“Seguire Gesù significa condividere il suo amore misericordioso per ogni essere umano”
“La nostra preghiera non può ridursi ad un'ora, la domenica; è importante avere un rapporto quotidiano con il Signore.”
“Partecipiamo troppo spesso alla globalizzazione dell´indifferenza; cerchiamo invece di vivere una solidarietà globale.”
“Per conoscere il Signore, è importante frequentarlo: ascoltarlo in silenzio davanti al Tabernacolo, accostarsi ai Sacramenti.”
sabato 25 marzo 2017 - S. Ireneo vescovo e mart.
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CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     San Francesco, intercedi per me presso il Padre, affinchè anche io possa avere una mia famiglia     •     Caro San Francesco proteggi i miei cari,soprattutto ti affido i miei figli..grazie     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Buongiorno. volevo sapere se questo articolo può essere da appoggio e le dimensioni, se ha una propria scatola, e se disponibile 20 pz. Bassorilievo sagomato San Francesco ulivo argento € 5,90 (Iva compresa) ISBN/EAN: 1416001900352 Ma     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     CARISSIMO SANTO PROTEGGI E PREGA PER ME E I MIEI CARI. GRAZIE PER IL TUO AMORE SILVIO IENGO     •     Caro San Francesco, ti prego umilmente di aiutare nostro figlio nelle scelte che stà facendo. Stagli vicino con il tuo amore. Fà che guardi al suo futuro con fiducia e superi questi momenti così difficiliConfidiamo in te. Grazie per il tuo immenso amore.     •     Caro San Francesco, ti prego umilmente di intercedere per la nostra famiglia. Aiutaci a intraprendere la via giusta per riportare un poco di serenità nella nostra famiglia. Confidiamo in te. Grazie per il tuo immenso amore.
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Festival Francescano 2014

Festival Francescano 2014
Liberi nella gioia! È questo il messaggio che lancia la sesta edizione di Festival Francescano, la manifestazione organizzata dal Movimento Francescano dell’Emilia-Romagna in programma a Rimini dal 26 al 28 settembre 2014. Il Festival, al quale collaborano il Movimento Francescano Italiano e le istituzioni locali, è oramai affermato come uno dei principali eventi del panorama nazionale, per il suo modo di affrontare e attualizzare i temi legati alla spiritualità.

Di ampio respiro e ricco di sfaccettature il programma sulla riflessione, profondamente francescana, della ”vera e perfetta letizia”, in un contesto generale sempre più caratterizzato dal sentimento di sfiducia e di crisi economica, di valori, di relazioni… Afferma il direttore fra Giordano Ferri: ”La parola stessa, Festival, richiama il concetto di festa, ferie e felicità. A noi di Festival Francescano è sembrata una suggestione da cogliere senza indugi, quella di riflettere sul tema della gioia nell’ultima edizione a Rimini, città della festa per antonomasia”. Continua il presidente fra Alessandro Caspoli: ”Il Festival 2014 sarà l’occasione per farci guidare dal Creatore della gioia e condividere questo atteggiamento di positività con tutte le Sue creature”. Tra gli ospiti, spicca il nome di Luis Antonio Tagle, cardinale considerato da molti il ”Wojtyla delle Filippine” per il suo carisma pastorale (domenica 28, ore 17). Nello stile del Festival, non mancano le voci che arrivano dal mondo dell’arte e della poesia. Ecco allora il nome di Davide Rondoni (sabato 27, ore 9.30), il quale esplorerà le infinite suggestioni evocate dal concetto di letizia. Relatori illustri arrivano anche dal mondo accademico, come il noto filosofo Salvatore Natoli che dialogherà con Vittorio Robiati Bendaud, coordinatore della Fondazione Maimonide (domenica 28, ore 15).

Dopo il successo ottenuto lo scorso anno, tornano i workshop che permettono di approfondire il tema in maniera più intima. I laboratori sono guidati da pedagogisti, giornalisti, scrittori, psicologi, religiosi e... ”cuochi”, come fra Francesco Del Grosso, volto noto di tv 2000 per la sua trasmissione ”Quel che passa il convento”. Del resto alla convivialità, intesa come ”il semplice star bene assieme”, viene dedicata tutta la serata di venerdì 26 con una cena nel suggestivo scenario di Borgo san Giuliano, quartiere di Rimini ricco di fascino (su prenotazione). E per animare le piazze nello stile di Francesco, il sabato sera non potevano mancare i moderni ”giullari”: i buskers! Confermato il tradizionale programma di spiritualità, con l’adorazione eucaristica presso il Monastero delle Clarisse e i religiosi a disposizione per dialogo e confessioni in piazza Tre Martiri. Nell’anno della canonizzazione, saranno esposte le reliquie di Amato Ronconi (1225 - 1292 ca), terziario francescano proveniente dal riminese.

Cogliamo l’invito di Papa Francesco a: ”Prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, fruttificare e festeggiare”, poiché: ”La Chiesa in uscita è una Chiesa con le porte aperte”. ”Molte volte è meglio rallentare il passo, mettere da parte l’ansietà per guardare negli occhi e ascoltare, o rinunciare alle urgenze per accompagnare chi è rimasto al bordo della strada” (EG 24; 46). Con il patrocinio di: Comune e Provincia di Rimini, Regione Emilia-Romagna, Progetto Culturale CEI, Diocesi di Rimini, Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini, Università di Bologna. Con il sostegno di: Landi Renzo, Banca Popolare dell’Emilia Romagna, Cattolica assicurazioni.

È possibile consultare e scaricare il programma completo in questa pagina: http://www.festivalfrancescano.it/

Yara, il presunto killer ha un nome

Yara, il presunto killer ha un nome
Bergamo - Novità sconvolgente nel caso di Yara Gambirasio. È stato fermato il presunto assassino della giovane di Brembate. Lo ha annunciato per primo il ministro dell’Interno Alfano. Si tratta di un uomo di 44 anni originario di Clusone, sposato e con tre figli di 8, 10 e 13 anni: il suo nome è Massimo Giuseppe Bossetti di Mapello. È stato sottoposto a fermo da parte dei carabinieri del Ros che lo hanno prelevato direttamente dalla sua abitazione.

Bossetti è un muratore incensurato: è stato portato nel pomeriggio di lunedì 16 giugno nella caserma dei Carabinieri di Bergamo dove è stato sottoposto ad interrogatorio alla presenza del legale d’ufficio, Silvia Gazzetti. Intorno alle 21.30 di lunedì 16 giugno l’uomo è stato trasferito al carcere di Bergamo: fuori dalla caserma si era nel frattempo formata una piccola folla di persone che ha accolto il piccolo corteo di auto con pesanti insulti all’indirizzo di Bossetti: «Assassino, devi morire». Le forze dell’ordine hanno dovuto tenere a bada le persone, che pochi minuti dopo hanno riservato bel altro trattamento al Pm Letizia Ruggeri e agli inquirenti che hanno seguito il caso, accolti da applausi a scena aperti e incitamenti.

Il primo ad annunciare la notizia il ministro dell’Interno Alfano che ha detto: «Secondo quanto rilevato dal profilo genetico in possesso degli inquirenti è una persona del luogo», ha detto. Lo scorso 10 aprile era arrivata la conferma inequivocabile che gli investigatori avevano il Dna del killer della tredicenne di Brembate Sopra uccisa il 26 novembre 2010. «Le Forze dell’Ordine, d’intesa con la Magistratura, hanno individuato l’assassino di Yara Gambirasio. Secondo quanto rilevato dal profilo generico in possesso degli inquirenti, l’assassino della piccola Yara è una persona del luogo, dunque della Provincia di Bergamo - ecco il testo integrale del messaggio di Alfano -. Nelle prossime ore, saranno forniti maggiori dettagli. Ringraziamo tutti, ognuno nel proprio ruolo, per l’impegno massimo, l’alta professionalità e la passione, investiti nella difficile ricerca di questo efferato assassino che, finalmente, non è più senza volto».

La persona sospettata dell’omicidio di Yara Gambirasio sarebbe un «bergamasco individuato grazie al Dna». «Siamo in una fase delicatissima» si è limitato a dire nel primo pomeriggio il procuratore della Repubblica di Bergamo, Francesco Dettori. E ha aggiunto: «Sono ancora in corso verifiche, ma si può dire che questo è un riconoscimento al lavoro sistematico dell’Arma dei carabinieri e della polizia che non hanno mai mollato. La dottoressa Letizia Ruggeri ha lavorato con estrema professionalità smentendo certa stampa che l’ha attaccata in modo duro».

La persona fermata dovrebbe quindi essere il figlio illegittimo di Giuseppe Guerinoni, l’uomo che, secondo gli inquirenti, sarebbe il padre biologico dell’assassino di Yara. A dare la notizia alla famiglia Gambirasio è stata la stessa Letizia Ruggeri che, nel pomeriggio di lunedì 16 giugno, ha chiamato al telefono mamma Maura e papà Fulvio per informarli.

Tratto da: L’Eco di Bergamo

Papa: ”L’amore vero non ha limiti”

Papa: ”L’amore vero non ha limiti”
Papa Francesco ha voluto annunciare oggi che “accogliendo l’invito dei Vescovi e delle autorità civili albanesi”, si recherà a Tirana nella giornata di domenica 21 settembre prossimo. “Con questo breve viaggio - ha spiegato - desidero confermare nella fede la Chiesa in Albania e testimoniare il mio incoraggiamento ad un Paese che ha sofferto a lungo in conseguenza delle ideologie del passato”.

CRISTIANI CHE SI ODIANO E’ UNA CONTRADDIZIONE - “E’ una contraddizione pensare a cristiani che si odiano, questo non è possibile”. Papa Francesco ha voluto ricordarlo nel breve discorso che ha preceduto l’Angelus di oggi. “Tutti - ha spiegato - siamo chiamati a testimoniare ed annunciare il messaggio che ‘Dio è amore’, che Dio non è lontano o insensibile alle nostre vicende umane”. Dio, ha assicurato, “ci è vicino, è sempre al nostro fianco, cammina con noi per condividere le nostre gioie e i nostri dolori, le nostre speranze e le nostre fatiche. Ci ama a tal punto che si è fatto carne, è venuto nel mondo non per giudicarlo ma perché il mondo si salvi per mezzo di Gesù”.

L’AMORE VERO E’ SENZA LIMITI, MA SA LIMITARSI - “L’amore vero è senza limiti, ma sa limitarsi, per andare incontro all’altro, per rispettare la libertà dell’altro”. Lo ha affermato Papa Francesco commentando l’odierna solennità della Santissima Trinità, modello “di comunione profonda e di amore perfetto, origine e meta di tutto l’universo e di ogni creatura”. “Una persona che ama gli altri per la gioia stessa di amare - ha osservato il Pontefice - è riflesso della Trinità. Una famiglia in cui ci si ama e ci si aiuta gli uni gli altri è un riflesso della Trinità. Una parrocchia in cui ci si vuole bene e si condividono i beni spirituali e materiali è un riflesso della Trinità”.

“Nella Trinità - infatti - riconosciamo anche il modello della Chiesa, nella quale siamo chiamati ad amarci come Gesù ci ha amato. E’ l’amore il segno concreto che manifesta la fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. E’ l’amore il distintivo del cristiano, come ci ha detto Gesù: ‘Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri’”. “Lo Spirito Santo, dono di Gesù Risorto, ci comunica - ha spiegato il Pontefice - la vita divina e così ci fa entrare nel dinamismo della Trinità, che è un dinamismo di amore, di comunione, di servizio reciproco, di condivisione”. “La Vergine Maria, creatura perfetta della Trinità, ci aiuti - ha poi concluso Francesco - a fare di tutta la nostra vita, nei piccoli gesti e nelle scelte più importanti, un inno di lode a Dio Amore”.

PACE IN IRAQ - Papa Francesco auspica “per tutta la popolazione irachena la sicurezza e la pace ed un futuro di riconciliazione e di giustizia dove tutti gli iracheni, qualunque sia la loro appartenenza religiosa, possano costruire insieme la loro patria, facendone un modello di convivenza”. “Sto seguendo con viva preoccupazione - ha detto ai 100 mila fedeli presenti in piazza San Pietro per l’Angelus - gli avvenimenti di questi ultimi giorni in Iraq”. “Invito tutti voi ad unirvi alla mia preghiera per la cara nazione irachena, soprattutto per le vittime e per chi soffre maggiormente le conseguenze dell’accrescersi della violenza, in particolare per le molte persone, tra cui tanti cristiani, che hanno dovuto lasciare la propria casa”.

UN PENSIERO ALLE BADANTI - “Un pensiero speciale” è stato rivolto oggi da Papa Francesco all’Angelus “alle collaboratrici domestiche e badanti, che provengono da tante parti del mondo e svolgono un servizio prezioso nelle famiglie, specialmente a sostegno degli anziani e delle persone non autosufficienti”. “Tante volte - ha denunciato - noi non valorizzaiamo con giustizia il grande e bel lavoro che fanno loro nelle famiglie”.

ALLA COMUNITA’ DI SANT’EGIDIO - “Il mondo soffoca senza dialogo”. Lo ha affermato Papa Francesco parlando ai membri della Comunità di Sant’Egidio. Nel mondo di oggi, ha spiegato, “occorre più preghiera e piu’ dialogo”. “Questo - ha scandito - e’ necessario”. Ma per Francesco “il dialogo è possibile soltanto a partire dalla propria identita’”. “Io - ha ammonito il Papa - non posso fare finta di avere un’altra identita’ per dialogare”. “No - ha chiarito - non si puo’ dialogare cosi’. Io sono con questa identità, ma dialogo, perche’ sono persona, perché sono uomo, sono donna e l’uomo e la donna hanno questa possibilità di dialogare senza negoziare la propria identità”. “Il mondo - ha ripetuto infine - soffoca senza dialogo: per questo anche voi date il vostro contributo per promuovere l’amicizia tra le religioni”.

Il Papa si è poi rivolto alla Comunità: “In alcuni Paesi che soffrono per la guerra, voi cercate di tenere viva la speranza della pace”. “Lavorare per la pace - ha detto - non dà risultati rapidi, ma è un’opera da artigiani pazienti, che cercano quel che unisce e mettono da parte quel che divide, come diceva san Giovanni XXIII”. “Da qui, da Santa Maria in Trastevere - ha continuato - rivolgo il mio saluto a quanti partecipano alla vostra comunita’ in altri Paesi del mondo”. “Incoraggio anche loro - ha aggiunto Bergoglio - ad essere amici di Dio, dei poveri e della pace: chi vive cosi’ troverà benedizione nella vita e sara’ benedizione per gli altri”.

Tratto da QN

Sindone, le date dell’Ostensione: dal 19 aprile al 24 giugno 2015

Sindone, le date dell’Ostensione: dal 19 aprile al 24 giugno 2015
Durerà 67 giorni, più del solito, la prossima Ostensione della Sindone del 2015. Il Telo sarà esposto dal domenica 19 aprile a mercoledì 24 giugno, festa di san Giovanni Battista patrono di Torino e onomastico di don Bosco. Le date, indicate dal Custode pontificio, mons. Cesare Nosiglia, sono state comunicate oggi da don Roberto Gottardo, responsabile della Commissione diocesana per la Sindone, durante la prima riunione del Comitato organizzatore dell’Ostensione 2015 e sono state approvate dal consiglio.

l prolungamento delle date, spiegano gli organizzatori, consentirà di avere a disposizione un arco temporale più ampio, sia per la visita del Papa, sia per il pellegrinaggio alla Sindone dei giovani che parteciperanno alle celebrazioni per il Giubileo salesiano. Papa Francesco ha assicurato la sua presenza a Torino per venerare la Sindone e onorare la memoria di don Bosco nel bicentenario della nascita; ma non sono ancora state indicate date precise per la sua visita.

Il Comitato è presieduto dal vicesindaco Elide Tisi ed è composto da Diocesi, Comune, Provincia, Regione, Fondazioni bancarie, Salesiani e Ministero dei Beni Culturali.

tratto da: http://www.repubblica.it/

Il Papa: la Chiesa chiamata ad affrontare ”le nuove sfide della famiglia”

Il Papa: la Chiesa chiamata ad affrontare ”le nuove sfide della famiglia”
Preghiere per le ”nuove urgenze pastorali per la famiglia”. E’ quanto chiede papa Francesco nella lettera che oggi ha inviato alle famiglie di tutto il mondo in vista del Sinodo mondiale dei vescovi che il prossimo ottobre avrà come tema centrale la ”cura” e ”le attenzioni” per la famiglia che la Chiesa è chiamata ad affrontare nel mondo contemporaneo. Appuntamento che il tema del Sinodo sintetizza col titolo ”Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione” e che la Santa Sede ha voluto preparare facendo svolgere un sondaggio tra le diocesi per sentire le opinioni dei cattolici su tematiche delicate come la difesa della famiglia tradizionale, la promozione del nucleo familiare basato sull’unione di un uomo e di una donna, ma anche sulle nuove forme di convivenza come le unioni di fatto, le unioni omosessuali, e l’ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati. Il sondaggio è già al vaglio delle autorità vaticane, ma alcune conferenze episcopali, come quelle tedesca, svizzera, belga hanno già pubblicato i risultati, dai quali emerge un quadro a dir poco rivoluzionario, specialmente in tema di coppie di fatto, unioni omosessuali e divorziati risposati. Da qui - è presumibile - l’appello del Papa nella lettera alle famiglie per chiedere il conforto della preghiera per le ”nuove sfide pastorali della famiglia” a cui la Chiesa sta per essere chiamata.

”La Chiesa - scrive Francesco - annuncia il Vangelo affrontando anche le nuove urgenze pastorali che riguardano la famiglia’’. E il prossimo Sinodo è un ’’importante appuntamento’’ che ’’coinvolge tutto il Popolo di Dio’’ dai vescovi ai sacerdoti, ai consacrati, ai laici delle Chiese particolari del mondo intero, ’’che partecipano attivamente alla sua preparazione con suggerimenti concreti e con l’apporto indispensabile della preghiera’’. ’’Il sostegno della preghiera è quanto mai necessario e significativo specialmente da parte vostra, care famiglie’’, continua il Papa, secondo il quale la preghiera delle famiglie per il Sinodo è ’’un tesoro prezioso che arricchirà la Chiesa’’. ’’Questa Assemblea sinodale - per papa Bergoglio - è dedicata in modo speciale a voi, alla vostra vocazione e missione nella Chiesa e nella società, ai problemi del matrimonio, della vita familiare, dell’educazione dei figli, e al ruolo delle famiglie nella missione della Chiesa. Pertanto vi chiedo di pregare intensamente lo Spirito Santo, affinché illumini i Padri sinodali e li guidi nel loro impegnativo compito’’. Papa Francesco ricorda che l’Assemblea sinodale straordinaria sarà seguita un anno dopo da quella ordinaria, che porterà avanti lo stesso tema della famiglia. E, in tale contesto, nel settembre 2015 si terrà anche l’Incontro Mondiale delle Famiglie a Philadelphia. ’’Preghiamo dunque tutti insieme - continua - perché, attraverso questi eventi, la Chiesa compia un vero cammino di discernimento e adotti i mezzi pastorali adeguati per aiutare le famiglie ad affrontare le sfide attuali con la luce e la forza che vengono dal Vangelo’’.

’’Nel vostro cammino familiare - aggiunge papa Francesco - voi condividete tanti momenti belli: i pasti, il riposo, il lavoro in casa, il divertimento, la preghiera, i viaggi e i pellegrinaggi, le azioni di solidarietà... Tuttavia, se manca l’amore manca la gioia, e l’amore autentico ce lo dona Gesù: ci offre la sua Parola, che illumina la nostra strada; ci dà il Pane di vita, che sostiene la fatica quotidiana del nostro cammino. Care famiglie, la vostra preghiera per il Sinodo dei Vescovi sarà un tesoro prezioso che arricchirà la Chiesa. Vi ringrazio, e vi chiedo di pregare anche per me, perché possa servire il Popolo di Dio nella verità e nella carità’’.

”Mai come in questi mesi la famiglia è nella mente e nel cuore della Chiesa”, e papa Francesco, con la sua Lettera alle ”Care famiglie” del mondo, ”vuole coinvolgerle nel cammino sinodale”, commenta l’arcivescovo Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, presentando la lettera del Pontefice. La preghiera, osserva monsignor Paglia, ”è il primo modo di partecipare a un cammino comune”. ”Le famiglie - è questo l’intento di Papa Francesco, secondo Paglia - non sono semplicemente l’oggetto di un’attenzione. Esse sono anche il soggetto di questo pellegrinaggio, visto che della Chiesa sono la parte preponderante, e segnate dal Sacramento del Matrimonio”. Per il capo dicastero vaticano della famiglia, il Papa ”guarda le famiglie con la gratitudine di chi scorge l’opera che Dio stesso compie attraverso l’amore dell’uomo e della donna, dei padri e delle madri, dei figli e delle figlie, dei fratelli e delle sorelle, dei nonni e dei nipoti”. Secondo Paglia, ”non si può dimenticare che l’irradiazione del primo cristianesimo è avvenuta attraverso la rete delle famiglie. E’ una grande lezione anche per questo nostro tempo che invoca una nuova stagione missionaria della predicazione evangelica”.

tratto da: http://www.repubblica.it/

”Ora vi spiego perché ci si deve confessare”

”Ora vi spiego perché ci si deve confessare”
”Eh padre, io mi vergogno”. Papa Francesco - all’Udienza Generale di oggi - rivela quale sia l’atteggiamento di molti dei fedeli che nel suo lungo ministero sacerdotale ha potuto confessare. ”Anche la vergogna - spiega ai circa 30 mila fedeli presenti in piazza San Pietro - è buona. E’ salutare avere un po’ di vergogna, perché vergognarsi è salutare”. In merito, nella sua catechesi Francesco ricorda: ”quando una persona non ha vergogna nel mio paese diciamo che è un sin vergenza, un senza vergogna, ma la vergogna fa bene perché ci fa più umili”.

”Vorrei domandarvi, - ha detto il Papa alla folla dell’udienza generale - ma non dirlo a voce alta, ognuno risponde nel suo cuore, ’quando è stata l’ultima volta che ti sei confessato? Due giorni? Due settimane? Due anni? Venti anni? Quaranta anni? Ognuno faccia il conto - ha esortato papa Francesco -. Ognuno si dica, quando è stata l’ultima volta che mi sono confessato, e se è passato tanto tempo, non perdere un giorno”.

Nel confessionale ”Gesù è più buono dei preti: ti riceve con tanto amore - ha detto il pontefice -. Sii coraggioso e avanti con la confessione” è stato l’invito dell’odierna catechesi. ”La riconciliazione - ha spiegato Francesco - è sacramento di guarigione. Quando io vado a confessarmi è per guarire l’anima o il cuore, di qualcosa che ho fatto che non sta bene. Il sacerdote riceve con amore e tenerezza questa confessione, e in nome di Dio perdona”.

”Ricordiamo - ha continuato il Pontefice - la bella parabola del figlio che se ne andata da casa sua con l’eredità e ha sprecato tutti soldi, poi quando non aveva più niente si è deciso a tornare a casa come servo. Tanta colpa e tanta vergogna aveva nel suo cuore, ma, sorpresa, quando inizia a parlare il padre lo abbraccia e fa festa. Io vi dico: ogni volta che ci confessiamo, Dio ci abbraccia, e fa festa, andiamo avanti su questa strada”.

”Uno può dire: ’io mi confesso soltanto con Dio’. Sì, puoi dire: ’Dio perdonami’ e dire i tuoi peccati, ma i nostri peccati sono anche contro i fratelli, contro la Chiesa, e per questo è necessario chiedere perdono alla Chiesa e ai fratelli nella persona del sacerdote”, ha scandito Francesco, che ha poi ricordato: ”All’inizio la confessione si faceva pubblicamente, si è passati poi dalla forma pubblica a quella personale, risevata”.

”Spesso - ha quindi concluso il Papa - quando andiamo a confessarci abbiamo un peso nell’anima, un po’ di tristezza. Ma poi quando sentiamo il perdono di Gesù siamo in pace, con quella pace dell’alma tanto bella che soltanto Gesù può dare”. ”Anche dal punto di vista umano - ha aggiunto il Santo Padre - per sfogarsi è buono parlare col fratello e dire al sacerdote queste cose che sono tanto pesanti nel mio cuore, e Dio sente che ci si sfoga davanti alla Chiesa. Non bisogna avere paura della confessione, uno quando è nella coda per confessarsi sente tutte queste cose, questa pesantezza, anche la vergogna, ma quando ha finito esce bello bianco perdonato, felice, e questo è il bello della confessione”.

VERTICE CEI - Al termine dell’udienza generale Papa Francesco ha salutato e abbracciato il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco. Francesco e Bagnasco hanno scambiato alcune parole e poi si sono entrambi congedati con un grande sorriso. In precedenza nella residenza di Santa Marta papa Bergoglio aveva incontrato 19 detenuti delle carceri di Pisa e Pianosa. L’incontro, non programmato, si è protratto per oltre tre quarti d’ora, nel corso dei quali Francesco ha salutato e benedetto uno a uno i detenuti, dai presenti il momento e’ stato definito ”bellissimo” e ”commovente”.

APPELLO PRO UCRAINA - Durante la mattinata Papa Francesco ha anche rivolto il suo pensiero all’Ucraina insanguinata. ”Con l’animo preoccupato seguo quanto in questi giorni sta accadendo a Kiev. Assicuro la mia vicinanza al popolo ucraino e prego per le vittime delle violenze, per i loro familiari e per i feriti. Invito tutte le parti a cessare ogni azione violenta e a cercare la concordia e la pace del Paese”, ha chiesto il Pontefice.

Tratto da http://qn.quotidiano.net/

Papa Francesco contro l’usura: «Piaga sociale che ferisce la dignità»

Papa Francesco contro l’usura:  «Piaga sociale che ferisce la dignità»
«Quando una famiglia non ha da mangiare perché deve pagare il mutuo agli usurai, no, quello non è cristiano, non è umano». Lo ha detto il Papa in udienza generale, salutando la associazione antiusura, sollecitando l’«impegno delle istituzioni». Il pontefice ha anche definito l’usura come «una drammatica piaga sociale che ferisce la dignità inviolabile della persona umana».

Poi un passaggio dedicato al lavoro: «Il lavoro, che è sorgente di dignità, sia preoccupazione centrale di tutti. Che non manchi il lavoro!», ha detto salutando le famiglie degli operai della Shellbox di Castelfiorentino, con il Cardinale Giuseppe Betori.

Ma l’udienza di Papa Francesco è stata dedicata alla cresima. Il Papa ha spiegato la «confermazione» fa parte della cosiddetta «iniziazione cristiana» - battesimo, cresima e eucaristia - e che «in origine questi tre sacramenti si celebravano in unico momento al termine del cammino catecumenale, così veniva suggellato il percorso di formazione e di graduale inserimento, che poteva durare alcuni anni e faceva passo passo». Papa Bergoglio ha quindi raccomandato che tutti bimbi e ragazzi siano cresimati, per riceve «la forza dello Spirito», che abbiamo «una buona preparazione, per condurli verso la fede in Cristo e risvegliare in loro la fede». «Abbiate cura che i vostri ragazzi abbiano tutti i sacramenti, non solo il battesimo, anche la Cresima», ha detto. Diversamente, è il monito di Bergoglio, «restano a metà cammino».

«Il Signore ci aiuti - ha concluso - a vivere da veri cristiani, a camminare sempre con gioia secondo lo Spirito che ci è stato donato». Nel frattempo è cominciato a piovere, così ha concluso con una battuta: «In questi ultimi mercoledì - ha detto - ci benedicono dal cielo, ma siete coraggiosi, avanti».

Nasce Fiat Chrysler Automobiles doppia quotazione a New York e Milano

Nasce Fiat Chrysler Automobiles doppia quotazione a New York e Milano
Fiat Chrysler Automobiles. Questo il nome del settimo gruppo automobilistico mondiale nato dall’unione fra il Lingotto in Italia e Auburn Hills negli Stati Uniti. Lo ha deciso il consiglio di amministrazione del gruppo presieduto da Jonh Elkann e guidato dall’amministratore delegato Sergio Marchionne. Fca (questo il nuovo acronimo del gruppo) avrà come previsto sede legale in Olanda e sede fiscale in Gran Bretagna, mentre le azioni verranno quotate a New York e Milano. «Speriamo di arrivare alla quotazione a New York entro il primo ottobre, stiamo lavorando», ha detto Marchionne.

Riguardo alla sede fiscale una nota del Lingotto precisa che «la scelta non avrà effetti sull’imposizione fiscale cui continueranno ad essere soggette le società del gruppo nei vari Paesi in cui svolgeranno le loro attività».

La proposta approvata dal consiglio di Fiat prevede che gli azionisti di Fiat ricevano un’azione Fca (Fiat Chrysler Automobiles) di nuova emissione per ogni azione Fiat posseduta e che le azioni ordinarie di Fca siano quotate al New York Stock Exchange (Nyse) con un’ulteriore quotazione sul mercato telematico azionario (Mta) di Milano. Il completamento dell’operazione sarà soggetto a un numero limitato di condizioni, tra cui l’ottenimento della quotazione al Nyse e quella che l’esborso massimo derivante dall’esercizio da parte degli azionisti di Fiat dal diritto di recesso, nonché da eventuali esercizi dei diritti di opposizione dei creditori, non ecceda 500 milioni di euro. La quotazione sull’Mta di Milano avverrà dopo l’inizio della quotazione al Nyse. «La nascita di Fiat Chrysler Automobiles segna l’inizio di un nuovo capitolo della nostra storia - ha commentato Elkann - Il viaggio che è iniziato più di dieci anni fa con la ricerca di soluzioni che assicurassero a Fiat il proprio posto in un mercato sempre più complesso è culminato nell’unione di due organizzazioni, ognuna con una grande storia nel panorama automobilistico, ma con caratteristiche e punti di forza geografici differenti e complementari. Fca ci permette di affrontare il futuro con rinnovata motivazione ed energia»

Decisamente soddisfatto Marchionne. «Oggi è una delle giornate più importanti della mia carriera in Fiat e Chrysler - ha detto - Possiamo dire di essere riusciti a creare basi solide per un costruttore di auto globale con un bagaglio di esperienze e di competenze allo stesso livello della migliore concorrenza». E ancora: «Cinque anni fa abbiamo iniziato a coltivare un sogno di cooperazione industriale a livello mondiale, ma anche un grande sogno di integrazione culturale a tutti i livelli. Abbiamo lavorato caparbiamente e senza sosta a questo progetto per trasformare le differenze in punti di forza e per abbattere gli steccati nazionalistici e culturali. Ora possiamo dire di essere riusciti a creare basi solide per un costruttore di auto globale con un bagaglio di esperienze e di competenze allo stesso livello della migliore concorrenza. L’adozione di una struttura di governance internazionale e le previste quotazioni, che miglioreranno l’accesso del gruppo ai mercati globali con evidenti vantaggi finanziari, completeranno questo progetto.

Particolare importante: tutte le attività che confluiranno in Fiat Chrysler Automobiles, ha annunciato il Lingotto, «proseguiranno la propria missione, compresi naturalmente gli impianti produttivi in Italia e nel resto del mondo, e non ci sarà nessun impatto sui livelli occupazionali». Fca ha spiegato che le scelte societarie fatte oggi, in particolare quella sulla sede legale, nascono da necessità e opportunità derivanti dal fatto che, con l’unione di Fiat e di Chrysler, si viene a creare un grande gruppo automobilistico internazionale presente in tutto il mondo. «L’attuale organizzazione in quattro regioni operative - è stato spiegato - continuerà a essere l’asse portante della nuova società».

Reliquia di Giovanni Paolo II rubata, non si esclude satanismo

Reliquia di Giovanni Paolo II rubata, non si esclude satanismo
Intense ricerche sono in corso nella zona intorno alla piccola chiesa di San Pietro della Ienca (L’Aquila), sotto il Gran Sasso, alla ricerca della reliquia con il sangue di papa Giovanni Paolo II, rubata due notti fa insieme a una croce. I carabinieri stanno setacciando l’area, perché le indagini avrebbero evidenziato la possibilità che i ladri si siano disfatti dell’oggetto sacro.

Secondo il comitato di volontariato Osservatorio Antiplagio, il furto anche se eseguito su commissione - come ha affermato il presidente dell’associazione San Pietro della Ienca - non deve far escludere la pista satanica. Il giorno del furto, infatti, coincide nel calendario satanico con l’inizio del dominio del demone Volac, evocato dal 25 al 29 gennaio, periodo nel quale rientrano anche il ricordo sacrilego e il risvolto satanico dell’olocausto nazista nella Giornata della Memoria, per preparare il capodanno di Satana che si celebra il primo febbraio.

La zona montana dove si trova il piccolo santuario era molto cara al papa polacco, beatificato nel 2011, che era solito raggiungere spesso il Gran Sasso per passeggiare, stare in meditazione e anche sciare.

Papa Francesco prega per il bimbo bruciato in Calabria: «Chi ha ucciso Cocò si penta»

Papa Francesco prega per il bimbo bruciato in Calabria: «Chi ha ucciso Cocò si penta»
La missione di Gesù parte dai villaggi della Galilea, «la sua missione non parte da Gerusalemme, cioè dal centro religioso, sociale e politico, ma da una zona periferica, disprezzata dai giudei più osservanti, a motivo della presenza in quella regione di diverse popolazioni; per questo il profeta Isaia la indica come ’Galilea delle gentì». Lo ricorda Papa Francesco, dalla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per la recita dell’Angelus con i pellegrini e i fedeli convenuti in Piazza San Pietro.

La Galilea «è una terra di frontiera, una zona di transito dove si incontrano persone diverse per razza, cultura e religione. La Galilea diventa così il luogo simbolico per l’apertura del Vangelo a tutti i popoli. Da questo punto di vista, la Galilea assomiglia al mondo di oggi: compresenza di diverse culture, necessità di confronto e di incontro. Anche noi siamo immersi ogni giorno in una ’Galilea delle genti’, e in questo tipo di contesto possiamo spaventarci e cedere alla tentazione di costruire recinti per essere più sicuri, più protetti. Ma Gesù ci insegna che la Buona Novella non è riservata a una parte dell’umanità, è da comunicare a tutti. È un lieto annuncio destinato a quanti lo aspettano, ma anche a quanti forse non attendono più nulla e non hanno nemmeno la forza di cercare e di chiedere».

Il pontefice ricorda come Gesù abbia cominciato «la sua missione non solo da un luogo decentrato, ma anche da uomini che si direbbero ’di basso profilò. Per scegliere i suoi primi discepoli e futuri apostoli, non si rivolge alle scuole degli scribi e dei dottori della Legge, ma alle persone umili e semplici, che si preparano con impegno alla venuta del Regno di Dio. Gesù va a chiamarli là dove lavorano, sulla riva del lago: sono pescatori. Li chiama, ed essi lo seguono, subito. Lasciano le reti e vanno con Lui: la loro vita diventerà un’avventura straordinaria e affascinante. Cari amici e amiche, il Signore chiama anche oggi! Passa per le strade della nostra vita quotidiana; ci chiama ad andare con Lui, a lavorare con Lui per il Regno di Dio, nelle ’Galileè dei nostri tempi. Il Signore non delude mai. Lasciamoci raggiungere dal suo sguardo, dalla sua voce, e seguiamolo! ’Perchè la gioia del Vangelo giunga sino ai confini della terra e nessuna periferia sia priva della sua lucè».

Il messaggio all’Ucraina. «Sono vicino con la preghiera all’Ucraina, in particolare a quanti hanno perso la vita in questi giorni e alle loro famiglie. Auspico che si sviluppi un dialogo costruttivo tra le istituzioni e la società civile e, evitando ogni ricorso ad azioni violente, prevalgano nel cuore di ciascuno lo spirito di pace e la ricerca del bene comune».

Una preghiera per il piccolo Cocò. Papa Francesco, dopo la recita dell’Angelus, ricorda Cocò Campolongo, il piccolo di tre anni ucciso e bruciato domenica mattina a Cassano Ionio, nel Cosentino, insieme al nonno e a una donna di ventisette anni. «Oggi in questa piazza ci sono tanti bambini - dice il pontefice tra gli applausi della folla - e io voglio ricordare Cocò Campolongo, a tre anni bruciato in macchina e ucciso». «Questo accadimento su un bimbo così piccolo sembra non avere precedenti nella storia della criminalità. Cocò è di sicuro con Gesù in cielo. Per queste persone» che si sono macchiate di questo terribile crimine, il Papa auspica «che si pentiscano - afferma commettendo un errore grammaticale - e si convertano».

Il Papa libera le colombe con i ragazzi dell’Azione cattolica. «Oggi non sono solo, ma in compagnia di questi due che sono venuti a trovarmi. Sono proprio bravi questi due». Con la consueta allegria Papa Francesco, al termine dell’Angelus, accoglie alla finestra dello studio nel Palazzo Apostolico Vaticano un bambino e una bambina appartenenti a due diverse parrocchie romane, invitati nell’appartamento pontificio. I piccoli leggono un messaggio a nome dell’ACR di Roma e, aiutati dal Papa che detta i ’tempi’, liberano dalla finestra due colombe, simbolo di pace. I ragazzi dell’Azione Cattolica hanno concluso con la ’Carovana della Pace’ il mese di gennaio da loro tradizionalmente dedicato al tema della pace.

Si sono commossi i genitori del piccolo Cocò Campolongo dopo aver ascoltato le parole di Papa Francesco. A raccontare la commozione dei genitori è stato il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli. I genitori del bimbo, Antonia Iannicelli e Nicola Campolongo, si trovano detenuti nel carcere di Castrovillari. La sorella di Antonia Iannicelli, Simona, è stata invece trasferita nei giorni scorsi in una casa protetta con le due sorelle ed i cugini di Cocò. «Siamo grati al Santo Padre - ha detto Simona Iannicelli - per quello che ha detto e per le preghiere per il nostro piccolo angelo Cocò». Corbelli, dopo le parole del Papa, ha contattato telefonicamente Simona Iannicelli. «Le toccanti parole di Papa Francesco - ha detto - hanno emozionato e commosso i giovanissimi genitori e gli zii, Simona e Giuseppe Iannicelli e Roberto Pavone, del piccolo Cocò». Domani Corbelli si recherà in carcere a Castrovillari dove incontrerà i genitori del bambino ucciso. «La mamma e il papà del piccolo Cocò - ha concluso Corbelli - ringrazieranno il Santo Padre con una lettera che recapiterò io stesso in Vaticano».
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