’Istat nel suo rapporto, è l’ottava consecutiva ed è di ampiezza doppia rispetto a quella rilevata nel secondo trimestre (-1,2% rispetto a -0,6%): questo andamento, spiega l’istituto di statistica, va ascritto in parte a fattori stagionali. La diminuzione dei prezzi su base annua è più contenuta di quella registrato nel trimestre precedente (-5,9%). Al calo nel trimestre, prosegue l’Istat, contribuiscono le diminuzioni dei prezzi sia delle abitazioni esistenti (-1,3%) sia di quelle nuove (-0,5%). In un quadro di marcata diminuzione dei prezzi che tuttora perdura, la riduzione dell’ampiezza della flessione tendenziale si registra sia per i prezzi delle abitazioni esistenti (-6,8%, da -7,6% del secondo e -8,1% del primo trimestre) sia per i prezzi delle abitazioni nuove (-2,0%, da -2,2% del secondo trimestre).
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