“Partecipiamo troppo spesso alla globalizzazione dell´indifferenza; cerchiamo invece di vivere una solidarietà globale.”
“Per conoscere il Signore, è importante frequentarlo: ascoltarlo in silenzio davanti al Tabernacolo, accostarsi ai Sacramenti.”
“Seguire Gesù significa condividere il suo amore misericordioso per ogni essere umano”
“La nostra preghiera non può ridursi ad un'ora, la domenica; è importante avere un rapporto quotidiano con il Signore.”
sabato 25 marzo 2017 - S. Ireneo vescovo e mart.
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CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     San Francesco, intercedi per me presso il Padre, affinchè anche io possa avere una mia famiglia     •     Caro San Francesco proteggi i miei cari,soprattutto ti affido i miei figli..grazie     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Buongiorno. volevo sapere se questo articolo può essere da appoggio e le dimensioni, se ha una propria scatola, e se disponibile 20 pz. Bassorilievo sagomato San Francesco ulivo argento € 5,90 (Iva compresa) ISBN/EAN: 1416001900352 Ma     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Caro San Francesco, ti prego umilmente di aiutare nostro figlio nelle scelte che stà facendo. Stagli vicino con il tuo amore. Fà che guardi al suo futuro con fiducia e superi questi momenti così difficiliConfidiamo in te. Grazie per il tuo immenso amore.     •     Caro San Francesco, ti prego umilmente di intercedere per la nostra famiglia. Aiutaci a intraprendere la via giusta per riportare un poco di serenità nella nostra famiglia. Confidiamo in te. Grazie per il tuo immenso amore.
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Yara, il presunto killer ha un nome

Yara, il presunto killer ha un nome
Bergamo - Novità sconvolgente nel caso di Yara Gambirasio. È stato fermato il presunto assassino della giovane di Brembate. Lo ha annunciato per primo il ministro dell’Interno Alfano. Si tratta di un uomo di 44 anni originario di Clusone, sposato e con tre figli di 8, 10 e 13 anni: il suo nome è Massimo Giuseppe Bossetti di Mapello. È stato sottoposto a fermo da parte dei carabinieri del Ros che lo hanno prelevato direttamente dalla sua abitazione.

Bossetti è un muratore incensurato: è stato portato nel pomeriggio di lunedì 16 giugno nella caserma dei Carabinieri di Bergamo dove è stato sottoposto ad interrogatorio alla presenza del legale d’ufficio, Silvia Gazzetti. Intorno alle 21.30 di lunedì 16 giugno l’uomo è stato trasferito al carcere di Bergamo: fuori dalla caserma si era nel frattempo formata una piccola folla di persone che ha accolto il piccolo corteo di auto con pesanti insulti all’indirizzo di Bossetti: «Assassino, devi morire». Le forze dell’ordine hanno dovuto tenere a bada le persone, che pochi minuti dopo hanno riservato bel altro trattamento al Pm Letizia Ruggeri e agli inquirenti che hanno seguito il caso, accolti da applausi a scena aperti e incitamenti.

Il primo ad annunciare la notizia il ministro dell’Interno Alfano che ha detto: «Secondo quanto rilevato dal profilo genetico in possesso degli inquirenti è una persona del luogo», ha detto. Lo scorso 10 aprile era arrivata la conferma inequivocabile che gli investigatori avevano il Dna del killer della tredicenne di Brembate Sopra uccisa il 26 novembre 2010. «Le Forze dell’Ordine, d’intesa con la Magistratura, hanno individuato l’assassino di Yara Gambirasio. Secondo quanto rilevato dal profilo generico in possesso degli inquirenti, l’assassino della piccola Yara è una persona del luogo, dunque della Provincia di Bergamo - ecco il testo integrale del messaggio di Alfano -. Nelle prossime ore, saranno forniti maggiori dettagli. Ringraziamo tutti, ognuno nel proprio ruolo, per l’impegno massimo, l’alta professionalità e la passione, investiti nella difficile ricerca di questo efferato assassino che, finalmente, non è più senza volto».

La persona sospettata dell’omicidio di Yara Gambirasio sarebbe un «bergamasco individuato grazie al Dna». «Siamo in una fase delicatissima» si è limitato a dire nel primo pomeriggio il procuratore della Repubblica di Bergamo, Francesco Dettori. E ha aggiunto: «Sono ancora in corso verifiche, ma si può dire che questo è un riconoscimento al lavoro sistematico dell’Arma dei carabinieri e della polizia che non hanno mai mollato. La dottoressa Letizia Ruggeri ha lavorato con estrema professionalità smentendo certa stampa che l’ha attaccata in modo duro».

La persona fermata dovrebbe quindi essere il figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni, l’uomo che, secondo gli inquirenti, sarebbe il padre biologico dell’assassino di Yara. A dare la notizia alla famiglia Gambirasio è stata la stessa Letizia Ruggeri che, nel pomeriggio di lunedì 16 giugno, ha chiamato al telefono mamma Maura e papà Fulvio per informarli.

Tratto da: L’Eco di Bergamo

Sindone, le date dell’Ostensione: dal 19 aprile al 24 giugno 2015

Sindone, le date dell’Ostensione: dal 19 aprile al 24 giugno 2015
Durerà 67 giorni, più del solito, la prossima Ostensione della Sindone del 2015. Il Telo sarà esposto dal domenica 19 aprile a mercoledì 24 giugno, festa di san Giovanni Battista patrono di Torino e onomastico di don Bosco. Le date, indicate dal Custode pontificio, mons. Cesare Nosiglia, sono state comunicate oggi da don Roberto Gottardo, responsabile della Commissione diocesana per la Sindone, durante la prima riunione del Comitato organizzatore dell’Ostensione 2015 e sono state approvate dal consiglio.

l prolungamento delle date, spiegano gli organizzatori, consentirà di avere a disposizione un arco temporale più ampio, sia per la visita del Papa, sia per il pellegrinaggio alla Sindone dei giovani che parteciperanno alle celebrazioni per il Giubileo salesiano. Papa Francesco ha assicurato la sua presenza a Torino per venerare la Sindone e onorare la memoria di don Bosco nel bicentenario della nascita; ma non sono ancora state indicate date precise per la sua visita.

Il Comitato è presieduto dal vicesindaco Elide Tisi ed è composto da Diocesi, Comune, Provincia, Regione, Fondazioni bancarie, Salesiani e Ministero dei Beni Culturali.

tratto da: http://www.repubblica.it/

Nasce Fiat Chrysler Automobiles doppia quotazione a New York e Milano

Nasce Fiat Chrysler Automobiles doppia quotazione a New York e Milano
Fiat Chrysler Automobiles. Questo il nome del settimo gruppo automobilistico mondiale nato dall’unione fra il Lingotto in Italia e Auburn Hills negli Stati Uniti. Lo ha deciso il consiglio di amministrazione del gruppo presieduto da Jonh Elkann e guidato dall’amministratore delegato Sergio Marchionne. Fca (questo il nuovo acronimo del gruppo) avrà come previsto sede legale in Olanda e sede fiscale in Gran Bretagna, mentre le azioni verranno quotate a New York e Milano. «Speriamo di arrivare alla quotazione a New York entro il primo ottobre, stiamo lavorando», ha detto Marchionne.

Riguardo alla sede fiscale una nota del Lingotto precisa che «la scelta non avrà effetti sull’imposizione fiscale cui continueranno ad essere soggette le società del gruppo nei vari Paesi in cui svolgeranno le loro attività».

La proposta approvata dal consiglio di Fiat prevede che gli azionisti di Fiat ricevano un’azione Fca (Fiat Chrysler Automobiles) di nuova emissione per ogni azione Fiat posseduta e che le azioni ordinarie di Fca siano quotate al New York Stock Exchange (Nyse) con un’ulteriore quotazione sul mercato telematico azionario (Mta) di Milano. Il completamento dell’operazione sarà soggetto a un numero limitato di condizioni, tra cui l’ottenimento della quotazione al Nyse e quella che l’esborso massimo derivante dall’esercizio da parte degli azionisti di Fiat dal diritto di recesso, nonché da eventuali esercizi dei diritti di opposizione dei creditori, non ecceda 500 milioni di euro. La quotazione sull’Mta di Milano avverrà dopo l’inizio della quotazione al Nyse. «La nascita di Fiat Chrysler Automobiles segna l’inizio di un nuovo capitolo della nostra storia - ha commentato Elkann - Il viaggio che è iniziato più di dieci anni fa con la ricerca di soluzioni che assicurassero a Fiat il proprio posto in un mercato sempre più complesso è culminato nell’unione di due organizzazioni, ognuna con una grande storia nel panorama automobilistico, ma con caratteristiche e punti di forza geografici differenti e complementari. Fca ci permette di affrontare il futuro con rinnovata motivazione ed energia»

Decisamente soddisfatto Marchionne. «Oggi è una delle giornate più importanti della mia carriera in Fiat e Chrysler - ha detto - Possiamo dire di essere riusciti a creare basi solide per un costruttore di auto globale con un bagaglio di esperienze e di competenze allo stesso livello della migliore concorrenza». E ancora: «Cinque anni fa abbiamo iniziato a coltivare un sogno di cooperazione industriale a livello mondiale, ma anche un grande sogno di integrazione culturale a tutti i livelli. Abbiamo lavorato caparbiamente e senza sosta a questo progetto per trasformare le differenze in punti di forza e per abbattere gli steccati nazionalistici e culturali. Ora possiamo dire di essere riusciti a creare basi solide per un costruttore di auto globale con un bagaglio di esperienze e di competenze allo stesso livello della migliore concorrenza. L’adozione di una struttura di governance internazionale e le previste quotazioni, che miglioreranno l’accesso del gruppo ai mercati globali con evidenti vantaggi finanziari, completeranno questo progetto.

Particolare importante: tutte le attività che confluiranno in Fiat Chrysler Automobiles, ha annunciato il Lingotto, «proseguiranno la propria missione, compresi naturalmente gli impianti produttivi in Italia e nel resto del mondo, e non ci sarà nessun impatto sui livelli occupazionali». Fca ha spiegato che le scelte societarie fatte oggi, in particolare quella sulla sede legale, nascono da necessità e opportunità derivanti dal fatto che, con l’unione di Fiat e di Chrysler, si viene a creare un grande gruppo automobilistico internazionale presente in tutto il mondo. «L’attuale organizzazione in quattro regioni operative - è stato spiegato - continuerà a essere l’asse portante della nuova società».

Reliquia di Giovanni Paolo II rubata, non si esclude satanismo

Reliquia di Giovanni Paolo II rubata, non si esclude satanismo
Intense ricerche sono in corso nella zona intorno alla piccola chiesa di San Pietro della Ienca (L’Aquila), sotto il Gran Sasso, alla ricerca della reliquia con il sangue di papa Giovanni Paolo II, rubata due notti fa insieme a una croce. I carabinieri stanno setacciando l’area, perché le indagini avrebbero evidenziato la possibilità che i ladri si siano disfatti dell’oggetto sacro.

Secondo il comitato di volontariato Osservatorio Antiplagio, il furto anche se eseguito su commissione - come ha affermato il presidente dell’associazione San Pietro della Ienca - non deve far escludere la pista satanica. Il giorno del furto, infatti, coincide nel calendario satanico con l’inizio del dominio del demone Volac, evocato dal 25 al 29 gennaio, periodo nel quale rientrano anche il ricordo sacrilego e il risvolto satanico dell’olocausto nazista nella Giornata della Memoria, per preparare il capodanno di Satana che si celebra il primo febbraio.

La zona montana dove si trova il piccolo santuario era molto cara al papa polacco, beatificato nel 2011, che era solito raggiungere spesso il Gran Sasso per passeggiare, stare in meditazione e anche sciare.

Bari, il giudice: “Migranti più garantiti in carcere che nel Cie”

Bari, il giudice: “Migranti più garantiti in carcere che nel Cie”
Al peggio non c’è mai fine. I Cie sono più infernali di un carcere e i migranti che lì sono rinchiusi hanno meno garanzie dei detenuti. A metterlo nero su bianco è Francesco Caso, giudice della I Sezione civile del Tribunale di Bari. Lo scrive nell’ordinanza destinata a fare scuola in Italia, quella con cui ha imposto alla presidenza del Consiglio dei Ministri, al ministero dell’Interno e alla prefettura di Bari di eseguire, entro il termine perentorio di 90 giorni, i lavori necessari e indifferibili per garantire condizioni minime di rispetto dei diritti umani nel Centro di Identificazione ed Espulsione di Bari Palese. “Non è azzardato concludere che, se lo stato degli stranieri trattenuti nei Cie in vista della loro espulsione fosse stato assoggettato alla disciplina dell’ordinamento penitenziario vigente, la loro condizione sarebbe stata migliore o comunque più ‘garantita’, quanto meno sul piano formale”.

Sono le parole che squarciano il velo dell’ipocrisia che continua a imperare in materia e la dicono lunga anche su una situazione che di legittimo ha solo l’alibi che le è stato offerto. Il magistrato pugliese è chiaro: “La nostra Carta Fondamentale detta direttamente regole sul se e come le persone possono essere ristrette nella libertà personale e su come e per quali fini, una volta ristrette, debbano essere trattate”. Non solo. Il nostro ordinamento penitenziario, a livello di legislazione ordinaria, è un “sistema fortemente garantito a livello normativo, affidato da sempre alle cure dell’Amministrazione della Giustizia, sotto il diretto controllo dell’autorità giudiziaria competente”. Differenze abissali con la disciplina dei Cie: “Poche righe” per regolare una “condizione comunque limitativa della libertà personale (che attualmente può giungere fino ad almeno 18 mesi complessivamente), laddove la disciplina dei detenuti e internati è contenuta complessivamente in centinaia di articoli”.

Discrepanze profonde anche su un altro versante: del governo di questi centri è stata incaricata “del tutto un’amministrazione dello Stato, quella dell’Interno, che ormai da tempo era stata privata di qualsiasi esperienza e di strutture nel settore della ‘reclusione’ delle persone per periodi prolungati”, tant’è che la gestione dei Cie “è stata affidata (per non dire ‘subappaltata’) a soggetti privati esterni all’amministrazione statale”. Una mortificazione normativa, di fronte alla quale, tuttavia, il Tribunale di Bari decide di non avventurarsi oltre: “Ogni ipotetico incidente di legittimità costituzionale a riguardo parrebbe destinato all’insuccesso, sul duplice rilievo della limitata temporaneità (sebbene piuttosto prolungata nella durata massima) della misura del trattenimento, peraltro tuttora orientata anche alla ‘necessaria assistenza’ degli interessati, e soprattutto della diversità delle situazioni che la inducono in confronto alla ‘detenzione’ vera e propria; il che potrebbe far considerare legittimo il regime attuale, che, d’altronde, finora ha praticamente resistito a reiterate censure di incostituzionalità”.

Insomma, si alzano le mani per non rischiare una bocciatura e, forse, anche per mettere al riparo un pronunciamento che ha già di per sé una portata dirompente. Non era ancora accaduto che venisse obbligato all’intervento di messa a norma di un Cie, entro tre mesi, l’intero apparato dello Stato, trascinato in aula, attraverso lo strumento giuridico dell’azione popolare, da due avvocati, membri dell’associazione Class Action Procedimentale. “Il provvedimento per noi costituisce un’ulteriore tappa per la definitiva chiusura di una struttura carceraria extra ordinem che calpesta i valori fondamentali di tutela dei diritti umani”, dice Luigi Paccione, che accanto ad Alessio Carlucci si è costituito in giudizio “in sostituzione” del Comune e della Provincia di Bari.

Era nato per essere un “centro di permanenza temporaneo per immigrati irregolari”, il Cie pugliese, adeguato solo in parte e al centro da sempre di clamorose proteste. “Trasmoda nell’illegalità”, secondo il giudice Caso: servizi igienici insufficienti; box doccia sporchi e senza porte, in barba a qualsiasi tutela della privacy; porte blindate a chiudere ciascun modulo abitativo, tanto da limitare fortemente la libertà delle persone; finestre prive di sistemi di oscuramento; camere alloggio senza impianti di ventilazione, con temperature estive che oscillano tra i 25 e i 31 gradi; infrastrutture sportive, motorie e ludico ricreative insufficienti; nessun intervento volto alla riduzione del malessere e dello stato di sofferenza. C’è stato sì un “modesto miglioramento” rispetto al 2012, ma “la situazione presenta ancora numerosi elementi di criticità”. I 90 giorni per iniziare a rendere civile la struttura stanno già trascorrendo. E “in caso di mancata o parziale esecuzione di quanto disposto”, si legge nell’ordinanza, “tutti gli stranieri ancora trattenuti” dovranno essere “trasferiti in altri Cie”.

Cisl: a rischio più di 200 mila lavoratori. 2 milioni di domande per la disoccupazione

Cisl: a rischio più di 200 mila lavoratori. 2 milioni di domande per la disoccupazione
Ieri il ministro Enrico Giovannini ha lanciato messaggi positivi, parlando di una inversione del trend del mercato del lavoro e lasciando presagire che forse il peggio - in quanto a disoccupazione - è passato. Ma i danni provocati dalla crisi economica non ancora alle spalle sono tanti e sono andati in profondità nel sistema produttivo, tanto che rischiano di perdere il lavoro 208.283 lavoratori coinvolti in cassa integrazione straordinaria e in deroga. Lo stima la Cisl nel monitoraggio dell’Osservatorio industria e mercato del lavoro, sottolineando che nei primi undici mesi del 2013 i lavoratori che hanno presentato la domanda per sussidi di disoccupazione e mobilità sono 1.949.570, con un aumento del 32,5% rispetto allo stesso periodo del 2012. Gli oltre duecentomila lavoratori a rischio, spiega la Cisl, sono calcolati solo sui lavoratori coinvolti nei primi nove mesi dalla cassa integrazione straordinaria e in deroga ”che possono più facilmente preludere a una perdita del posto di lavoro” e tiene conto del tiraggio 2012, ossia dell’uso effettivamente fatto della cassa integrazione.

I 208.283 posti a rischio, si spiega nel monitoraggio, sono ”in calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno” quando erano 214.748, ”ma ancora pericolosamente alto. In concreto il numero è più elevato, considerando che una parte dei lavoratori in cassa integrazione ha un contratto part-time e che la cassa integrazione non sempre è a zero ore”. All’inizio del 2014 le vertenze ancora aperte al ministero dello Sviluppo economico erano 159 per circa 120mil lavoratori interessati: per la Cisl gli esuberi sono circa il 15% degli occupati complessivi delle imprese coinvolte.

La Cig lo scorso anno ha superato ”nuovamente il miliardo di ore autorizzate - sottolinea la Cisl - viaggiando a ritmi di circa 90 milioni di ore mensili, senza alcun accenno a un’inversione di tendenza” e il dato preoccupante è che ”nei primi undici mesi del 2013 si registra un aumento del 32,5% delle domande di disoccupazione, aspi, mobilità” rispetto all’anno precedente. ”La recessione del 2012-2013 - dice il segretario confederale della Luigi Sbarra - ha causato una contrazione complessiva del Pil del 4,2%, l’orizzonte è passato dalla recessione a una sorta di stagnazione, in cui si intravedo solo piccole luci di ripresa”, la ”crisi si può superare, perchè l’italia ha ancora grandi energie e potenzialità” ma è necessario che il lavoro diventi ”il tema prioritario delle azioni concrete” di politica e governo.

Crolla l’inflazione, è ai minimi dal 2009 «Due italiani su 3 tagliano i consumi»

Crolla l’inflazione, è ai minimi dal 2009 «Due italiani su 3 tagliano i consumi»
Il tasso d’inflazione medio annuo per il 2013 è pari all’1,2%, in decisa frenata rispetto al 3,0% registrato nel 2012. Lo rileva l’Istat, confermando le stime e aggiungendo che si tratta del livello più basso dal 2009, ovvero da quattro anni. Il tasso risulta di due volte e mezzo inferiore a quello dell’anno precedente. «La dinamica dei prezzi al consumo nel 2013 riflette principalmente gli effetti della debolezza delle pressioni dal lato dei costi, in particolare degli input energetici, e quelli dell’intensa e prolungata contrazione della spesa per consumi delle famiglie». Così l’Istat spiega il forte rallentamento dell’inflazione. «In questo quadro - sottolinea - l’aumento dell’aliquota ordinaria dell’Iva, entrato in vigore all’inizio di ottobre 2013, ha esercitato sull’inflazione un effetto parziale e modesto».

L’ analisi Coldiretti spiega il brusco calo dei consumi delle famiglie nel 2013, e mostra che più di due italiani su tre (68 per cento) hanno ridotto la spesa o rimandato l’acquisto di capi d’abbigliamento e oltre la metà (53 per cento) che ha detto addio a viaggi e vacanze e ai beni tecnologici e molto altro ancora. Una situazione provocata dalla recessione che - sottolinea la Coldiretti - ha fatto scendere i consumi in Italia del 9 per cento negli ultimi 5 anni, tanto da toccare nel 2013 il livello più basso dal 1997. Ad essere tagliate nel 2013 sono state addirittura le spese per l’alimentazione, con una riduzione del 3,9 per cento secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Ismea relativi ai primi nove mesi dell’anno. La situazione economica generale del Paese - precisa la Coldiretti - si riflette sul potere di acquisto delle famiglie e quindi sull’andamento dei consumi. La crisi infatti ha provocato una profonda spending review dei bilanci familiari che ha colpito tutte le voci di spesa come la frequentazione di bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero, dei quali ha fatto a meno ben il 49 per cento. Il 42 per cento degli italiani ha rinunciato alla ristrutturazione della casa, il 40 per cento all’auto o la moto nuova e il 37 per cento agli arredamenti. E sul 2014 - conclude la Coldiretti - pesa il fatto che appena il 14 per cento delle famiglie italiane pensa che la propria situazione economica migliorerà, mentre per il 35 per cento e destinata a peggiorare anche se una maggioranza del 51 per cento ritiene che non cambierà.

Per il Codacons la netta decelerazione «dipende da un crollo dei consumi senza precedenti, che ha riguardato anche beni di prima necessità come gli alimentari». È quanto si legge in una nota dell’associazione di consumatori, che evidenzia, comunque, «come questa inflazione, nonostante sia il livello più basso dal 2009, tradotta in cifre, equivale, in termini di aumento del costo della vita, ad una stangata annua pari a 257 euro per un single, 345 euro per una famiglia di 2 persone, 419 per una famiglia tipo di 3 persone e 462 per una di 4 componenti».

Nel villaggio dei pescatori uccisi “I marò? Non vogliamo vendetta”

Nel villaggio dei pescatori uccisi “I marò? Non vogliamo vendetta”
La strada che porta al cimitero quasi non si vede; stretta, polverosa, corre perpendicolare al porto, tra case che sono blocchi squadrati di cemento, vestiti stesi ad asciugare per terra sulla sabbia e bambini che giocano incuranti delle moto e dei risciò che sfrecciano ad alta velocità. Bambini come Jeen, 12 anni, che, scesi quattro gradini, tra decine di lapidi tutte uguali ne indica una in basso, in ultima fila, proprio a contatto con la terra brulla, marrone. Si china, sposta una collana di fiori gialli un po’ rinsecchiti e, impassibile, senza tradire alcuna emozione nonostante la sua giovane età, dice: «Qui riposa mio papà, aveva solo 48 anni. Da quel giorno per me è cambiato tutto». Quel giorno è impresso con caratteri dorati sulla lapide: 15 febbraio 2012. Sono passati quasi due anni da quando suo padre Valentine Jelestine e il suo collega Ajesh Binki hanno perso la vita sul peschereccio sul quale lavoravano, il St. Anthony. Uccisi da colpi di fucile, intorno alle quattro e mezzo del pomeriggio, mentre tornavano in porto a Kollam dopo sette giorni passati in mare a pescare. Della loro morte, e questa è storia nota, sono stati accusati i due marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre che quel giorno si trovavano sulla petroliera Enrica Lexie in servizio anti-pirateria.

Meno nota, invece, è la storia delle due vittime. Due pescatori, due padri di famiglia, morti ancora senza un motivo. Finiti in un tritacarne mediatico, spariti velocemente dalle cronache per far posto a un braccio di ferro giuridico-diplomatico tra India e Italia. Ma a Kollam nessuno si è dimenticato di Valentine e Ajesh. Non se ne sono dimenticati i loro amici pescatori, né, tantomeno, le loro famiglie. Non se n’è dimenticato di certo Jeen, che prima di lasciare il cimitero passa un dito sulla foto del padre cercando di togliere un leggero strato di polvere. Una foto nella quale Valentine appare elegante, fiero, con una camicia bianca, dei folti baffi e gli occhiali.
La stessa foto che è appesa sui muri sporchi, leggermente scrostati, della casa dove ora, senza più un padre e un marito, vivono Jeen, suo fratello Derrick, di 19 anni, e la madre Dora. Illuminato da una piccola luce rossa a forma di stella, con a fianco fiori e un porta-incenso, Valentine sembra vegliare sulla sua famiglia e su quella che una volta era la sua casa. Questo d’altronde è il ruolo che spetta ai padri di famiglia da queste parti, a maggior ragione se si tratta di pescatori. Sono loro, nella maggior parte dei casi, gli unici a lavorare, a portare a casa i soldi, a cercare di garantire un futuro ai figli. «La morte di Valentine ci ha sconvolto – racconta Dora –. È arrivata del tutto inaspettata, era un giorno qualsiasi, uguale a tanti altri. Ma avevo delle brutte sensazioni quel pomeriggio. Mentre ero in chiesa a pregare ho sentito la necessità di tornare a casa, e una volta arrivata il telefono ha squillato. In quel momento ho capito che qualcosa non andava».

Gli amici di Valentine volevano accertarsi che l’uomo fosse in casa perché poco prima, a circa 20 miglia dalla costa, un incidente, ancora poco chiaro, aveva visto protagonisti una petroliera e un piccolo peschereccio. «Da quel momento è iniziato un incubo – continua Dora –. Un incubo che ci ha cambiato la vita. Senza più lo stipendio di mio marito, l’unica fonte di reddito della famiglia, tutto è diventato più difficile, ed è solo da pochi mesi che lo Stato indiano mi ha trovato un lavoro. Peggio ancora sta la famiglia di Ajesh, con i figli, che si trovano ora in Tamil Nadu, rimasti senza un padre e, da poco, anche senza la madre».
Poi, certo, c’è la compensazione data dal governo italiano alle famiglie di Valentine e Ajesh, «circa 150 mila euro che da queste parti sono tanti soldi», afferma Padre Jacob Rolden, della diocesi di Kollam, che è stato vicino alle famiglie dei pescatori fin dal primo momento. Al porto di Kollam, tra gli amici e i colleghi dei due pescatori uccisi, non tutti sembrano vedere di buon occhio queste compensazioni ma glissano e, tra dubbi sull’andamento del processo e racconti, ripresi anche dal «Times of India», di possibili tentativi da parte di ignoti di cancellare, dal peschereccio St. Anthony, le prove dell’incidente, raccontano della paura che ora hanno ad andare in mare, dei brividi che corrono loro lungo la schiena quando vedono avvicinarsi una petroliera o un mercantile.

Ma non solo. Raccontano anche delle difficoltà e dei problemi che stanno riducendo alla fame i pescatori della zona con «i pescherecci stranieri, soprattutto cinesi, che fanno razzia nei nostri mari, senza alcun controllo da parte del governo, con i mercantili che passano a 20 miglia dalla costa tagliando le reti da pesca e mettendo in pericolo la nostra vita», racconta Thomas, pescatore e amico di Valentine.

Non si percepisce ostilità nei confronti dell’Italia e degli italiani, e questo rende ancora più inspiegabile il crollo del turismo italiano nella regione, anche se i pescatori non negano che per alcuni mesi questa ostilità ci sia stata. Non tanto, o meglio, non solo, per l’incidente in sé, quanto piuttosto per come tutta la vicenda è stata trattata. Un pensiero sintetizzato perfettamente da Derrick, il figlio maggiore di Valentine, conscio dell’importanza della compensazione ricevuta per il futuro suo, di suo fratello e di sua madre: «Non vogliamo vendetta, non proviamo rancore, e anzi siamo vicini alle famiglie dei due soldati italiani che stanno vivendo, anche loro, una situazione difficile e dolorosa, ma in quasi due anni nessuno si è mai interessato alle uniche due vittime di tutta questa storia: mio padre e Ajesh».

Giù il prezzo della casa: -5,3% dal 2012

Giù il prezzo della casa: -5,3% dal 2012
La corsa al ribasso non si ferma. Nel terzo trimestre 2013, sulla base delle stime preliminari, l’indice dei prezzi delle abitazioni registrata una diminuzione dell’1,2% rispetto al trimestre precedente e del 5,3% nei confronti dello stesso periodo del 2012.

La flessione congiunturale, scrive l’Istat nel suo rapporto, è l’ottava consecutiva ed è di ampiezza doppia rispetto a quella rilevata nel secondo trimestre (-1,2% rispetto a -0,6%): questo andamento, spiega l’istituto di statistica, va ascritto in parte a fattori stagionali. La diminuzione dei prezzi su base annua è più contenuta di quella registrato nel trimestre precedente (-5,9%). Al calo nel trimestre, prosegue l’Istat, contribuiscono le diminuzioni dei prezzi sia delle abitazioni esistenti (-1,3%) sia di quelle nuove (-0,5%). In un quadro di marcata diminuzione dei prezzi che tuttora perdura, la riduzione dell’ampiezza della flessione tendenziale si registra sia per i prezzi delle abitazioni esistenti (-6,8%, da -7,6% del secondo e -8,1% del primo trimestre) sia per i prezzi delle abitazioni nuove (-2,0%, da -2,2% del secondo trimestre).

Allarme scuola, a rischio quasi due edifici su tre. Trento provincia più sicura, Roma fuori classifica

Allarme scuola, a rischio quasi due edifici su tre. Trento provincia più sicura, Roma fuori classifica
È sempre più critica la condizione in cui versano le scuole italiane. Edifici trascurati, strutture fatiscenti e la mancanza di garanzie sulla sicurezza mettono, così, a rischio l’incolumità di studenti, docenti e dipendenti. Inquietanti i dati che emergono dal Rapporto ’Ecosistema scuola’ 2013, elaborato da Legambiente. Numeri che, se analizzati a fondo, invitano senza dubbio a intervenire quanto prima.

L’indagine ha monitorato la qualità delle strutture e dei servizi della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado di 94 capoluoghi di provincia. E i risultati ci dicono che sono ancora pochi i casi in cui le scuole risultano sicure e sostenibili. La rosa può essere ristretta a Trento, portabandiera dell’eccellenza, a Prato e Piacenza. Troppe, al contrario, le inadeguatezze da fronteggiare che accomunano il nord e il sud del Paese. Questo nonostante gli investimenti nell’edilizia scolastica siano ripartiti e sembrano essere per la prima volta più consistenti rispetto al recente passato.

Presi in esame, in totale, 5.301 edifici. Di questi circa il 62% è stato costruito prima del 1974, mentre solo il 4,8% è stato costruito tra il 2001 e il 2002. Appena lo 0,6% risulta edificato con criteri di bioedilizia; dodici i comuni che hanno deciso di investire in questo settore. A preoccupare è anche un altro dato: appena il 9% delle scuole, infatti, è stato costruito con criteri antisismici. La verifica di vulnerabilità sismica è stata realizzata solo sul 27% degli edifici. Mentre nei comuni che si trovano in aree a rischio sismico e idrogeologo solo il 21% gli edifici ha compiuto la verifica di tenuta delle strutture. Ma non finisce qui, perché il 37% delle scuole avrebbe bisogno di interventi di manutenzione urgente, il 40% sono ancora oggi prive del certificato di agibilità, il 38% si trova in aree a rischio sismico e il 60% non ha il certificato di prevenzione incendi.

A guidare la classifica regionale è l’Emilia-Romagna, con 4 città tra le prime dieci. Tra le grandi città il primato della qualità va a Torino (tredicesimo posto totale) seguita da Firenze (venticinquesima), in flessione rispetto allo scorso anno, mentre sale in classifica Milano (in 33esima posizione). Anche quest’anno Napoli (37esima) risulta prima tra le grandi città del sud. Preceduta, però, dalle medio-grandi Lecce (27esima) e Benevento (31esima), anche se entrambe in discesa rispetto allo scorso anno. Torna in graduatoria per la prima volta anche L’Aquila, dopo il terremoto del 2009, conquistando la parte nobile della classifica, anche se i suoi dati non sono confrontabili con quelli di altri capoluoghi a causa della collocazione di diverse scuole in strutture ’provvisorie’ che andranno dismesse nei prossimi anni a favore della ricollocazione definitiva. Autentica nota dolente Roma, da diversi anni esclusa dalla graduatoria a causa dell’assenza di dati certi sul proprio patrimonio scolastico visto che la Capitale, ormai da diversi anni, presenta dati incompleti.

Il dossier di Legambiente segnala anche la disparità degli investimenti per la manutenzione straordinaria e ordinaria. Nel 2012 l’investimento medio per la manutenzione straordinaria ad edificio scolastico è stato di 30.345 euro contro i 43.382 del 2011. Al nord, inoltre, la media degli investimenti per la manutenzione straordinaria è quasi tre volte quella del sud, nonostante vi sia una maggiore necessità di interventi nel meridione legata anche alla fragilità del territorio, al rischio idrogeologico, sismico e vulcanico. Regioni come Abruzzo, Sicilia e Lombardia hanno registrato, ad esempio, un calo di investimenti nonostante vi sia un’esigenza di manutenzione straordinaria rispettivamente nel 94%, 57% e 49% degli edifici. Per quanto riguarda la media di investimenti della manutenzione ordinaria, si registra nel 2012 un aumento in tutte le regioni anche se il nord sostiene sempre una media sopra quella nazionale, mentre centro, sud e isole si discostano in negativo dalla media nazionale.

In lieve crescita, invece, i dati sull’accessibilità per persone disabili: oltre l’82% degli edifici ha i requisiti di legge, il 16,4 % ha realizzato interventi per l’eliminazione delle barriere architettoniche. Sul fronte delle certificazioni, rimangano stabili i dati relativi alle porte antipanico (90,2%), agli impianti elettrici a norma (83,4%).

Novità positiva di quest’anno è anche il trend positivo registrato nell’uso delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Dal 2008 al 2013 le scuole che utilizzano fonti di energia rinnovabile sono passate dal 6,3% al 13,5%. L’80% degli edifici ha installato impianti solari fotovoltaici, il 25% ha impianti solari termici, l’1,6% impianti di geotermia e/o pompe di calore e lo 0,4% ha impianti a biomassa. Infine il 9,6% utilizza il mix di fonti rinnovabili. La percentuale media di copertura dei consumi da fonti rinnovabili, negli edifici dove sono presenti, è del 35,6%, con situazioni ideali a Prato, dove la copertura è del 100%. L’Aquila è invece la città dove in tutti gli edifici scolastici, in cui sono stati installati impianti di energia rinnovabile viene utilizzato il mix di fonti. Tra le regioni che spiccano per l’utilizzo delle fonti rinnovabili ci sono Puglia (59,15), Veneto (32,7%), Abruzzo (28, 9%), Sardegna (23,8%) e Emilia-Romagna (23,6%). Anche quest’anno fanalino di coda sono Basilicata e Molise, i cui comuni capoluogo dichiarano di non avere edifici scolastici che utilizzano fonti di energia pulita.

In lieve crescita i dati sul radon, che viene monitorato dal 34,8% delle amministrazioni. Preoccupano invece quelli relativi all’amianto, con una diminuzione dei comuni impegnati nell’effettuare i controlli in questione negli edifici scolastici. Aumentano, invece, i casi certificati di amianto (10,5%) e quelli sospetti (3,1%). Problemi di monitoraggio si riscontrano anche per le fonti d’inquinamento ambientale esterne come elettrodotti, emittenti radio televisive, antenne dei cellulari. L’11,6% degli edifici si trova a meno di un km da fonti di inquinamento acustico, mentre sono il 2,2% quelli che si trovano vicino a emittenti radio televisive. Nel 2012 sono solo 5,19% i comuni che hanno monitorano le scuole situate vicino agli elettrodotti (3,6%), solo il 10,8% delle amministrazioni ha realizzato monitoraggi sulle scuole che si trovano in prossimità di antenne cellulari (14,1%).
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